Il Coordinamento Dirigenti Penitenziari esprime forte preoccupazione per una bozza di decreto che rischia di militarizzare le carceri e svuotare il ruolo dei direttori. Si chiede il ritiro immediato del testo.
Critiche alla bozza di riorganizzazione
È stata espressa viva preoccupazione per una bozza di decreto ministeriale. Questo provvedimento mira a riorganizzare gli uffici dirigenziali del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Il Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari ha diffuso una nota a riguardo. Si teme una trasformazione dell'Amministrazione Penitenziaria. L'obiettivo sarebbe un ente con forti caratteristiche paramilitari. Si confonderebbe la sicurezza con un mero securitarismo. Questo approccio non gioverebbe nemmeno alla polizia penitenziaria stessa. La richiesta è chiara: ritiro immediato della bozza. È necessario aprire un confronto costruttivo.
Svuotamento della figura del Direttore
La figura del Direttore dell'Istituto verrebbe svuotata di senso. Sarebbe il primo garante di equilibri e diritti. Questo è il duro giudizio di Enrico Sbriglia, Coordinatore Nazionale della Dirigenza Penitenziaria Fsi-Usae. Se si pensa di gestire le carceri esautorando i responsabili legali e gestionali, si deve essere pronti a un conflitto istituzionale senza precedenti. Il sindacato annuncia questa prospettiva. La categoria dirigenziale è fortemente ancorata ai valori costituzionali. Essa mette a sistema la complessità della pena. Questa include sia le esigenze di sicurezza sia l'azione di recupero dei detenuti. Si vuole invece introdurre un modello confuso. Questo modello calpesterebbe e violerebbe tutti i precetti della Costituzione italiana.
Carenza di risorse e criticità contrattuali
Il vero dramma risiede nella povertà di mezzi e risorse umane. È scandaloso che le posizioni contrattuali del personale delle funzioni centrali siano rimaste ferme. Questo personale non vede alcun automatismo di carriera. Sbriglia difende la polizia penitenziaria. Non scimmiottava i personaggi dei film d'azione. Sapeva porsi con autorevolezza e umanità verso i detenuti. Porre il Gom (Gruppo Operativo Mobile) alle dipendenze funzionali di una Direzione Generale della Polizia è un errore tecnico e giuridico imperdonabile. La gestione del regime previsto dall'articolo 41-bis O.P. non è solo una questione di ordine pubblico. Sottrarre questa materia alla sintesi del Capo del Dipartimento e della Dirigenza di carriera espone lo Stato a una deriva. Si confonderebbe la custodia con la sopraffazione.
Il ruolo dell'Articolo 27 della Costituzione
I Dirigenti Penitenziari non rimarranno a guardare. L'articolo 27 della Costituzione non può essere cancellato con un colpo di spugna. Esso rappresenta il cuore del loro mandato. La tutela della dignità umana e la finalità rieducativa della pena sono principi fondamentali. La bozza di decreto ministeriale sembra ignorare questi aspetti cruciali. Si auspica un ripensamento delle strategie. L'obiettivo dovrebbe essere il miglioramento del sistema penitenziario. Questo deve avvenire nel rispetto dei diritti e dei principi costituzionali. La sicurezza e il recupero devono coesistere. Non possono essere visti come obiettivi in contrapposizione.