Galeazzo Bignami interviene a Montecitorio dopo le dimissioni di Daniela Santanchè. L'esponente di Fratelli d'Italia difende la linea del Governo e attacca l'opposizione. Scopri i dettagli dello scontro politico.
Bignami difende la maggioranza e critica l'opposizione
L'aula di Montecitorio è stata teatro di un acceso dibattito. Il deputato di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha preso la parola. Il suo intervento è stato interrotto più volte. Bignami ha difeso con fermezza le posizioni del Governo. La sua dichiarazione è arrivata in concomitanza con la notizia delle dimissioni del ministro del Turismo, Daniela Santanchè. Questo evento ha ulteriormente infiammato il clima politico.
Il primo punto toccato da Bignami è stato il risultato del referendum costituzionale. L'esponente della maggioranza ha definito l'esito non una sconfitta. «Per noi non è una sconfitta», ha dichiarato Bignami. «Perché nel momento in cui gli italiani si esprimono, per noi è sempre una vittoria». Ha poi rivolto un'accusa diretta. Si è scagliato contro la prassi dei governi di coalizione. «Il fatto che voi siate abituati ad andare al governo quando nessuno vi vota rende questa probabilmente una cosa singolare», ha affermato.
Bignami ha espresso orgoglio per aver portato avanti un punto del programma. «Ma noi siamo orgogliosi di aver portato al voto un punto del nostro programma», ha sottolineato. Le sue parole hanno evidenziato una netta divisione tra la maggioranza e l'opposizione. La discussione ha toccato temi di grande rilevanza nazionale. Il dibattito si è concentrato sulla strategia politica e sulla volontà di attuare il proprio mandato elettorale.
Scontro sulla legalità e le radici della destra
Il tono della discussione si è innalzato notevolmente. Il dibattito si è spostato sul tema della legalità. Bignami ha rivendicato con forza le origini della destra politica italiana. Ha citato l'organizzazione universitaria in cui militò Paolo Borsellino. «Chi vi parla militava nel FUAN (Fronte universitario d'azione nazionale) esattamente come Paolo Borsellino anni prima», ha detto Bignami. Questo riferimento ha voluto sottolineare un legame storico e valoriale.
«Noi rivendichiamo con orgoglio la storia, le tradizioni e le radici di quell'impegno politico», ha aggiunto. Bignami non ha risparmiato frecciate agli esponenti dell'opposizione. In particolare, ha fatto riferimento a coloro che hanno un passato nella magistratura. Questo è avvenuto in relazione a recenti casi di cronaca giudiziaria. «Si chiedesse perché il procuratore antimafia che siede lì ha omesso di controllare quando veniva letteralmente svuotata la banca dati dell'antimafia», ha incalzato.
L'esponente di Fratelli d'Italia ha proseguito con toni ancora più duri. «Nella migliore delle ipotesi era distratto, nella peggiore... Ci siamo capiti», ha affermato. Ha poi concluso con una frase ad effetto. «Non accettiamo lezioni da chi fa il fiancheggiatore da chi prende a martellate i poliziotti», ha sentenziato. Queste parole hanno suscitato reazioni immediate tra i banchi dell'opposizione, aumentando la tensione in aula.
Dimissioni Santanchè tra applausi e polemiche
Contemporaneamente al dibattito, è giunta la notizia delle dimissioni di Daniela Santanchè. L'aula di Montecitorio ha reagito con applausi. Le dimissioni sono avvenute dopo che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, le aveva caldeggiate. Lo aveva fatto con una nota ufficiale. Meloni aveva suggerito l'«esempio» del sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro, e della capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi. Entrambi avevano affrontato vicende giudiziarie.
La ministra Santanchè è coinvolta in diverse inchieste. Queste riguardano le sue società, Visibilia e Bioera. Le accuse includono falso in bilancio, bancarotta e truffa ai danni dell'INPS. La truffa si riferisce alla gestione della cassa integrazione durante il periodo della pandemia di Covid-19. Le opposizioni avevano presentato una mozione di sfiducia. La discussione era stata calendarizzata per il 30 marzo.
In una lettera indirizzata alla Presidente del Consiglio, Santanchè ha formalizzato le sue dimissioni. «Cara Giorgia ti rassegno», ha scritto, «come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi». Ha aggiunto di credere di aver svolto il suo incarico al meglio. «E senza alcuna controindicazione», ha precisato. Ha ringraziato Meloni per la fiducia accordatale. «Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo», ha concluso.
La lettera di Santanchè: onorabilità e amicizia
Santanchè ha spiegato le motivazioni dietro la sua scelta di dimettersi pubblicamente. «Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo». Ha ribadito la sua posizione precedente. «Perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta». Ha sottolineato l'importanza della sua onorabilità. «Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna».
Ha tenuto a precisare il suo stato giudiziario attuale. «Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato». Ha aggiunto che per la vicenda della cassa integrazione «non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio». Santanchè ha ricordato la conversazione avuta il giorno precedente. «Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità a una mia immediata dimissione». Ha spiegato di voler separare le sue dimissioni dal dibattito sul referendum. «Perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me», ha argomentato.
Ha citato i risultati elettorali in Lombardia e nel suo municipio. «Atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio». Santanchè ha voluto che le sue dimissioni fossero distinte da altre vicende. «Volevo che le mie dimissioni», si legge ancora, «fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Del Mastro che pure paga un prezzo alto». Ha infine dichiarato la sua obbedienza. «Chiarito questo non ho difficoltà a dire 'obbedisco' e a fare quello che mi chiedi». Ha espresso un po' di amarezza. «Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale». Ha concluso affermando di dare priorità all'amicizia e al futuro del movimento. «Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento. Cari saluti».
Dalla visita a Cospito alla commissione Covid
Bignami ha poi incalzato l'opposizione riguardo alle visite in carcere ad Alfredo Cospito. Ha posto domande retoriche ai colleghi di sinistra. «Che cosa andavate a fare lì? Prendevate indicazioni? Facevate due chiacchiere?», ha chiesto. Ha evocato figure storiche come Pio La Torre e Peppino Impastato. Lo ha fatto per marcare una presunta distanza tra l'attuale linea della sinistra e i valori della lotta alla mafia.
In chiusura del suo intervento, l'attenzione si è spostata sulla gestione della pandemia. Bignami ha ironicamente definito il leader del M5S, Giuseppe Conte, «Capitan Coraggio». Ha chiesto che Conte fosse chiamato a rispondere in merito. «Noi chiamiamo in accusa Giuseppe Conte e vogliamo che renda quello che sa in commissione Covid», ha affermato. La commissione è presieduta dal senatore Marco Lisei. Bignami ha concluso tra le proteste degli avversari. Ha chiesto che l'ex premier si assumesse le proprie responsabilità. Questo, secondo Bignami, come già fatto da altri esponenti politici.