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La Regione Sardegna è chiamata a decidere sulla volontarietà o obbligatorietà delle 6 ore settimanali di servizio per i medici di base nelle Case di Comunità. Lo Snami critica la misura statale, temendo un peggioramento della già critica carenza medica sull'isola.

Medici di base: obbligo o volontarietà?

Lo Stato ha imposto ai medici di medicina generale un nuovo obbligo. Devono prestare servizio per sei ore settimanali presso le Case di Comunità. Questa decisione è stata presa senza consultare i diretti interessati. Molti medici si trovano a dover accettare questo incarico controvoglia.

Il sindacato Snami esprime forte disappunto per questa imposizione. La loro richiesta è chiara: la Regione Sardegna dovrebbe optare per la volontarietà. Questo permetterebbe ai medici di scegliere se dedicare tempo alle Case di Comunità. Lo Snami definisce la situazione attuale un «disastro annunciato».

Carenza medica in Sardegna: dati allarmanti

I numeri parlano chiaro riguardo alla situazione sanitaria sarda. Secondo i dati Sisac, la Sardegna registra il calo più drastico di Medici di Medicina Generale in Italia. Si parla di un preoccupante -40,3%. La carenza di assistenza medica sull'isola ha raggiunto livelli storici.

Le conseguenze sono visibili a tutti. Intere comunità si ritrovano senza medici disponibili. Le guardie mediche sono spesso chiuse. Molti pazienti hanno rinunciato alle cure mediche necessarie. Le soluzioni temporanee, come gli ambulatori straordinari Ascot o i contratti ai pensionati, si rivelano insufficienti.

Lavoro extra e burnout: le preoccupazioni dei medici

I medici di famiglia sono già sottoposti a un carico di lavoro enorme. Affrontano burocrazia complessa e un numero di pazienti che supera spesso il massimale previsto. Questo porta inevitabilmente al burnout, una condizione di esaurimento fisico e mentale.

Lo Snami critica duramente la nuova misura. «Aumentiamo il lavoro dei medici e togliamoli dai territori!» è la loro provocazione. Paragonano la situazione a una squadra di calcio in difficoltà che viene ulteriormente indebolita. L'esito temuto è la fuga dei pochi medici rimasti. Si prevede un aumento dei prepensionamenti.

Il comparto della medicina generale rischia di diventare sempre meno attrattivo per i nuovi professionisti. La mancanza di incentivi e l'aumento delle responsabilità scoraggiano i giovani medici. La situazione attuale non fa che aggravare questo problema.

Allarme chiusura studi medici

L'obbligo di prestare servizio nelle Case di Comunità potrebbe avere ripercussioni dirette sugli studi medici. Soprattutto quelli situati in aree periferiche o in piccoli centri. Il sindacato Snami lancia un serio allarme: molti medici potrebbero essere costretti a chiudere i propri studi.

Questo accadrebbe se i medici di famiglia venissero «prelevati in maniera coatta» dal loro lavoro abituale. La sottrazione di ore lavorative dagli studi potrebbe compromettere la sostenibilità economica. Alcuni medici gestiscono uno o due studi in paesi decentrati. La loro chiusura aggraverebbe ulteriormente la carenza di assistenza.

La richiesta dello Snami alla Regione

Lo Snami rinnova la sua richiesta alla Regione Sardegna. Si auspica l'introduzione del principio di volontarietà per le attività nelle Case di Comunità. Questa sarebbe una risposta più sensata alle criticità del sistema sanitario isolano. La decisione finale spetta ora all'amministrazione regionale.

La situazione richiede un'attenta valutazione. Le esigenze dei pazienti, la sostenibilità del lavoro medico e la tenuta del sistema sanitario devono essere considerate. La volontarietà potrebbe rappresentare un compromesso per evitare ulteriori fughe di professionisti. Si attende una risposta concreta da parte della Regione.