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L'imprenditore Antonino De Masi, testimone di giustizia, invita a riflettere sulla morte di Denise e sul supporto offerto ai testimoni. Sottolinea l'importanza di considerare queste persone una risorsa per lo Stato e chiede maggiore consapevolezza civica.

La riflessione sulla morte di Denise

La tragica scomparsa di Denise ha spinto l'imprenditore Antonino De Masi a una profonda riflessione. L'imprenditore, che vive sotto scorta dal 2013, ha deciso di interrogare la società e le istituzioni. La sua esperienza personale, legata alla lotta contro la 'ndrangheta, lo porta a considerare la vicenda di Lea Garofalo e di sua figlia Denise.

Lea Garofalo, donna calabrese, scelse la dignità e la libertà rispetto al potere criminale. Questa scelta le costò la vita. Denise, crescendo, rivendicò la scelta materna come un atto di libertà. Madre e figlia, in momenti diversi, pagarono un prezzo altissimo per la loro posizione. La loro storia solleva interrogativi cruciali sul supporto offerto a chi sceglie la legalità.

Il ruolo dei testimoni di giustizia

De Masi sottolinea come Denise abbia dovuto vivere protetta, nascondendo la sua identità. La sua morte impone una domanda: cosa è stato offerto loro dopo la scelta di denuncia? L'imprenditore si rivolge alle istituzioni, affermando che un testimone di giustizia non è un semplice oggetto da proteggere. È un essere umano, con una famiglia e dei figli.

Questi figli, spesso giovani, non hanno scelto nulla ma ne subiscono le conseguenze. De Masi conosce bene questo bivio, pur senza voler sovrapporre la sua storia a quella di Lea e Denise. La sua testimonianza nasce dalla profonda comprensione di quella realtà.

Una risorsa per la Repubblica

L'imprenditore chiede ai rappresentanti delle istituzioni di considerare i testimoni di giustizia una vera e propria risorsa della Repubblica. Sono persone che incarnano i valori proclamati dallo Stato. Bisogna chiedersi se si è imparato a proteggere il significato profondo di queste scelte. In caso contrario, potrebbe esserci qualcosa di più grave di un semplice errore amministrativo.

De Masi si rivolge anche ai cittadini comuni. Li invita a riflettere sul valore della normalità e della libertà. La libertà ha un costo, pagato da chi ha scelto la legalità. I testimoni necessitano di comprensione, poiché la loro scelta genera un bene collettivo. L'abbandono di uno solo invia un messaggio negativo a molti.

La responsabilità collettiva

Se chi scende a compromessi vive serenamente mentre chi sceglie la legalità perde tutto, quale messaggio si trasmette ai giovani? Questa è la responsabilità che grava su tutti, compresi i cittadini. De Masi esprime rammarico per un Paese che lascia soli i suoi figli migliori per poi piangerli. L'appello finale è a non ripetere questo errore con Lea, Denise e con chi è ancora vivo.