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Marco Bocci descrive il suo approccio alla serie "177 Giorni. Il rapimento di Farouk". La produzione, presentata alla Festa del Cinema di Roma, affronta con sensibilità il rapimento del piccolo Farouk Kassam avvenuto nel 1992.

L'approccio rispettoso di Bocci alla vicenda

Marco Bocci ha scelto un approccio intimo e personale. Ha cercato di avvicinarsi alla storia di Farouk Kassam con profondo rispetto. La decisione degli sceneggiatori di non narrare dal punto di vista del bambino è stata fondamentale. Mettere in scena la sua sofferenza sarebbe stato insostenibile.

La narrazione si concentra invece sulla prospettiva familiare e comunitaria. Vengono esplorate le indagini e il contesto storico del periodo. Questa scelta è stata giudicata saggia da Bocci. Permette di restituire in parte l'esperienza vissuta dai protagonisti.

La serie, diretta da Carlo Carlei, vede la partecipazione di Antonia Desplat. È stata presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. La messa in onda è prevista su Rai 1 a partire dal 16 novembre. Sarà trasmessa in prima serata per tre serate.

La serie ripercorre un caso di cronaca

La produzione televisiva ripercorre un evento di cronaca che ebbe grande risonanza. Si tratta del rapimento di Farouk Kassam, avvenuto in Sardegna nel 1992. Il bambino aveva sette anni. Era figlio di Fateh Kassam, un imprenditore di origine indiana che gestiva un importante albergo sulla costa.

Il piccolo fu tenuto prigioniero per sei mesi. Le condizioni di prigionia furono estremamente difficili. Per accelerare il pagamento del riscatto, gli fu parzialmente mutilato un orecchio. La serie si basa sul libro "Mio Figlio Farouk. Anatomia di un rapimento". L'opera è stata scritta da Fateh Kassam con la collaborazione di Marco Corrias.

Nel cast figurano anche Filippo Papa, che interpreta il ruolo di Farouk. Sono presenti inoltre Rosa Diletta Rossi, Domenico Diele, Mauro Addis, Andrea Tedde, Giacomo Fadda e Stefania Olivicore.

Il legame di Bocci con la storia

Marco Bocci interpreta il padre del bambino nella serie. Ha avuto l'opportunità di incontrare sia Farouk che i suoi genitori. Ha dichiarato di non aver mai voluto porre domande dirette. Ha sempre atteso il loro momento per condividere i ricordi. Ha trovato una famiglia accogliente e fiduciosa.

La famiglia si è aperta spontaneamente, confidando emozioni e incertezze. Questo legame con la vicenda risale anche alle emozioni provate da Bocci da adolescente. Ricorda di aver seguito le fasi del rapimento tramite il telegiornale. Aveva 14 anni all'epoca.

Eventi storici e di cronaca rimangono impressi nella memoria. Bocci cita le Torri Gemelle e la morte di Michael Jackson come esempi. Anche per il rapimento di Farouk, ricorda con precisione il luogo in cui si trovava. Raccontare un fatto così terribile comporta un grande senso di responsabilità.

La prospettiva di Antonia Desplat e Carlo Carlei

Per l'attrice belga Antonia Desplat, che non era ancora nata al momento dei fatti, è stato cruciale incontrare Marion. L'attrice ha descritto Marion come molto generosa. Ha cercato di comprendere la sua dimensione di donna. Si è interessata a cosa facesse quotidianamente mentre attendeva notizie. Questi dettagli di vita reale aiutano a completare la narrazione.

Il regista Carlo Carlei sottolinea il contrasto tra le due Sardegna. Da un lato la costa Smeralda, il boom edilizio, ville e yacht. Dall'altro l'entroterra della Barbagia. Questa dicotomia rappresenta il cuore etico e morale della serie. Un altro elemento centrale per Carlei è l'immaginazione del bambino. Ha sempre creato storie con bambini protagonisti.

Il racconto dell'infanzia violata accomuna tutte le sue opere. Alla conferenza stampa era presente anche il vero Farouk Kassam. Oggi è un imprenditore di 42 anni. Ha definito il progetto della serie un modo per affrontare il trauma infantile. Lo considera un aiuto per crescere e affrontare le proprie paure.