L'esame di abilitazione alla professione forense è a un bivio. Esperti riuniti a Roma temono un ritorno a un sistema più complesso, con tre prove scritte, a causa dell'incertezza normativa. Si chiede una proroga in attesa di una riforma definitiva.
Incertezza sulla riforma dell'esame forense
La professione di avvocato affronta un futuro incerto. Le regole per accedere alla professione legale sono in bilico. Una riforma attesa da tempo non è ancora definita. Questo crea dubbi per i futuri professionisti.
L'Università degli Studi Niccolò Cusano ha ospitato un importante convegno. L'evento, intitolato "Tra rigore e futuro: il destino dell'esame forense", celebrava il ventennale dell'ateneo. L'incontro ha riunito figure chiave del settore. Erano presenti rappresentanti del ministero della Giustizia. Hanno partecipato magistrati e leader del Consiglio Nazionale Forense.
L'obiettivo era analizzare i problemi attuali. Si è discusso delle prospettive di cambiamento. La riforma mira a modificare il percorso di abilitazione. Migliaia di laureati attendono sviluppi normativi.
Rischio ritorno a tre prove scritte
Un punto critico discusso è stato il disegno di legge delega. Questo testo è attualmente all'esame della Camera dei Deputati. La mancata inclusione di una proroga nel decreto Milleproroghe 2026 ha creato allarme. I candidati per la sessione di dicembre si trovano in una situazione precaria.
Senza un intervento legislativo rapido, si profila uno scenario preoccupante. Potrebbe verificarsi un ritorno alla normativa del 2012. Questo vecchio sistema prevedeva tre prove scritte e una orale. Si supererebbe così la modalità semplificata attuale. Quest'ultima, introdotta dal 2020, prevede un esame scritto e uno orale.
Il professor Fabio Fortuna, Rettore di Unicusano, ha aperto i lavori. Ha sottolineato la necessità di unire università e mondo del lavoro. «Dobbiamo raccogliere la sfida di avvicinare il mondo universitario al percorso professionale», ha affermato. La formazione deve mirare all'inserimento lavorativo effettivo.
Appelli per una proroga e modernizzazione
Antonino Galletti, Consigliere Nazionale Forense, ha espresso speranza. «La speranza è che la riforma migliori le condizioni di lavoro dei colleghi», ha detto. Ha aggiunto l'importanza di attrarre giovani talenti. La professione forense tutela le libertà, specialmente quelle dei più deboli.
Tuttavia, l'attuale stallo normativo è un ostacolo. Antonio Melillo, Presidente della Commissione Centrale Esame Avvocato 2025/26, ha lanciato un avvertimento. «Passare all'improvviso dal sistema semplificato alle tre prove del vecchio ordinamento è un errore», ha dichiarato. Ha aggiunto: «È opportuno prorogare in attesa della riforma definitiva».
Luigi Vingiani, segretario nazionale della Confederazione Giudici di Pace, ha delineato la futura riforma. Ha promosso un approccio di modernizzazione. «L'esame deve essere un momento di valutazione meritocratica e non una limitazione», ha spiegato. Ha criticato l'idea di tre prove scritte. La professione si sta orientando verso la specializzazione.
Nicholas Esposito, Consigliere presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha evidenziato un altro problema. L'instabilità normativa allontana i laureati dalla carriera forense. «Non possiamo avere un approccio iperteorico», ha affermato. L'esame forense non deve rappresentare una barriera per i giovani.
Tra i partecipanti anche Rachele Mussolini, consigliera di Roma Capitale. Ha definito l'iniziativa un momento di «confronto fondamentale per soluzioni innovative».