Cronaca

Cento anni fa il primo razzo: l'alba dell'era spaziale

16 marzo 2026, 08:01 2 min di lettura
Cento anni fa il primo razzo: l'alba dell'era spaziale Immagine da Wikimedia Commons Roma
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Nascita dell'era spaziale: il test di Goddard

Il 16 marzo 1926 segna una data fondamentale nella storia dell'esplorazione spaziale. In un freddo mattino nel Massachusetts, il fisico statunitense Robert H. Goddard effettuò il primo lancio di successo di un razzo a propellente liquido. Questo evento pionieristico, avvenuto in un campo innevato della fattoria di famiglia ad Auburn, pose le basi per tutte le successive conquiste spaziali.

Il razzo, battezzato 'Nell', era un prototipo modesto: alto poco più di tre metri e pesante appena 4,5 chilogrammi. Nonostante le sue dimensioni ridotte, il suo volo di soli due secondi e mezzo, che raggiunse un'altitudine di circa 12 metri, dimostrò la validità del principio di propulsione liquida.

La visione di Goddard e le sfide tecnologiche

Goddard, considerato il padre della propulsione a razzo moderna, dedicò la sua vita a trasformare un sogno d'infanzia, alimentato da letture fantascientifiche, in realtà. La sua innovazione principale fu l'utilizzo di una miscela di ossigeno liquido e benzina come propellente, un sistema che offriva un controllo della spinta superiore rispetto ai combustibili solidi allora in uso.

Le sfide tecniche erano notevoli, soprattutto nel gestire la pressurizzazione e la velocità di erogazione del carburante. Tuttavia, Goddard riuscì a superare questi ostacoli, diventando il primo al mondo a realizzare e testare con successo un razzo di questo tipo. Il suo lavoro, inizialmente accolto con scetticismo e persino derisione da parte di alcuni media e autorità, aprì la strada allo sviluppo di tecnologie che avrebbero rivoluzionato il viaggio spaziale.

Dall'esperimento pionieristico alle missioni lunari

Il successo di Goddard non fu immediato. Nonostante le sue ricerche, ci volle il lancio dello Sputnik da parte dei sovietici per far riconoscere appieno il potenziale della sua tecnologia. Perseverando, Goddard continuò a perfezionare i suoi razzi, raggiungendo nel 1935 un'altitudine di 2.400 metri con un modello più grande.

La tecnologia da lui sviluppata è la stessa che ha reso possibili le missioni spaziali più ambiziose, inclusa quella del razzo Saturno V che portò l'uomo sulla Luna. Oggi, a cento anni di distanza da quel primo, timido volo, l'attesa per la missione Artemis II, che riporterà astronauti in orbita lunare, testimonia l'eredità duratura del lavoro di Goddard.

Il razzo Space Launch System (SLS), destinato ad Artemis II, è enormemente più potente e imponente del 'Nell' di Goddard, ma il principio fondamentale della propulsione a liquido rimane invariato, collegando idealmente quel campo innevato del Massachusetts alle future esplorazioni del cosmo.

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