Condividi

Il valore delle esportazioni sarde nel 2025 è diminuito dell'11,4%, perdendo oltre 758 milioni di euro. Il settore petrolifero ha pesato notevolmente, ma anche l'agroalimentare mostra segnali preoccupanti. Cna chiede interventi urgenti per diversificare i mercati.

Forte calo delle esportazioni sarde nel 2025

Le esportazioni della Sardegna hanno subito una battuta d'arresto nel corso del 2025. Il valore totale è sceso dell'11,4%. Questo si traduce in una perdita di oltre 758 milioni di euro. Il fatturato complessivo è passato da 6,7 a 5,9 miliardi di euro. Questi dati emergono da un'analisi del Centro Studi di Cna Sardegna. La situazione internazionale, segnata da tensioni geopolitiche, ha influito negativamente. Le politiche sui dazi, introdotte dagli Stati Uniti, hanno avuto un impatto significativo.

Il settore petrolifero raffinato è stato il principale responsabile di questo calo. Esso rappresenta circa il 75% dell'export regionale. La sua performance ha pesato in modo determinante sull'intero quadro. Senza considerare questo comparto, la flessione si attesta a un più contenuto -1,1%. Il settore manifatturiero non petrolifero ha registrato un risultato quasi in pareggio. Ha chiuso il 2025 con un +2,9%. Il comparto chimico, in particolare, ha mostrato una crescita notevole del +12,4%.

Agroalimentare sotto pressione: calano formaggi e vini

Il settore agroalimentare ha chiuso il 2025 con una flessione dell'-1,7%. Tuttavia, l'analisi dei dati mensili rivela una situazione più critica. Dopo un inizio anno positivo, dovuto agli acquisti anticipati negli USA prima dell'introduzione dei dazi, gli ultimi mesi del 2025 hanno visto un brusco rallentamento. I formaggi e i derivati del latte hanno registrato un calo dell'-1,9%. Essi costituiscono il 64,6% dell'export agroalimentare.

Il Pecorino Romano, destinato agli USA, ha mostrato un calo costante da agosto a dicembre. Le percentuali di flessione mensile sono state: -30%, -2,4%, -8,8%, -12% e -18%. Il dato annuo per il Pecorino Romano è stato del -2,8%. Anche i vini e le bevande hanno subito un calo del -9,4%. Gli oli hanno registrato una flessione ancora più marcata del -21,3%. Questo avviene dopo anni di crescita ininterrotta per questi prodotti.

Mercato USA in crisi: impatto sui prodotti sardi

Il mercato americano rappresentava, tra il 2023 e il 2024, circa il 10% del valore totale dell'export sardo. Si è registrato un crollo significativo delle esportazioni verso gli USA. Il valore è passato da quasi 234 milioni di euro nel trimestre finale del 2022 a meno di 45 milioni nello stesso periodo del 2025. Si tratta di una riduzione dell'81% in tre anni. Questo calo è attribuibile quasi interamente al comparto petrolifero raffinato. La sua quota sul mercato USA è scesa dal 10% al 2,4% del totale settoriale.

L'agroalimentare è diventato il primo settore esportatore verso gli USA. Nel 2025 ha generato circa 130 milioni di euro. Il mercato americano assorbe ancora oltre il 52% delle vendite di prodotti alimentari isolani. L'incertezza commerciale, le minacce di dazi e le sentenze della Corte Suprema americana, unite all'aumento dei costi di trasporto legato alla guerra in Iran, rappresentano un rischio sistemico. Questo è quanto sottolinea Cna.

Cna: diversificare i mercati è un'urgenza

Cna individua due gruppi strategici di mercati alternativi per rilanciare l'export agroalimentare. Si tratta dei mercati maturi come Spagna, Canada e Australia. Vanno poi considerati i mercati emergenti quali Polonia, Corea del Sud ed Emirati Arabi. L'obiettivo è ridurre la dipendenza dal mercato americano. I dati del 2025 confermano la fragilità strutturale del sistema export sardo. Lo affermano Luigi Tomasi, presidente regionale, e Francesco, segretario regionale di Cna Sardegna.

Quando quasi tre quarti delle vendite all'estero dipendono da un unico settore, il petrolifero, e le eccellenze agroalimentari rischiano di perdere il loro principale mercato di sbocco per ragioni geopolitiche incontrollabili, la diversificazione diventa un'urgenza. Cna chiede con forza alla Regione e al Governo nazionale di mettere in campo strumenti concreti di supporto all'internazionalizzazione. Sono necessarie risorse dedicate alla penetrazione di nuovi mercati per le piccole e medie imprese agroalimentari. Serve inoltre un piano integrato di promozione che coinvolga le imprese artigiane e le supporti in questa transizione.