Gli Stati Uniti minacciano una rapida distruzione delle infrastrutture iraniane se non si raggiungerà un accordo. L'ultimatum di Donald Trump scade oggi, con conseguenze potenzialmente devastanti.
Trump minaccia la distruzione dell'Iran
Donald Trump ha innalzato la tensione con l'Iran. Ha confermato la scadenza ravvicinata di un ultimatum rivolto a Teheran. Il presidente americano ha dichiarato che gli Stati Uniti sarebbero capaci di annientare il paese in una sola notte. L'ultimatum, secondo quanto riportato, scade oggi alle 20 ora di Washington. Queste affermazioni sono state fatte durante una conferenza stampa alla Casa Bianca. L'evento si è svolto nella stessa giornata del tradizionale appuntamento pasquale. Tuttavia, il dossier iraniano ha dominato la scena. I negoziati, infatti, non hanno portato a un'intesa.
Il presidente statunitense ha ribadito che la proposta di Teheran non è sufficiente. Dopo il rifiuto iraniano a una tregua e alla riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha definito la controproposta di Teheran. La Repubblica islamica aveva presentato una proposta in dieci punti. Trump l'ha giudicata «importante», ma anche «non sufficiente». Queste parole suggeriscono che la trattativa sia formalmente aperta. Tuttavia, sul piano politico, prevale la strategia della massima pressione.
Piano di attacco e ultimatum
Durante il suo intervento, Trump ha confermato la prontezza all'azione. Se non si raggiungerà un accordo entro la nuova scadenza, fissata per le 20 ora locale, gli Stati Uniti sono pronti a intervenire. L'orario corrisponde alle 2 del mattino in Italia. Il presidente ha parlato esplicitamente di un piano. Questo piano consentirebbe di colpire infrastrutture strategiche iraniane in poche ore. Tra queste figurano ponti e centrali elettriche. «Abbiamo un piano», ha affermato Trump. Ha sostenuto che tutte le centrali potrebbero essere rese inutilizzabili. I ponti del paese potrebbero essere distrutti in circa quattro ore.
Trump ha rivendicato una posizione di forza. Ha respinto le critiche sulla mancanza di una strategia chiara. «Noi abbiamo vinto, loro sono militarmente sconfitti», ha dichiarato. Tuttavia, non ha voluto rivelare il piano operativo ai media. Alla domanda sulla durata della guerra, il presidente non ha fornito una data precisa. Ha affermato che tutto dipenderà dalle mosse iraniane. Ha definito il momento attuale «cruciale».
Primi segnali di negoziazione o minaccia?
Lo stesso Trump ha spiegato di aver concesso una proroga. La scadenza iniziale sarebbe caduta in un momento «inappropriato». Si trattava del giorno dopo Pasqua. Anche in questo caso, il presidente ha alternato un tono apparentemente negoziale a nuove minacce. Ha sostenuto che l'Iran starebbe comunque negoziando. Washington sarebbe pronta a verificare se ciò avviene «in buona fede».
Sul merito del confronto con Teheran, Trump ha ricondotto tutto a un punto centrale. L'Iran, a suo dire, non può possedere armi nucleari. Il conflitto, nella sua ricostruzione, ruota interamente attorno a questo obiettivo. Il presidente ha inoltre sostenuto che in Iran ci sarebbe stato un «regime change». Gli interlocutori attuali sarebbero «molto più ragionevoli». Tuttavia, non ha chiarito su quali basi fondi questa valutazione.
Opzioni militari ed economiche
Le dichiarazioni si sono estese oltre il piano strettamente militare. Trump ha affermato che gli Stati Uniti dispongono di diverse opzioni. Ha persino evocato la possibilità di «prendere il petrolio». Ha però aggiunto che il popolo americano desidererebbe il ritorno delle forze statunitensi a casa. Descrivendo il conflitto, il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti sono impegnati da oltre trenta giorni. Avrebbero già «demolito una nazione molto potente». Ha ammesso, però, che l'Iran conserva ancora capacità residue, inclusi alcuni missili.
Nella parte finale del suo intervento, Trump ha offerto una sua interpretazione della situazione interna iraniana. Ha affermato che la popolazione vorrebbe «sentire le bombe». Questo perché desidererebbe essere liberata dal regime. Ha quindi accusato gruppi intermediari non meglio specificati di aver trattenuto armi. Queste armi, secondo lui, avrebbero dovuto essere distribuite alla popolazione. Ha fatto riferimento a precedenti dichiarazioni in cui menzionava armi affidate ai curdi come mediatori.
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a tenere banco sulla scena internazionale. La minaccia di un intervento militare rapido da parte degli USA aggiunge ulteriore preoccupazione. La situazione rimane estremamente fluida e suscettibile di sviluppi imprevisti.