Inizia a Milano un processo contro il centro sociale Leoncavallo. Il Ministero dell'Interno chiede un risarcimento di tre milioni di euro. Gli attivisti temono un precedente pericoloso per altre occupazioni.
Processo al Leoncavallo, richieste del Viminale
È iniziato a Milano il procedimento giudiziario nei confronti dell'associazione legata al centro sociale Leoncavallo. Il Ministero dell'Interno ha avanzato una richiesta di risarcimento danni. La cifra ammonterebbe a tre milioni di euro. Questa somma sarebbe dovuta a presunti ritardi negli sgomberi di immobili occupati. La richiesta segue una precedente condanna della Corte d'Appello di Milano. Quest'ultima aveva stabilito che il centro sociale dovesse versare la stessa cifra alla società proprietaria. La società in questione è la Orologio, parte del gruppo Cabassi. L'immobile al centro della vicenda è un'ex tipografia situata in via Watteau. L'occupazione da parte del Leoncavallo risale agli anni '90.
Dopo le prime fasi preliminari, la prossima udienza è stata fissata per il 24 novembre. Il fulcro del dibattimento riguarda la presunta responsabilità degli attivisti. Si contesta loro di aver causato il rinvio di uno sgombero. L'operazione era prevista per il 21 agosto del 2025. Questa tesi è stata fermamente respinta dai rappresentanti del centro sociale. Marina Boer, portavoce dell'associazione, ha espresso preoccupazione. Ha definito la richiesta del Ministero un «pericoloso precedente».
Attivisti respingono le accuse di responsabilità
L'avvocato Mirko Mazzali, legale dell'associazione insieme a Federico Garufi, ha chiarito la posizione. «Se per anni non c'è stato lo sgombero, non è per colpa dell'associazione delle madri», ha affermato. Ha sottolineato come, al momento dell'azione concreta, l'allontanamento sia avvenuto. Per questo motivo, la causa è considerata «infondata» dai legali. Vedono nel tentativo del Ministero un «segnale preoccupante».
L'avvocato Mazzali ha spiegato ulteriormente il punto di vista difensivo. Il Ministero starebbe cercando di attribuire all'associazione la mancata esecuzione dello sgombero. Tuttavia, la decisione sull'impiego delle forze dell'ordine spetta a un organo diverso. Si tratta del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. «È surreale immaginare che le forze dell'ordine non siano state impiegate per responsabilità dell'associazione», ha concluso il legale.
Precedente per colpire altre occupazioni
Marina Boer ha ribadito le sue preoccupazioni riguardo alle implicazioni future. Se la linea sostenuta dal Ministero dell'Interno dovesse prevalere, si creerebbe un meccanismo applicabile a molte altre situazioni. Potrebbe diventare un precedente per colpire altre realtà sociali e occupazioni. Ha citato l'esempio di Spin Time Labs. Questo centro si trova nel rione Esquilino a Roma. In quel caso, il Ministero è stato condannato in primo grado a pagare 21 milioni alla proprietà.
Daniele Farina, figura storica del Leoncavallo ed ex deputato, era presente all'udienza. Ha condiviso la preoccupazione per la piega che sta prendendo la vicenda. La richiesta di risarcimento da parte del Viminale apre scenari inquietanti. Potrebbe infatti essere utilizzata come strumento per reprimere forme di aggregazione e occupazione. La battaglia legale è appena iniziata. Le prossime udienze chiariranno la posizione del tribunale.
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