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Clima, una piazza nazionale a Roma per chiedere azioni urgenti

Sabato 5 dicembre, Roma sarà teatro di un importante evento pubblico. Dalle 12:30 fino al tramonto, Piazza del Popolo accoglierà la manifestazione nazionale «La Terra chiamò». L'iniziativa mira a riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico.

L'evento è promosso da un'ampia coalizione di organizzazioni. Tra queste figurano ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia. La manifestazione si propone come uno spazio aperto a tutti.

L'estate 2026: un campanello d'allarme per il clima

L'estate del 2026 ha messo in luce gli impatti sempre più evidenti della crisi climatica. Studi recenti indicano un numero elevato di decessi in eccesso dovuti al caldo nelle città europee. L'Italia registra il dato più alto tra i paesi analizzati, con oltre 13.000 decessi stimati nelle aree urbane.

Le alte temperature hanno avuto effetti significativi anche sul Mediterraneo. Le acque superficiali hanno superato di 8 °C la media del periodo 1991-2020. Questi fenomeni hanno causato mortalità di massa in diverse specie marine e sbiancamento della Posidonia.

La produzione alimentare non è stata risparmiata. Le stime indicano rese inferiori alla media per mais e patate nell'Unione Europea. Il caldo e la scarsità d'acqua hanno fatto aumentare i costi degli alimenti freschi, con un impatto notevole sulle famiglie, specialmente quelle a basso reddito.

Soluzioni e richieste per un futuro sostenibile

La manifestazione «La Terra chiamò» non si limiterà a denunciare i problemi, ma presenterà anche le soluzioni esistenti. Le fonti rinnovabili coprono ormai una quota significativa della domanda elettrica italiana. Il settore dei green jobs è in crescita, dimostrando il potenziale economico della transizione ecologica.

Dalla piazza romana verranno avanzate quattro richieste precise al Governo e alle forze politiche. Si chiede di inserire il clima in cima all'agenda politica, riconoscendolo come questione di sicurezza nazionale. Inoltre, si sollecita un'accelerazione nella mitigazione degli impatti climatici, con l'abbandono dei combustibili fossili e lo sviluppo delle rinnovabili.

Altre due richieste riguardano l'accelerazione delle misure di adattamento per proteggere territori e persone vulnerabili. Infine, si invoca l'applicazione del principio «chi inquina paga», chiedendo alle aziende fossili di contribuire finanziariamente alla transizione energetica.

Un palco per voci diverse e un programma ricco

Il palco di Piazza del Popolo ospiterà un dialogo tra scienza, arte, cultura e rappresentanti delle istituzioni locali, del volontariato e delle imprese. Saranno presenti testimonianze dirette di chi ha subito gli effetti del caldo estremo e degli eventi meteorologici.

La giornata sarà arricchita da interventi scientifici, esperienze delle nuove generazioni e dei territori. Musica, arte e cultura accompagneranno l'evento, che si concluderà con la lettura delle richieste della manifestazione. La scelta del 5 dicembre non è casuale, legandosi alla Giornata Mondiale del Suolo e alla Giornata Internazionale del Volontariato.

«Quando parliamo di cambiamento climatico parliamo della vita delle persone», ha dichiarato Riccardo Luna, giornalista e curatore della Venice Climate Week. «L’estate appena trascorsa ci ha detto che non possiamo più aspettare; che l’adattamento ad un clima che è già cambiato va fatto subito».

Giulio Lo Iacono, Segretario Generale dell’ASviS, ha sottolineato l'importanza di unire realtà diverse per affrontare le sfide urgenti del nostro tempo. «I dati presentati oggi delineano un quadro preoccupante e confermano l’urgenza di agire».

Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, ha evidenziato come la green economy sia la migliore risposta alle crisi attuali, creando innovazione, esportazioni e lavoro.

Sara Roversi, Presidente di Future Food Institute, ha posto l'accento sulla crisi climatica come crisi di giustizia sociale e dei sistemi alimentari. «Il cibo è il nostro bisogno più essenziale: difenderlo deve essere una priorità politica».

Alessandro Giannì di Greenpeace Italia ha ribadito la necessità di tassare i profitti delle aziende fossili per finanziare la transizione. «Ai governi chiediamo di smettere di proteggere gli interessi dei petrolieri e accelerare l’uscita dai fossili».

Letizia Magaldi, Presidente di Kyoto Club, ha evidenziato il ruolo delle imprese innovative nella decarbonizzazione. «Sostenere le rinnovabili e le tecnologie pulite significa costruire un’industria più forte e competitiva».

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha insistito sull'urgenza di accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili e l'efficienza energetica. «Sarà una festa popolare per lanciare questo segnale di allarme, inviando anche un messaggio di speranza».

Raffaella Giugni, Segretario Generale Marevivo, ha messo in guardia sul riscaldamento del Mediterraneo. «Senza un mare in salute, non c'è un pianeta in salute».

Gaetano Benedetto, vicepresidente del WWF Italia, ha criticato la sottovalutazione della sicurezza climatica. «L'emergenza è diventata la nostra normalità. Eppure, si continua a rinviare. Farlo ancora, oggi, è semplicemente irresponsabile».

Stefano Pisani, Sindaco di Pollica, ha concluso sottolineando la necessità di costruire territori resilienti attraverso una responsabilità condivisa. «La resilienza non si costruisce da soli».