Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha effettuato una visita a Niscemi per supportare le famiglie colpite da una frana. Questo spostamento ha coinciso con un inasprimento delle tensioni interne a Forza Italia, legate alla gestione del partito e a possibili cambiamenti nella giunta regionale.
Tensioni interne a Forza Italia
La visita inaspettata di Renato Schifani a Niscemi, per offrire sostegno alle famiglie sfollate a seguito di una frana, ha fatto emergere con forza le divisioni all'interno di Forza Italia. Inizialmente, il presidente della Regione era atteso a Roma per incontri cruciali. Questi incontri erano finalizzati a definire gli equilibri interni al partito e le strategie politiche per il termine della legislatura regionale.
L'incontro previsto con Antonio Tajani, tuttavia, non si è concretizzato. Fonti romane indicano che la causa del mancato appuntamento sia il dissenso espresso da Schifani riguardo alla nomina di un commissario a Palermo. Questa figura dovrebbe gestire il partito in sostituzione di Marcello Caruso, considerato un fedelissimo del presidente.
Schifani avrebbe dato il suo consenso solo per una staffetta tra Caruso e Nino Minardo. Tuttavia, nella serata precedente, Marco Falcone ha espresso un parere negativo su Minardo. Questo ha riaperto il dibattito e rimesso tutto in discussione. La situazione si è ulteriormente complicata con la proposta di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e figura di spicco dell'area critica nei confronti di Schifani. Mulè avrebbe suggerito ad Antonio Tajani di considerare Falcone per la guida del partito.
Il rimpasto di giunta e le dinamiche politiche
La questione della nuova giunta regionale è un altro punto nevralgico. Schifani sta esercitando pressione su Fratelli d'Italia affinché le decisioni sui nuovi assessori vengano prese entro lunedì sera. L'obiettivo è formalizzare le nomine entro giovedì. Questo processo si presenta complesso, soprattutto per la posizione di Elvira Amata, rinviata a giudizio per corruzione.
I sostenitori di Giorgia Meloni, per risolvere la questione e ottenere le dimissioni di Amata, chiedono che anche Luca Sammartino, esponente della Lega e anch'egli sotto processo per corruzione, venga escluso dalla giunta. Questo scenario apre ulteriori complicazioni.
Anche all'interno di Forza Italia, il tema del rimpasto sta generando malumori. La sensazione prevalente è che Schifani non intenda assegnare nuovi incarichi a deputati emergenti. Questo alimenta ulteriormente lo scontro interno al partito.
Secondo indiscrezioni, i due posti attualmente vacanti nella giunta regionale – Lavoro ed Enti Locali – dovrebbero essere assegnati a una donna dell'Mpa, con Valeria Caci di Gela indicata come favorita. L'altro posto dovrebbe andare a un esponente democristiano, ma in questo caso la scelta è più incerta, con almeno cinque nomi in lizza.
Dialogo e distanze
Dopo aver lasciato Roma per recarsi a Niscemi, Schifani ha ribadito la sua volontà di proseguire il dialogo con Tajani. «Bisogna fare squadra e io e lui l’abbiamo sempre fatta», ha dichiarato. Ha anche lasciato trasparire un certo gelo nei rapporti con Mulè. Riguardo ai suoi rapporti con Giorgio Mulè, Schifani ha commentato: «Si è candidato in Sicilia e abbiamo fatto campagna elettorale assieme. Un rapporto sempre cordiale, fin da quando era direttore di 'Panorama'. Un rapporto normale».
Queste dichiarazioni suggeriscono una cautela nel commentare il ruolo attuale di Mulè in Forza Italia e la possibilità di un dialogo costruttivo. La situazione politica rimane fluida e complessa, con diverse correnti che cercano di affermare la propria influenza.