Cronaca

Iran: la mossa che blocca Trump e la strategia USA

15 marzo 2026, 12:32 2 min di lettura
Iran: la mossa che blocca Trump e la strategia USA Immagine da Wikimedia Commons Roma
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Politica estera USA: incertezze e strategie

Le azioni del presidente americano Donald Trump sollevano interrogativi sulla direzione della politica estera degli Stati Uniti. La sua tendenza a cambiare posizione più volte nella stessa giornata genera un clima di incertezza, preoccupante per un leader mondiale.

Questa volubilità, o forse incertezza strategica, si riflette nelle decisioni prese, dai dazi commerciali imposti a livello globale alle minacce verso alleati e avversari. L'intervento diretto per rimuovere Maduro dal potere in Venezuela è un esempio di questa approccio azzardato.

La guerra all'Iran e la tattica del disorientamento

L'escalation militare contro l'Iran rappresenta l'apice di questa politica imprevedibile. A ciò si aggiunge una tattica volta a disorientare gli avversari, nota come «Art of the dark» o «teoria del pazzo».

Questo metodo consiste nel minacciare gli interlocutori per ottenere condizioni più favorevoli. Tale approccio ha alimentato l'idea di un'amministrazione americana che agisce in modo poco ponderato.

La vera strategia USA: spostamento verso Oriente

Nonostante le apparenze, la politica estera di Trump non è così stravagante come sembra. Molte delle sue iniziative, infatti, sono una cortina fumogena per nascondere una strategia più ampia e coerente con le amministrazioni precedenti: lo spostamento del baricentro degli interessi americani verso l'Oriente.

Se nel passato il nemico principale era l'Unione Sovietica, oggi l'obiettivo primario è la Cina. Interventi in Venezuela, Gaza e ora la tensione con l'Iran, così come potenziali azioni future verso Cuba, vanno letti come tentativi di ostacolare l'espansione globale cinese e di contenere le ambizioni russe.

L'Iran, un ostacolo imprevisto

I successi ottenuti in passato, come l'isolamento di Hamas, la caduta di Maduro e la pressione su Cuba, sembravano confermare l'efficacia di questa strategia. Tuttavia, il confronto con l'Iran ha rivelato un ostacolo inatteso.

Il regime degli ayatollah si è dimostrato più resistente del previsto, evocando il fantasma delle guerre americane concluse senza successo. Il ricordo del Vietnam funge da monito contro un coinvolgimento militare diretto, che rischia di arenarsi in un pantano irrisolvibile.

Le conseguenze di un conflitto prolungato potrebbero avere ripercussioni negative anche sull'elettorato americano, specialmente in vista delle elezioni di Mid Term. L'aumento del prezzo del petrolio, conseguenza diretta dei bombardamenti su Teheran, potrebbe infatti innescare un'ondata inflazionistica che colpirebbe direttamente le tasche dei cittadini.

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