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La mostra fotografica "Un mondo che scompare" di Antonio Ferraroni a Fiorenzuola documenta la vita del popolo Afar in Etiopia e la sua lotta contro la modernizzazione. L'esposizione sarà visitabile gratuitamente presso la Chiesa della Buona Morte.

La vita del popolo Afar nella Dancalia

La regione della Dancalia, situata tra Etiopia, Eritrea e Gibuti, è un territorio complesso. Qui vive il popolo Afar, protagonista di un movimento indipendentista nato nel 1975. L'area è caratterizzata da scontri armati e richiede permessi speciali per l'accesso. Le guardie armate accompagnano i visitatori.

Il Lago Karum, nella Piana del Sale, presenta un'elevata concentrazione salina. Il sale viene estratto sia da qui che da cave a cielo aperto. La zona si trova tra i 60 e i 90 metri sotto il livello del mare. Il caldo intenso limita il lavoro alle prime ore del giorno.

Molti scavatori lavorano anche di notte, sfruttando la luce lunare. Le squadre sono suddivise per compiti e appartenenza religiosa. I Tigrini Cristiani Ortodossi tagliano spesse lastre di sale. I musulmani Afar trasformano queste lastre in mattoni chiamati 'ganfur'.

Il lavoro e la tradizione nel deserto

Ogni individuo contribuisce al sostentamento familiare e tribale. Si adattano alle risorse disponibili e al clima ostile. La divisione dei ruoli è fondamentale in queste condizioni estreme. I cammellieri arrivano all'alba con carovane di dromedari e asini.

Trasportano carichi pesanti, fino a 100kg per dromedario. Al tramonto, le carovane lasciano la piana. Seguono il letto del fiume Saba, raggiungendo i magazzini di Berkale. Da lì, il sale viene trasportato a Makallè per la vendita.

Questo antico metodo di lavoro sta scomparendo. Le compagnie minerarie introducono la meccanizzazione. Il popolo Afar teme di perdere il proprio sostentamento. La loro rivolta è una reazione a questa minaccia.

L'indagine sociale di Antonio Ferraroni

Antonio Ferraroni esplora le dinamiche sociali in questo progetto fotografico. Le sue immagini in bianco e nero 'fine art' comunicano tensione. L'autore trasmette la durezza della situazione vissuta.

Ferraroni evoca emozioni forti e sincere. Evita artifici e spettacolarizzazioni. La sua opera mostra grande partecipazione umana. Non c'è giudizio o pregiudizio nelle sue foto.

Sottolinea il gesto atavico tramandato da generazioni. Questo assicura la migliore qualità nella lavorazione del sale. L'osservatore percepisce la fatica ancestrale. La bellezza tragica degli scenari esalta la drammaticità.

Informazioni sulla mostra

L'inaugurazione della mostra è prevista per sabato 4 aprile alle ore 17:00. L'evento si terrà presso la Chiesa della Buona Morte, in via Liberazione a Fiorenzuola. La mostra sarà visitabile fino al 19 aprile.

Gli orari di apertura sono: Lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Il giovedì gli orari sono ridotti: dalle 10:00 alle 12:00.

L'ingresso alla mostra è libero e gratuito. Un'occasione per riflettere sulla resilienza umana e le sfide del cambiamento.