Una cittadina di Forlì è stata scagionata da accuse di minacce gravi nei confronti dell'ex Presidente del Consiglio Mario Draghi. Il tribunale ha stabilito che i fatti contestati non sussistono, escludendo la configurabilità di un reato.
Donna di Forlì scagionata da accuse di minacce
Una residente di Forlì, di 59 anni, è stata assolta. L'accusa riguardava presunte minacce gravi rivolte all'ex Presidente del Consiglio, Mario Draghi. La decisione è arrivata durante l'udienza predibattimentale presso il Tribunale di Roma.
La donna era imputata per aver inviato due messaggi di posta elettronica. Questi contenevano espressioni ritenute invettive. L'invio risale al 16 febbraio 2022, quando Draghi era ancora capo del governo. La difesa ha ottenuto il proscioglimento.
Il tribunale esclude la minaccia aggravata
Il giudice Giacomo Autizi ha pronunciato la sentenza di assoluzione. La formula utilizzata è stata «perché il fatto non sussiste». Il pubblico ministero Eugenio Albamonte aveva invece richiesto il rinvio a giudizio. Il Tribunale della Capitale, competente per territorio, ha analizzato il contenuto delle comunicazioni.
Secondo i giudici romani, le espressioni utilizzate non potevano essere interpretate come minacciose. Nonostante ciò, il tenore dei messaggi non era certo di circostanza. La donna aveva inviato le email dal suo indirizzo personale.
Contesto delle comunicazioni e difesa legale
La donna, residente a Forlì, aveva spedito due messaggi distinti. Nel primo, esprimeva l'augurio di una malattia incurabile per Draghi. Nel secondo, formulava commenti non lusinghieri sull'ex premier. Il movente dell'astio sembra essere legato al periodo Covid.
Le restrizioni sanitarie in vigore nel febbraio 2022 avrebbero infatti inciso negativamente sulla libertà di spostamento e sull'attività lavorativa della donna. Gli avvocati difensori, Francesco e Davide Minutillo, hanno sollevato eccezioni precise.
Hanno sostenuto la mancanza dell'elemento obiettivo del reato. In particolare, una delle espressioni utilizzate è stata definita colloquiale in Romagna. Pur essendo poco elegante, non configurerebbe una minaccia vera e propria. Questo avrebbe fatto decadere l'elemento oggettivo del reato contestato.
Diritto di critica e assenza di minaccia
La difesa ha argomentato che le espressioni, seppur colorite, rientrerebbero nel diritto di critica. Non configurerebbero quindi una minaccia aggravata. Il tribunale ha accolto questa interpretazione. La donna è stata quindi scagionata dalle accuse.
La vicenda si conclude con un'assoluzione piena. Il tribunale ha ritenuto insussistente il reato contestato. La donna di Forlì non dovrà affrontare un processo per le email inviate all'allora Presidente del Consiglio.
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