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Giovani e lavoro: un legame forte ma da costruire

Contrariamente agli stereotipi diffusi, la Generazione Z italiana nutre una forte aspirazione verso il mondo del lavoro. Una ricerca condotta dal Censis in collaborazione con la Fondazione Costruiamo il Futuro rivela che il 90% dei giovani desidera trovare un impiego che ami, l'89% punta al successo professionale e l'88% ambisce a una vita soddisfacente. Questi dati smontano l'idea di una generazione disillusa o disinteressata, mostrando invece un forte desiderio di realizzazione personale attraverso l'attività lavorativa.

Tuttavia, il rapporto con il lavoro non è più visto come un destino immutabile, bensì come una scelta consapevole da costruire attivamente. I giovani si presentano come un gruppo complesso, caratterizzato da un mix di ottimismo e preoccupazione, fiducia e incertezza, ben lontano dall'immagine stereotipata dei "bamboccioni". Il punto cruciale non sembra essere il rifiuto del lavoro, ma la difficoltà nel percepirlo come un obiettivo raggiungibile.

Scuola: orientamento insufficiente e disconnessione dal futuro

La ricerca mette in luce una criticità significativa nel sistema educativo: la scuola fatica a fornire ai giovani gli strumenti per orientarsi verso il futuro e il mondo del lavoro. Solo il 18,4% degli studenti ritiene che la scuola prepari "molto" al futuro, mentre un più modesto 53,3% la considera adeguata "abbastanza". Preoccupante è la percentuale del 22,8% che dichiara che la scuola prepari "poco" e il 5,5% "per niente".

Questa percezione di impreparazione si traduce in una serie di segnali di disagio: oltre il 60% degli studenti ritiene che la "vita vera" si svolga al di fuori delle aule scolastiche, quasi il 55% vive la scuola come eccessivamente stressante e competitiva, e quasi la metà si sente disorientata di fronte a un futuro incerto. Il 42,6% la considera semplicemente noiosa, evidenziando una disconnessione tra il percorso formativo e le aspettative giovanili.

Percorsi scolastici: gerarchie culturali e disuguaglianze

Un altro aspetto critico riguarda la persistenza di gerarchie culturali all'interno del sistema scolastico, che privilegiano i licei a scapito degli istituti tecnici e professionali, nonostante la crescente domanda di competenze tecniche da parte del mercato del lavoro. Negli ultimi vent'anni, la percentuale di studenti che scelgono i licei è aumentata significativamente, mentre quella dei professionali è diminuita drasticamente.

Questa tendenza è particolarmente marcata tra gli studenti con voti alti, che tendono a preferire i licei, mentre chi ottiene voti più bassi è maggiormente indirizzato verso percorsi tecnici e professionali. Questo crea un paradosso: i percorsi più vicini al mondo del lavoro reale sono spesso meno attrattivi a causa di un deficit di prestigio, alimentando un disallineamento strutturale tra formazione e sistema produttivo.

La ricerca evidenzia anche come la scuola fatichi a compensare le disuguaglianze di partenza. Il tasso di abbandono scolastico precoce (early leavers) è significativamente più alto tra i giovani con genitori poco istruiti (23,9%) rispetto a quelli con genitori laureati (1,6%). Inoltre, quasi uno studente su due non raggiunge competenze adeguate in italiano e oltre la metà in matematica, segnalando non solo dispersione, ma anche una carenza nella qualità del capitale umano formato.

Verso un futuro lavorativo: visibilità e continuità

In conclusione, i giovani italiani non rifiutano il lavoro, ma incontrano difficoltà nell'immaginarlo concretamente. La teoria scolastica raramente si collega in modo visibile alla pratica lavorativa, i contesti produttivi rimangono poco conosciuti e i passaggi tra formazione e impiego sono poco chiari. Per affrontare questa sfida, è necessario rendere il lavoro più visibile all'interno dei percorsi educativi, costruire una maggiore continuità tra scuola e realtà produttiva e anticipare il momento in cui i ragazzi iniziano a proiettarsi nel mondo professionale.

Questa non è solo una questione educativa, ma anche economica. Un orientamento efficace e una transizione scuola-lavoro fluida sono fondamentali per la produttività futura del Paese, la capacità di innovare e la tenuta del sistema economico. Ridurre la distanza tra formazione e mondo del lavoro significa rafforzare il legame tra giovani, competenze e occupazione, contrastando al contempo le disuguaglianze sociali.