Il Cardinale Zuppi propone un nuovo approccio alla questione migratoria, superando la mera difesa per guardare al futuro. La vita umana rimane prioritaria, ma senza un'accoglienza indiscriminata.
Superare la logica difensiva sui migranti
È necessario abbandonare un approccio esclusivamente difensivo. Questo non implica un'accoglienza illimitata per tutti. Dobbiamo uscire dalla polarizzazione dei dibattiti. Essa impedisce di affrontare i problemi reali in modo efficace. Occorre invece adottare scelte lungimiranti.
Questa è la posizione della Chiesa Cattolica sul fenomeno migratorio. Esiste un principio fondamentale e irrinunciabile: la vita umana deve essere salvata. Chiunque si trovi in pericolo in mare va soccorso immediatamente. A esprimerlo è stato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi.
Le sue dichiarazioni sono emerse durante un colloquio con i giornalisti Paolo Mosanghini e Giovanni Lesa. Il cardinale ha sottolineato la gravità della situazione attuale.
Aumento dei decessi e responsabilità collettiva
Il numero dei decessi legati alle migrazioni è purtroppo aumentato. Eppure, la nostra indignazione sembra diminuire. Esistono anche le vittime della fame e della sete. Il cardinale Zuppi ha richiamato le parole di Papa Francesco, affermando che questa realtà non è accettabile.
Ha invitato a non cedere alla paura. L'accoglienza non significa annullare la propria identità culturale. Non è vero che si perdono le proprie radici. Non è vero che non sapremo più chi siamo.
Il cardinale ha evidenziato l'importanza di guardare al futuro. Questo tema è particolarmente rilevante quando si parla di giovani. Se si proietta uno sguardo verso il futuro, i giovani impareranno a fare lo stesso. Spesso, invece, si tende a spiegare loro cosa dovrebbero fare.
Offrire un senso di orientamento in questo contesto complesso è già un grande risultato. È fondamentale fornire una guida chiara.
Costruire comunità e coltivare la speranza
È necessario costruire comunità più forti e solidali. Dobbiamo medicalizzare di meno le relazioni umane. Troppe cure professionali possono risultare dannose. C'è un maggiore bisogno di persone capaci di ispirare amore. Servono più figure che sappiano far innamorare della vita.
Questo è preferibile a professionisti che si limitano a spiegare l'identità altrui. Il cardinale Zuppi ha concluso il suo intervento parlando di speranza. Spesso desideriamo avere tutte le risposte prima di agire. La speranza, però, non consiste nell'avere certezze assolute.
Si avverte un profondo bisogno di speranza nella società. Il cardinale auspica la presenza di molte persone. Persone che credono fermamente che ciò che cercano esisterà. Come coloro che, cinquant'anni fa, videro tutto distrutto. Eppure, erano certi che la ricostruzione sarebbe arrivata.
La speranza significa credere nella luce presente nell'oscurità. Significa credere nella ricostruzione dopo la distruzione. È come il contadino che, nel grigio di novembre, immagina già i raccolti di giugno.