L'Europa si prepara a possibili misure straordinarie a causa della crisi energetica globale. La chiusura dello Stretto di Hormuz e la guerra in Iran hanno fatto impennare i prezzi di gas e petrolio. Si discute di un "lockdown energetico" per ridurre i consumi e stabilizzare i mercati.
Possibili misure straordinarie in Europa
L'aumento dei costi di petrolio e gas ha riacceso lo spettro di misure eccezionali in Europa. Queste decisioni ricordano quelle del 2022, seguite all'invasione russa dell'Ucraina. La situazione attuale è legata alla guerra con l'Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Questi eventi hanno ridotto drasticamente i flussi di energia. I prezzi sono saliti rapidamente, influenzando carburanti e inflazione.
Il commissario europeo all'Energia, Dan Jørgensen, ha inviato una lettera agli Stati membri. Ha chiesto preparazione per un'interruzione prolungata del commercio energetico. Ha sollecitato coordinamento e monitoraggio delle forniture. La Commissione ha suggerito misure volontarie di risparmio, specialmente nei trasporti. Si fa riferimento al "10-Point Plan to Cut Oil Use" dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA).
La Commissione ha anche chiesto di evitare iniziative nazionali che aumentino i consumi. Sono state raccomandate limitazioni alla libera circolazione dei prodotti petroliferi. Si è suggerito di rinviare manutenzioni non urgenti alle raffinerie. L'obiettivo è preservare la capacità produttiva europea.
Il piano dell'Agenzia Internazionale dell'Energia
Il piano dell'IEA, pubblicato nel marzo 2022, propone dieci azioni immediate. Queste mirano a ridurre il consumo di petrolio nelle economie avanzate. Tra le proposte: lavoro da remoto fino a tre giorni settimanali. Si suggerisce anche la riduzione dei limiti di velocità autostradale di 10 km/h. Sono previsti trasporti pubblici più economici e domeniche senz'auto nelle grandi città.
Altre misure includono la circolazione a targhe alterne. Si promuove il car sharing e un uso più efficiente del trasporto merci. Si favoriscono treni ad alta velocità e notturni rispetto agli aerei. Si raccomanda di ridurre i viaggi d'affari in aereo. Viene anche sollecitata l'adozione di veicoli elettrici ed efficienti.
Secondo l'IEA, l'applicazione completa di queste misure potrebbe ridurre la domanda di petrolio di circa 2,7 milioni di barili al giorno. Questo calo potrebbe avvenire entro quattro mesi. L'agenzia considera la situazione attuale molto seria.
La crisi energetica più grave da decenni
Fatih Birol, direttore esecutivo dell'IEA, ha definito la situazione «molto grave». Ha avvertito che il mondo potrebbe affrontare la «peggiore crisi energetica degli ultimi decenni». Birol ha confrontato la situazione attuale con le crisi petrolifere degli anni Settanta. Allora si persero circa cinque milioni di barili al giorno per crisi. Oggi, la perdita stimata è di 11 milioni di barili giornalieri.
La differenza rispetto al 2022 risiede nella natura dello shock. Non si tratta di un taglio graduale delle forniture russe. È invece l'effetto sistemico della guerra con l'Iran sul traffico energetico globale. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha compromesso una quota significativa dei flussi mondiali di greggio e gas naturale liquefatto (GNL).
Lo Stretto di Hormuz è un passaggio cruciale. Circa il 20% del petrolio e del GNL mondiali transitano da qui. Una sua chiusura prolungata ha già causato forti rincari. I prezzi fisici di jet fuel, diesel e benzina sono quasi raddoppiati. Anche i prezzi europei del gas sono aumentati notevolmente dall'inizio del conflitto.
Il significato del "lockdown energetico"
Dallo scenario di emergenza prolungata nasce il timore di un "lockdown energetico". Questa espressione, molto discussa sui social, non è una formula tecnica ufficiale dell'UE. È un'etichetta giornalistica. Descrive un possibile insieme di misure straordinarie. L'obiettivo è ridurre i consumi, contenere i prezzi e difendere le forniture.
Non si tratta di un confinamento obbligatorio come durante la pandemia di Covid-19. L'espressione rimanda piuttosto a interventi su mobilità, consumi e organizzazione del lavoro. Potrebbero esserci prezzi più alti alla pompa e in bolletta. Ci sarebbero incentivi o obblighi a consumare meno carburante. Potrebbero esserci limitazioni indirette alla mobilità privata e commerciale.
Si prevede una minore disponibilità di alcuni prodotti raffinati, come diesel e cherosene. Potrebbero essere introdotte nuove misure pubbliche per sostenere famiglie e imprese. In diversi Paesi si discute di sussidi selettivi, riduzioni fiscali temporanee e restrizioni alla guida. Si parla anche di aumento del lavoro da remoto e riduzione degli spostamenti non essenziali.
Impatto su cittadini, lavoratori e industrie
Per i cittadini, il rischio principale è economico. L'aumento del prezzo di petrolio e gas si riflette su benzina, diesel, trasporti e bollette. Ci sono effetti a catena sui prezzi di beni e servizi. La vita quotidiana potrebbe cambiare con misure per ridurre la domanda: più smart working, meno uso dell'auto, tagli ai viaggi aerei. Potrebbero esserci limiti di velocità o altre forme di contenimento dei consumi.
Per le industrie, il problema principale è il costo dell'energia. I settori più esposti, come manifattura, logistica e chimica, potrebbero affrontare costi di produzione più alti. L'incertezza sulle forniture di combustibili aumenterebbe. In uno scenario severo, le imprese energivore potrebbero ridurre i turni o rallentare la produzione. La Commissione Europea punta a evitare la frammentazione del mercato con misure temporanee e coordinate.
Per i lavoratori, il rischio è l'erosione del potere d'acquisto. Carburanti, trasporti e beni di consumo costano di più. Nel medio periodo, rallentamenti produttivi potrebbero portare a minori ore lavorate in alcuni comparti. La priorità dell'UE è evitare che una crisi di mercato diventi una crisi sociale e industriale. L'allarme dell'IEA indica che questo rischio non è più remoto.