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A Bergamo un neonato è stato affidato alla "Culla per la vita". A Brescia esiste un sistema simile dal 2007, ma non è mai stato impiegato. Scopri il suo funzionamento e la sua storia.

La culla per la vita a Brescia

Un neonato è stato recentemente affidato alla "Culla per la vita" a Bergamo. Questo sistema di protezione, attivo e collegato al 118, ha permesso un rapido intervento degli operatori della Croce Rossa. Il piccolo, trasferito all'ospedale Papa Giovanni XXIII, è in buone condizioni.

La "Culla per la vita" bergamasca era già stata utilizzata in precedenza. Nel maggio 2023, una bambina fu trovata e chiamata Noemi. La madre lasciò un messaggio commovente: «Vi affido un pezzo importante della mia vita». Il dispositivo è progettato per garantire il massimo anonimato, senza sistemi di ripresa esterni.

In Italia esistono circa 60 "culle per la vita". Una di queste si trova a Brescia, posizionata sulle mura storiche degli Spedali Civili. È stata creata nel giugno 2007 grazie alla collaborazione tra il Rotary Club Rodengo Abbazia e il centro di Aiuto alla vita.

Nonostante sia attiva e funzionante, la struttura bresciana non è mai stata utilizzata. L'esterno necessita di manutenzione, ma il sistema è operativo. Si tratta di una "culla" termica salva bebè. Uno sportello esterno garantisce l'anonimato totale.

L'ambiente interno è riscaldato e confortevole. Assicura il benessere del neonato in attesa dell'arrivo del personale sanitario. Un segnale acustico avvisa gli operatori dopo la chiusura dello sportello.

Un caso di abbandono a Brescia

A differenza di Bergamo, a Brescia non si sono verificati casi di utilizzo della "Culla per la vita". Nel 2018, una madre in città decise di abbandonare il proprio figlio in un passeggino vicino a un cassonetto.

La vita del neonato fu salva grazie a un passante. La persona, incuriosita dal passeggino lasciato in strada, intervenne. All'interno del passeggino c'erano una coperta, cambi e un biberon di latte.

La storia delle ruote degli esposti

La "ruota degli esposti" ha origini antiche in Italia. La prima apparve nel 1178, istituita da papa Innocenzo III. Era situata nell'ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma.

Si trattava di una bussola girevole, solitamente in legno. Aveva sportelli chiusi su entrambi i lati. Permetteva di lasciare i neonati in modo anonimo. Al momento della rotazione, una campanella suonava all'interno della struttura.

Nel tardo Ottocento, in Italia si contavano circa 1.200 ruote. Ogni anno venivano abbandonati circa 40.000 bambini. La mortalità infantile era altissima, raggiungendo il 60% nei brefotrofi.

Queste strutture furono abolite nel 1923. La "ruota" è stata reintrodotta solo nel 1992. Il dottor Giuseppe Garrone ne promosse una versione più moderna e sicura.

Oggi, le "culle per la vita" sono circa 60 in Italia. Non sono presenti in tutte le regioni. Mancano in Calabria, Friuli, Molise, Sardegna e Trentino.

La Lombardia ne conta una decina. La legge attuale permette alle madri di non riconoscere il proprio bambino dopo il parto in ospedale.

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