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Omicidio missionarie: indagini ferme in Burundi

A due anni di distanza dal tragico assassinio di tre missionarie in Burundi, il caso giudiziario appare ancora lontano da una risoluzione. Le indagini ufficiali hanno raggiunto un punto morto, sollevando interrogativi sulla reale considerazione della vita delle religiose da parte delle autorità locali e sull'efficacia degli interventi italiani.

Dopo l'arresto di un sospettato, la cui confessione fu accolta con scetticismo dalla popolazione locale, non sono emersi sviluppi concreti. La figura di Bob Rugurika, direttore di una radio libera, emerse nel gennaio 2015 con l'ipotesi di un coinvolgimento di Adolphe Nshimirimana, ex capo dei servizi di sicurezza burundesi, legato a traffici che le religiose avrebbero potuto scoprire. La Procura di Parma, che aveva aperto un'inchiesta, ha successivamente archiviato il fascicolo.

Le vittime e il contesto dell'eccidio

Il 7 settembre 2014, nella casa delle Missionarie di Maria a Bujumbura, furono trovate senza vita Lucia Pulici, 73 anni, e Olga Raschietti, 80 anni. A scoprire l'orrore fu la terza consorella, Bernadetta Boggian, 79 anni. Tornata a casa dopo aver accompagnato le salme all'ospedale, fu trovata decapitata nel sonno. Una quarta suora si salvò perché barricata nella sua stanza.

Le prime ipotesi parlarono di violenze sessuali, ma gli esami autoptici smentirono questa pista. Le indagini non hanno mai chiarito il movente dietro questa escalation di violenza. La comunità missionaria di Bujumbura è stata chiusa e la casa, secondo le usanze locali, è considerata inabitabile dopo i fatti di sangue, trasformandosi in un luogo di preghiera.

Un libro per non dimenticare e chiedere giustizia

Nel libro «Va', dona la vita!», edito da Emi e in uscita il 1° settembre 2016, si ripercorre la vita delle tre missionarie attraverso i loro scritti. L'opera, curata da suor Teresina Caffi, intende essere un omaggio al loro coraggio e alla loro fede, sottolineando la loro dedizione ai più deboli e ai poveri.

Nella prefazione, l'arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi sottolinea come gli impegni presi per fare giustizia si siano arenati. La superiora generale delle Saveriane, Giordana Bertacchini, aggiunge un appello affinché venga posta fine all'impunità, considerata terreno fertile per futuri orrori.