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La Calabria mostra un peggioramento delle liste d'attesa per visite mediche ed esami diagnostici nel 2026. Un'analisi rivela un aumento delle rinunce alle prestazioni sanitarie nella regione.

Liste d'attesa sanitarie in peggioramento

La Calabria affronta un aumento delle attese sanitarie nel 2026. I tempi per le prime visite mediche si allungano. Anche gli esami diagnostici richiedono più pazienza. Questi dati emergono da un'analisi della Fondazione Gimbe. Il confronto riguarda i primi nove mesi del 2026 con lo stesso periodo del 2025.

Le prime visite hanno visto un peggioramento di 2,7 punti percentuali. Gli esami diagnostici hanno registrato un calo di 2,1 punti percentuali. L'Agenas ha fornito i dati di riferimento per questa analisi. La situazione regionale mostra segnali preoccupanti per l'accesso alle cure.

Rinunce alle prestazioni sanitarie in aumento

Nel 2026, la percentuale di cittadini calabresi che hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie è significativa. Si attesta al 10,4% della popolazione. Questo dato è leggermente superiore alla media nazionale. L'Italia registra una media di rinunce del 9,6%.

La Fondazione Gimbe evidenzia come sei regioni italiane abbiano visto un peggioramento. Questo riguarda sia le prime visite sia gli esami diagnostici. Tra queste figurano Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Anche la Sardegna peggiora per le visite, e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami.

Variabilità nell'attribuzione delle priorità

L'analisi della Fondazione Gimbe sottolinea una notevole variabilità. Questa riguarda l'assegnazione della priorità 'P' per le prime visite. La priorità 'P' prevede un'erogazione entro 120 giorni. In Calabria, la quota di prenotazioni entro questo termine è del 66%.

Questo dato è ben superiore alla media italiana, ferma al 34,9%. Tuttavia, i confronti regionali vanno interpretati con cautela. L'Agenas segnala differenze marcate. Si va dal 4,1% della Toscana all'85,4% della Basilicata per l'attribuzione della priorità 'P'.

Critiche alla metodologia di confronto

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, esprime delle riserve. Confrontare le percentuali complessive di prenotazioni entro i tempi può essere fuorviante. Questo avviene senza distinguere per classe di priorità e singola prestazione.

I valori aggregati possono penalizzare o premiare le regioni in modo errato. Possono risentire della diversa distribuzione delle priorità. Possono anche dipendere dal mix delle prestazioni offerte. Questi dati da soli non permettono di valutare l'efficacia delle politiche sanitarie regionali. È necessario un'analisi più approfondita per comprendere le cause del peggioramento.