Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026, dichiara di non essere incline alle polemiche e di preferire l'indifferenza. Lo scrittore commenta anche le controversie legate alla sua vittoria.
Mari rifugge le discussioni
Lo scrittore Michele Mari, fresco vincitore del Premio Strega 2026, rivela di non possedere un sorriso facile, nemmeno di fronte al prestigioso riconoscimento. «Non ne sono capace, verrebbe fuori un ghigno», confessa lo scrittore.
Mari ha attraversato il percorso dell'edizione, giunta all'ottantesimo anno, senza farsi coinvolgere da dibattiti e critiche. Questo è avvenuto nonostante un'incidente mediatico che ha visto coinvolto il suo nome.
L'autore de «I convocati di pietra» ha ricevuto 190 voti. La cerimonia si è tenuta per la prima volta in piazza del Campidoglio l'8 luglio.
La reazione alle controversie
Il giorno seguente alla premiazione, Michele Mari ha dichiarato all'ANSA: «Non sono fatto per le polemiche, lascio perdere piuttosto». Lo scrittore preferisce ignorare le critiche e le discussioni a lui rivolte.
«Non ho l'indole di chi controbatte», ha spiegato. La sua reazione naturale è l'indifferenza: non leggere, non sapere. Questa è una forma di autodifesa, ha aggiunto.
Mari si è detto sorpreso dal clamore suscitato. Le sue parole, che non intendevano offendere, sono state interpretate in chiave sessista. «Mi ha stupito», ha affermato.
Il significato delle sue parole
Lo scrittore ha ribadito che il suo riferimento era alla persona, indipendentemente dal genere. «Quando ho parlato, mi riferivo alla persona, indipendentemente dal suo sesso», ha precisato.
Ha poi elaborato il concetto, spiegando che chi si sente escluso o non approvato per canoni estetici o comportamentali sviluppa maggiore combattività e intelligenza. «Se tu ti senti disapprovato diventi poi un combattente», ha detto.
Ha paragonato questa dinamica alla vita di un «nerd» o di un «brutto anatroccolo». Questi personaggi, spesso descritti nei romanzi di Stephen King, pur apparendo svantaggiati, dimostrano maggiore acume e coraggio.
Il suo discorso, ha sottolineato, riguardava la reazione alle frustrazioni e insoddisfazioni. «Non c'era nulla di offensivo, nulla di personale, nulla di sessista», ha concluso.
Solidarietà e scuse
Michele Mari, 70 anni, rivendica la sua solidarietà verso chi si sente escluso o insoddisfatto del proprio aspetto. «Se c'è qualcuno che non ha il culto del canone, della perfezione, sono io», ha dichiarato.
Ha espresso stupore per il «putiferio» scatenatosi. Tuttavia, ha confermato di aver chiesto scusa a chiunque si sia sentito offeso. «La mia non era una ammissione di colpa bensì una forma di civiltà», ha spiegato.
Riguardo a Teresa Ciabatti, finalista con 75 voti per «Donnaregina» (Mondadori), Mari ha confermato un chiarimento. «Si, si sono ristabiliti dei rapporti, anche cordiali», ha affermato.
Ha definito la tempesta mediatica «specie». I due si sono chiariti parlando direttamente, cosa che, secondo Mari, si sarebbe potuta fare anche in tempo reale. «Non ho contenziosi, non ho residui di polemica in serbo», ha concluso.
La cultura del litigio
Interrogato sul perché il mondo letterario e culturale sia così immerso in continue polemiche, Michele Mari ha puntato il dito contro la televisione. «Siamo come dire sempre più colonizzati dalla televisione che è sempre più cialtrona», ha affermato.
Ha descritto la TV come basata sull'insulto e sulle grida, alimentando una «cultura del litigio, della rissa». Questa si unisce al pettegolezzo e alla malignità, elementi estranei alla letteratura.
Lo scrittore, provato dal tour dello Strega, riprenderà il suo impegno l'11 luglio da Lonato del Garda.