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Daria Deflorian porta in scena "Che dolore terribile è l'amore", spettacolo ispirato al romanzo "Non dico addio" della premio Nobel Han Kang. Dopo il successo a Bologna, la pièce arriva a Milano e Roma, esplorando temi di memoria, trauma e resilienza.

Daria Deflorian interpreta "Non dico addio"

L'attrice Daria Deflorian presenta uno spettacolo intenso. Si intitola «Che dolore terribile è l'amore». Questo lavoro si ispira al romanzo «Non dico addio». È considerato uno dei più importanti scritti dalla premio Nobel Han Kang. L'edizione italiana è curata da Adelphi. Deflorian aveva già portato in scena un'altra opera della scrittrice coreana. Si trattava de «La vegetariana», due anni fa.

La nuova produzione teatrale è descritta come lieve e poetica. Deflorian parte da una singola frase del libro per costruire l'intera narrazione. Lo spettacolo affronta la memoria e il trauma. Esplora la discesa della protagonista Gyeong-ha. Questo viaggio avviene tra ricordi e incubi. La storia si lega a un evento storico tragico.

La repressione della rivolta dell'isola di Jeju nel 1948 è centrale. Dopo la divisione della Corea, circa trentamila persone furono massacrate. Tra le vittime c'erano molti bambini. Furono accusati di simpatie comuniste. L'esercito della Corea del Sud attuò la repressione. Gli Stati Uniti diedero il loro tacito consenso.

Un allestimento essenziale per temi profondi

La scenografia dello spettacolo è volutamente essenziale. Pochi elementi dominano il palco. Ci sono diversi tronchi d'albero neri. Una piccola gabbia arancione è posta sullo sfondo. Questi elementi visivi sembrano richiamare la scelta registica. Si punta a raccontare con delicatezza il percorso interiore di Gyeong-ha. La protagonista affronta la sua discesa nella memoria.

Il racconto include descrizioni di sangue e atrocità. Si parla di fucilazioni e fosse comuni. Questi momenti vengono inseriti in una cornice di grande delicatezza umana. La natura stessa sembra riflettere la turbolenza interiore. Si evocano tempeste di neve e venti impetuosi. Questa realtà avversa e impegnativa è quella che Gyeong-ha deve affrontare.

La donna giunge sull'isola di sera. Deve raggiungere la casa isolata dell'amica In-seon. Quest'ultima ha avuto un incidente. È ricoverata in ospedale a Seul. In-seon chiede a Gyeong-ha di occuparsi del suo uccellino. L'animale domestico, però, viene trovato morto all'arrivo dell'amica.

Memoria, sogno e realtà si intrecciano

I tronchi neri sulla scena evocano anche i sogni. In questi incubi appare un cimitero sul mare. L'acqua minaccia di sommergere le tombe. Le onde sembrano portare via i corpi. Questo è un sogno ricorrente per Gyeong-ha. Sembra rappresentare ricordi che la mente ha cercato di cancellare.

Questi ricordi riemergono come fantasmi. Accade durante una notte di bufera. Gyeong-ha si trova nella casa dell'amica. Quest'ultima è una film maker. La casa include una falegnameria. In-seon ama lavorare il legno. La casa apparteneva alla madre di In-seon. La madre era tra le vittime dei tragici eventi del 1948.

In una sorta di annullamento del tempo, riaffiorano ricordi. Emergono sia quelli personali che quelli di altre persone. Vengono presentati documenti storici. Le due amiche si ritrovano insieme. Il loro scopo è ricostruire gli eventi. Vogliono assicurarsi che non vengano dimenticati.

Un finale che sottolinea la connessione umana

Daria Deflorian, dopo aver accennato a questi elementi, conclude lo spettacolo in modo quasi improvviso. Sottolinea un messaggio fondamentale. Viene evidenziata l'importanza della presenza reciproca. Il concetto di «io e te» diventa centrale.

Lo spettacolo inizia con un gioco metateatrale. Gli attori, Daria Deflorian nel ruolo di Gyeong-ha e Monica Piseddu nel ruolo di In-seon, parlano del libro. Discutono dell'opera di Han Kang che ha ispirato lo spettacolo. Questo espediente mira a creare un'identificazione. Si cerca una connessione tra le attrici e i personaggi narrati dalla scrittrice.

La drammaturgia si basa su suggestioni piuttosto che su una trama lineare. Si presenta una narrazione fatta di momenti e frasi significative. La recitazione possiede una leggerezza poetica. Si vuole restituire verità al percorso personale. Viene anche esaltata la forza tragica della storia.

Successo e prossime tappe dello spettacolo

Il lavoro teatrale ha debuttato con successo. La prima rappresentazione è avvenuta al Festival di Avignone quest'estate. Successivamente, è arrivato in Italia. La prima tappa italiana è stata all'Arena del Sole di Bologna. Qui ha riscosso un grande successo. Gli applausi sono stati infiniti.

Le prossime date dello spettacolo sono già state annunciate. Da domani, la pièce sarà in scena al Teatro Studio del Piccolo di Milano. Successivamente, dal 26 novembre, sarà al Valle di Roma. La tournée si concluderà dal 18 dicembre al Condeduque di Madrid.

La scelta di portare in scena un'opera così complessa e toccante dimostra la maturità artistica di Daria Deflorian. Il romanzo di Han Kang affronta temi universali. La violenza, la memoria e la capacità di guarigione sono al centro. Lo spettacolo promette di essere un'esperienza emotiva profonda per il pubblico.

La scrittrice Han Kang, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura, è nota per la sua capacità di esplorare le profondità della psiche umana. Le sue opere spesso intrecciano storie personali con eventi storici traumatici. «Non dico addio» non fa eccezione. Il libro esplora il dolore, la perdita e la ricerca di significato di fronte all'orrore.

La trasposizione teatrale di Deflorian sembra catturare l'essenza di questa esplorazione. L'uso di un linguaggio scenico minimale permette di concentrare l'attenzione sulle performance attoriali. La recitazione, descritta come leggera e poetica, mira a evocare emozioni sottili. Questo approccio è fondamentale per trattare argomenti così delicati.

Il legame tra le due amiche, Gyeong-ha e In-seon, diventa un fulcro narrativo. La loro relazione simboleggia la resilienza umana. Rappresenta la capacità di trovare conforto e sostegno reciproco. Anche di fronte a traumi indicibili. La storia di In-seon e della sua famiglia, vittime della repressione, aggiunge un ulteriore strato di profondità.

La scelta di ambientare parte della vicenda in una casa con falegnameria non è casuale. Il lavoro manuale, la creazione di oggetti, può essere visto come un atto di ricostruzione. Un modo per dare forma al caos. Per trovare un ordine nel disordine interiore ed esteriore. La madre di In-seon, attraverso i ricordi, partecipa a questa ricostruzione.

Lo spettacolo invita il pubblico a riflettere. Invita a considerare l'importanza della memoria collettiva. E la necessità di non dimenticare gli eventi storici. Soprattutto quelli che hanno segnato profondamente una nazione. La frase finale sull'importanza di essere «io e te» rafforza il messaggio. Sottolinea il valore delle connessioni umane.

La tournée italiana e internazionale conferma l'interesse per questo tipo di teatro. Un teatro che osa affrontare temi complessi. Che utilizza un linguaggio artistico raffinato. E che mira a creare un dialogo con lo spettatore. Le date a Milano e Roma rappresentano occasioni imperdibili per assistere a questa produzione.

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