Cronaca

Guerre, scommesse e videogiochi: la deriva del presente

22 marzo 2026, 12:01 3 min di lettura
Guerre, scommesse e videogiochi: la deriva del presente Immagine da Wikimedia Commons Roma
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L'appello del Papa contro la banalizzazione della guerra

Papa Leone XIV, in occasione del 50° anniversario della fondazione del Tg2, ha lanciato un accorato appello ai giornalisti. Durante un incontro in Vaticano, il Pontefice ha sottolineato l'importanza di mostrare le sofferenze causate dalla guerra, raccontandola attraverso gli occhi delle vittime e evitando di trasformarla in un mero videogioco.

Questo monito, sebbene rivolto inizialmente ai cronisti del telegiornale pubblico, si estende a tutti coloro che hanno il compito di informare sulla guerra. La violenza bellica, nella sua vastità e profondità, richiede un approccio sensibile e umano, lontano da ogni forma di superficialità.

Critica all'uso di videogiochi e alla comunicazione bellica

L'editoriale evidenzia una preoccupante tendenza alla banalizzazione dei conflitti, spesso manifestata in talk show dove "esperti" discutono di tragedie con un distacco quasi irrisorio. La voce delle vittime, fonti primarie degli orrori bellici, risulta quasi sempre assente da questi dibattiti.

Un contributo significativo a questa deriva è attribuito all'amministrazione di Donald Trump. La comunicazione sulla guerra in Iran ha fatto ricorso a immagini tratte da videogiochi, come montaggi video ispirati a "Wii Sports" e messaggi con la grafica di "Pokémon Pokopia", accompagnati da colonne sonore che esaltano l'uso della forza. Questa rappresentazione è stata definita «terrificante» dal Cardinale Blaise Cupich.

Scommesse sui conflitti e dibattiti sui social

La tendenza alla disumanizzazione dei conflitti si riflette anche sui social media, dove i cittadini discutono di guerre in modo algido, separandole dal dolore reale delle persone coinvolte. A ciò si aggiunge l'emergere di piattaforme di scommesse che permettono di puntare su eventi di varia natura, inclusi i conflitti armati.

Polymarket, fondata nel 2020 da Shayne Coplan, è diventata un mercato di previsioni globale di rilievo. La piattaforma ha raccolto ingenti finanziamenti, anche da Donald Trump Junior, e ha visto un aumento di popolarità grazie all'instabilità mondiale. Sono stati riportati casi di vincite significative basate su eventi bellici, come la deposizione di Nicolás Maduro e la morte dell'Ayatollah Ali Khamenei, sollevando sospetti di informazioni riservate.

Implicazioni legali e minacce ai giornalisti

Queste attività di scommessa hanno attirato l'attenzione di membri del Congresso americano, con il senatore democratico Chris Murphy che ha annunciato l'intenzione di proporre una legge per vietarle. Nonostante ciò, l'amministrazione Trump ha archiviato indagini federali su Polymarket avviate durante la presidenza Joe Biden.

La situazione ha ripercussioni anche sul lavoro dei giornalisti. Un cronista di guerra israeliano del "Times of Israel" ha ricevuto minacce di morte dopo aver riportato la notizia di un missile iraniano caduto vicino a Gerusalemme. Indagini del "Washington Post" suggeriscono che dietro queste intimidazioni vi siano scommettitori attivi su Polymarket, che avevano puntato milioni sulla possibilità che un ordigno colpisse Israele in una data specifica.

La guerra non è un videogioco

L'editoriale conclude ribadendo con forza che la guerra non è un videogioco e che scommettere sulle tragedie altrui per trarne profitto rappresenta una deriva estremamente pericolosa. La banalizzazione della sofferenza umana è un tratto distintivo delle epoche più buie, e come affermava Thomas Mann, «la tolleranza diventa un crimine quando applicata al male».

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