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Kasia Smutniak debutta alla regia con "Mustang", un documentario intimo presentato alla Festa del Cinema di Roma. Il film esplora il suo profondo legame con il Nepal, iniziato con Pietro Taricone, e il progetto di una scuola per bambini locali.

Il viaggio personale di Kasia Smutniak

Kasia Smutniak ha presentato il suo nuovo lavoro da regista, intitolato "Mustang". Il documentario è stato proiettato in concorso alla Festa del Cinema di Roma. La pellicola arriverà nelle sale cinematografiche il 23 novembre, distribuita da Fandango. Smutniak descrive il progetto come un vero e proprio "on the road".

Questo viaggio non è solo fisico, ma rappresenta anche un percorso di vita. La regista ha lavorato alla narrazione per 23 anni. La storia si sviluppa in strati emotivi profondi. L'attrice è partita per il Nepal in un modo e ne è tornata trasformata.

Legame con il Nepal e Pietro Taricone

Il documentario si concentra sul legame speciale di Smutniak con la regione del Mustang, situata nel nord-est del Nepal. La prima visita in questo luogo avvenne nel 2003. Era accompagnata da Pietro Taricone, suo compagno all'epoca e padre di sua figlia Sophie.

L'idea del viaggio in Nepal fu di Pietro Taricone. Lui espresse il desiderio di visitare quella terra e convinse Kasia. Questo luogo è diventato fondamentale per l'attrice e regista. Lì ha collaborato con Kunzom Thakuri, una donna locale. Insieme hanno realizzato una scuola.

La scuola nel Mustang

La scuola, inaugurata nel 2016, permette ai bambini della regione di proseguire i loro studi. Possono farlo senza dover lasciare le proprie famiglie. Questo progetto rappresenta un faro di speranza per la comunità locale. La realizzazione è frutto di anni di impegno.

Il film, definito "non fiction", è prodotto da Fandango. Collabora anche Luce Cinecittà. L'Associazione Pietro Taricone ha contribuito al progetto. Un sostegno importante è arrivato dall'Unione Buddhista italiana.

Immagini e momenti di vita

Attraverso immagini inedite tratte da video personali e familiari, il documentario ripercorre diversi periodi. Si parte dal primo viaggio di Kasia Smutniak con Pietro Taricone nel 2003. Era l'inizio della loro storia d'amore.

Successivamente, viene mostrato il viaggio di Smutniak con la figlia Sophie nel 2010. All'epoca, Sophie aveva solo sei anni. Nello stesso anno, Pietro Taricone scomparve tragicamente. Nel 2025, la regista è tornata nella regione.

Questo ultimo ritorno è avvenuto in un momento critico per la scuola. La cineasta ha continuato a visitare il Mustang frequentemente nel corso degli anni. Ogni viaggio ha portato nuove esperienze e riflessioni.

Speranza e manuale di felicità

Nel suo precedente documentario, "Mur", premiato ai David di Donatello, Smutniak aveva raccontato storie di migranti. Persone che cercavano di salvare vite umane nei boschi bielorussi. Quel gesto di umanità le diede speranza.

Smutniak ritrova questa stessa speranza nel progetto "Mustang". Voleva far conoscere una filosofia di vita e una comunità autentica. Qui la felicità non è un concetto astratto, ma una realtà tangibile nel presente. La scuola e i bambini ne sono la dimostrazione.

La quotidianità dei bambini, con i loro semplici gesti, traccia una sorta di "manuale della felicità". Smutniak sente l'urgenza di raccontare queste storie in un momento di cambiamento globale. La scuola stessa sta vivendo una fase di trasformazione.

Sfide e futuro della scuola

La scuola affronta sfide significative. Tra queste, i disastri climatici e la diminuzione degli allievi. Molte famiglie emigrano in cerca di migliori opportunità. Questo mette a rischio la continuità del progetto educativo.

Smutniak e Thakuri cercano di accogliere questi cambiamenti. Stanno imparando nuove strategie per garantire un futuro ai bambini. Il loro impegno è costante per offrire un'istruzione di qualità.

Un cerchio che si chiude

Per Kasia Smutniak, che ha anche un figlio, Leone, con il produttore Domenico Procacci, "Mustang" rappresenta un nuovo inizio. Il film apre una porta verso nuove prospettive. Allo stesso tempo, simboleggia la chiusura di un cerchio personale.

È un film estremamente personale. Smutniak cerca sempre di infondere questa intimità in ogni suo lavoro. In "Mustang", questa caratteristica è particolarmente evidente. Il legame con il Nepal è profondo e viscerale.

Il ruolo di Sophie

La voce narrante del documentario è quella della figlia Sophie. Smutniak riflette su come i figli crescano rapidamente. Se ne è resa conto quando Sophie ha deciso di intraprendere il suo primo viaggio in solitaria nel Mustang, a 19 anni.

La chiave per il racconto del film, a cui l'attrice lavorava dal 2013, è arrivata da Sophie. Poche settimane prima della partenza per il suo viaggio, gli chiese: "Dov'è la telecamera di papà?". Questo momento ha rivelato a Kasia la direzione da dare alla storia.

Le parole di Kunzom Thakuri

Kunzom Thakuri esprime un forte senso di maternità verso gli 80 bambini della scuola. Lei e Kasia si sentono come delle madri per loro. Sperano di poter continuare a sostenere il loro futuro. Il loro impegno congiunto è fondamentale per il successo del progetto.

Il produttore Domenico Procacci ha sottolineato l'importanza di questo progetto. Ha evidenziato come "Mustang" sia un'opera che va oltre il cinema. È un racconto di vita, di resilienza e di speranza. Il film offre uno sguardo unico su una realtà lontana ma profondamente umana.