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La manifattura italiana prevede un fatturato stabile per il 2026, attestandosi a 1.168 miliardi di euro. Le proiezioni indicano una crescita moderata fino all'1% annuo entro il 2030, nonostante le incertezze globali.

Previsioni fatturato manifatturiero 2026

Il settore manifatturiero italiano dovrebbe concludere l'anno 2026 con un fatturato pressoché invariato a prezzi costanti. Si stima una variazione dello +0,2%. Questa previsione emerge da un'analisi congiunta di Intesa Sanpaolo e Prometeia. I dati sono contenuti in un rapporto sui settori industriali.

Guardando più avanti, fino al 2030, le prospettive indicano un percorso di crescita contenuta. Il fatturato del manifatturiero italiano dovrebbe aumentare di circa l'1% medio annuo, sempre a prezzi costanti. Questo dato suggerisce una ripresa graduale ma costante del settore.

Incertezze globali e impatto sul fatturato

I primi mesi del 2026 sono stati segnati da una forte instabilità a livello mondiale. Il conflitto in Medio Oriente ha avuto un impatto significativo sulle aspettative economiche per l'anno in corso. Le nuove tensioni inflazionistiche, legate all'aumento dei costi energetici e delle materie prime, si rifletteranno su un incremento del fatturato nominale. Si prevede un aumento del +3,8%.

Il giro d'affari complessivo per il 2026 è stimato in 1.168 miliardi di euro. Questo valore nominale tiene conto degli aumenti dei prezzi. Le tensioni geopolitiche rendono le materie prime più scarse e costose, influenzando direttamente i costi di produzione.

Esportazioni e commercio internazionale

Le esportazioni contribuiranno ai risultati del manifatturiero italiano nel 2026. Tuttavia, il loro apporto sarà limitato. La crisi in Medio Oriente e altri fattori di incertezza globale pesano sulla domanda internazionale. La politica commerciale degli Stati Uniti rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione.

Nonostante un contesto globale meno favorevole, la propensione all'export dell'industria italiana è destinata a crescere. Si stima che raggiungerà quasi il 56% entro il 2030. Questo comporterà un'espansione della bilancia commerciale. Il saldo dovrebbe avvicinarsi ai 125 miliardi di euro.

Si tratta di un aumento di circa 21 miliardi rispetto al 2019, anno precedente alla pandemia. La domanda mondiale appare più debole rispetto al passato. Le importazioni, invece, potrebbero aumentare significativamente. La concorrenza di prezzo, specialmente da parte della Cina, favorisce questo trend.

Vulnerabilità energetica italiana

L'economia italiana risulta tra quelle più esposte nel contesto dell'Unione Europea agli effetti del conflitto nel Golfo Persico. Tuttavia, la vulnerabilità dell'Italia di fronte a uno shock energetico appare oggi ridotta rispetto al passato. Lo afferma Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo.

La diversificazione delle fonti energetiche e le politiche di risparmio energetico hanno contribuito a mitigare i rischi. La dipendenza da specifici fornitori è diminuita. Questo rende il sistema produttivo più resiliente a eventuali interruzioni nelle forniture.

Le sfide per il settore manifatturiero rimangono significative. La gestione dell'inflazione, la stabilità geopolitica e la competitività internazionale saranno fattori chiave. Le aziende dovranno continuare a investire in innovazione e sostenibilità per affrontare il futuro. La capacità di adattamento sarà fondamentale per mantenere la crescita.