Leonardo Scarton, romano di 29 anni, sta compiendo un epico viaggio in bicicletta partito da Roma con destinazione Kyoto. L'avventura, iniziata a febbraio, lo ha portato attraverso continenti, trasformando la ricerca di luoghi in un profondo incontro con le persone.
Un viaggio di scoperta e incontri
Leonardo Scarton, un giovane di 29 anni originario del quartiere Garbatella a Roma, ha intrapreso un'avventura straordinaria. Ha lasciato la sua città natale l'8 febbraio con un obiettivo ambizioso: raggiungere Kyoto, in Giappone, in bicicletta. Dopo quasi otto mesi in sella, ha già attraversato numerosi paesi, raggiungendo Pechino.
Il suo viaggio non è quello di un atleta professionista. Leonardo ha scelto la bicicletta come mezzo per esplorare il mondo. Il suo scopo principale è conoscere le persone e immergersi in esperienze autentiche, lontane dai circuiti turistici convenzionali. L'idea di raggiungere il Giappone via terra era nata anni prima, durante un periodo di studio nel Paese del Sol Levante.
Preparazione e motivazioni personali
L'ispirazione per questo viaggio è arrivata da un amico che gli ha descritto la bicicletta come un mezzo più accessibile della montagna. «Andare in bici è molto più facile che andare in montagna. Se ti succede qualcosa per strada trovi una mano», gli disse. Questa frase ha acceso in lui la voglia di partire.
La preparazione è stata meticolosa. Leonardo ha dedicato sei mesi alla pianificazione dell'itinerario, studiando mappe e percorsi nei minimi dettagli. Il Giappone rappresentava un punto fermo anche per motivi personali. Lì aveva conosciuto Sayaka, che oggi è sua moglie. Quando lei ha avuto l'opportunità di preparare un esame per lavorare all'estero nel 2024, Leonardo ha capito che quello era il momento giusto per iniziare il suo viaggio.
Condivisione e curiosità storica
Ogni sera, Leonardo dedica tempo allo studio della storia dei luoghi che attraversa. Queste conoscenze vengono poi condivise con la sua vasta community online, composta da circa 200mila follower su Instagram. «Io sui social ripeto, così mi ricordo meglio la storia di tutti questi luoghi», spiega. La sua curiosità per la storia affonda le radici nell'infanzia, quando sognava di fare l'archeologo ispirato da Indiana Jones.
Ha raccolto su Google Maps circa 20mila luoghi da visitare. «Quello che racconto lo scopro durante il viaggio», afferma. La strada, tuttavia, gli ha insegnato che il vero valore del viaggio risiede negli incontri umani. In otto mesi, ha sperimentato l'ospitalità di sconosciuti, dormendo in moschee, ristoranti, parchi e case private.
Ospitalità e sfide lungo il cammino
«Ogni Paese ha la sua specificità», osserva Leonardo. In Turchia, ad esempio, qualsiasi moschea offre un riparo per la notte. Racconta di un pastore che lo ha ospitato, condividendo con lui quattro ore di conversazione nonostante la barriera linguistica. «Vedi proprio come si crea un legame umano senza bisogno di sapere l'uno la lingua dell'altro», sottolinea.
Non sono mancate le difficoltà. In Mongolia, ha dovuto rinunciare ad attraversare una parte del deserto del Gobi a causa di cinque giorni di vento contrario a circa 50 chilometri orari. «Se devo stare qui a soffrire senza una ricompensa, il gioco non vale la candela», ha deciso. Sul Pamir, a oltre 4.000 metri di altitudine, ha rischiato di soffocare nella sua tenda, schiacciata dalla neve.
Leonardo chiarisce che il suo viaggio non è una prova di resistenza. «Io alla fine lo faccio per stare bene, non per soffrire», afferma con convinzione. Il senso del suo progetto si è evoluto nel tempo. Inizialmente, la sua ricerca era focalizzata sui luoghi da vedere, dalle rovine archeologiche a siti remoti. Con il passare dei chilometri, gli incontri sono diventati sempre più importanti: le famiglie che lo hanno accolto, le conversazioni spontanee, i gesti di persone che non parlavano la sua lingua.
Il valore della solitudine e della vulnerabilità
«All'inizio del viaggio ero alla ricerca dei luoghi, ora lo sto finendo alla ricerca delle persone», ammette. Questo cambiamento gli ha permesso di scoprire un modo diverso di vivere la solitudine. «Viaggiando da solo sei obbligato a creare legami, e quindi alla fine non sei mai da solo», riflette.
La bicicletta si è rivelata uno strumento fondamentale in questo percorso. «È uno strumento che ti dona vulnerabilità», spiega. In campagna, le persone si fermano spontaneamente, pongono domande e lo invitano nelle loro case. Questo crea un'apertura e una connessione umana difficili da ottenere in altri modi.
Progetti futuri a Kyoto
Una volta arrivato a Kyoto, dove si trasferirà con sua moglie Sayaka, Leonardo desidera trasformare questa esperienza in un nuovo progetto. L'idea è quella di accompagnare piccoli gruppi alla scoperta del Giappone rurale. L'obiettivo non è visitare luoghi turistici, ma piuttosto «avvicinarsi all'altra cultura» in modo profondo e significativo.