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Il settore delle costruzioni a Forlì-Cesena, pur rimanendo un pilastro economico, si prepara a un 2026 complesso. La fine dei bonus edilizi e del Pnrr richiede nuove strategie per affrontare la frammentazione delle imprese e la necessità di maggiore competitività.

Il peso dell'edilizia nel territorio

Le costruzioni rappresentano un pilastro fondamentale per l'economia della provincia di Forlì-Cesena. Il comparto contribuisce al valore aggiunto locale per il 6,1%. Questa percentuale supera la media regionale del 5,1% e quella nazionale del 5,9%. Il settore impiega l'8,8% degli addetti totali provinciali. Le imprese attive nel settore costituiscono il 15,7% del totale provinciale. Questi dati evidenziano il ruolo trainante dell'edilizia per l'economia locale.

Nonostante la sua importanza strategica, il settore edile mostra segnali di possibile contrazione. A fine 2025, le imprese attive a Forlì-Cesena sono stimate in 5.550 unità. Si registra un calo dell'1,1% rispetto all'anno precedente. La struttura produttiva del comparto si conferma estremamente frammentata. La maggior parte delle aziende, il 96,1%, ha una dimensione media di soli 1,5 addetti. Inoltre, il 66,1% delle imprese è costituito da ditte individuali. Oltre l'80% delle attività ha natura artigiana.

Criticità emergenti per il 2026

La frammentazione del settore edile rende le imprese più esposte alle difficoltà di un mercato in evoluzione. «Questo rende il sistema molto diffuso e capillare, ma anche più esposto alle difficoltà di un mercato che oggi richiede maggiore capacità organizzativa, finanziaria e tecnica», afferma Pierluigi Morgagni, presidente di Cna Costruzioni Forlì-Cesena. Le criticità per il 2026 sono molteplici. La prima riguarda la progressiva riduzione degli incentivi straordinari che hanno sostenuto il comparto. I bonus edilizi sono stati ridimensionati. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) si avvia verso la conclusione. Secondo le previsioni del Cresme, l'esaurimento di queste spinte propulsive richiederà un maggiore affidamento sulla competitività delle imprese.

«La seconda criticità riguarda la dimensione d’impresa», prosegue Morgagni. In Emilia-Romagna si nota una correlazione tra fatturato e struttura aziendale. Le imprese più piccole incontrano maggiori difficoltà. Quelle di dimensioni medie e grandi mostrano performance migliori. Questo aspetto è particolarmente sensibile per Forlì-Cesena. Un altro nodo cruciale è quello del lavoro. Nonostante un miglioramento del fatturato, l'intensità lavorativa media nel settore edile rimane inferiore ai livelli pre-pandemia.

Strategie per la transizione

Il 2026 rappresenta un passaggio decisivo per il settore delle costruzioni. Dopo una fase supportata da misure straordinarie, è necessario costruire basi più solide e durature. Per un territorio come quello di Forlì-Cesena, caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, la priorità è accompagnare questa transizione. L'obiettivo è evitare che alcune realtà vengano lasciate indietro. Il primo tema affrontato è quello dell'aggregazione. Favorire reti, consorzi e forme collaborative è fondamentale. Questo permetterà anche alle imprese più piccole di accedere a commesse più complesse. Permetterà inoltre di rafforzare la loro capacità competitiva.

«Senza un salto dimensionale, il rischio è quello di restare ai margini di un mercato che richiede sempre più organizzazione e struttura», è il monito di Morgagni. Subito dopo viene il tema dell'accesso al credito. In una fase di riduzione degli incentivi, la disponibilità di risorse finanziarie diventa cruciale. Queste risorse sono necessarie per sostenere investimenti, innovazione e continuità operativa. È fondamentale garantire strumenti finanziari più efficaci e realmente accessibili alle piccole e medie imprese (PMI). C'è poi una questione politica non più rimandabile: la continuità delle politiche pubbliche. Il settore non può più essere soggetto a cicli discontinui, con fasi di forte espansione seguite da brusche frenate. «Servono regole chiare, stabili e programmabili, che permettano alle imprese di pianificare nel medio periodo», conclude Morgagni.

Sostenibilità e digitalizzazione come leve

Infine, il tema della sostenibilità assume un'importanza crescente. L'integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) è fondamentale. Insieme alla digitalizzazione e all'innovazione, questi aspetti non sono più un'opzione. Diventano una leva concreta di competitività per le imprese del settore edile. Le aziende devono essere accompagnate in questo percorso. L'obiettivo è trasformare la transizione ecologica e digitale in un'opportunità. Deve diventare un fattore di crescita e non un ulteriore ostacolo.

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