Le opposizioni lucane denunciano un'ingerenza esterna sulla giunta regionale, affermando che il vero potere decisionale non risieda a Potenza ma a Roma. Critiche rivolte al ministro Lollobrigida per il suo intervento sulla vicenda dell'assessore Cicala.
Ingerenza ministeriale sulla giunta regionale
Le forze di opposizione in Basilicata hanno espresso forte disappunto. Hanno definito l'attuale situazione politica regionale una vera e propria farsa. Secondo loro, il comando effettivo della Giunta non si troverebbe a Potenza. La sede del potere decisionale sarebbe invece negli uffici ministeriali a Roma.
Questo giudizio deriva dal recente intervento del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Il ministro ha dato il suo assenso al rientro nei ranghi dell'assessore Cicala. L'assessore, appartenente a Fratelli d'Italia, aveva precedentemente votato contro il bilancio regionale. Questo gesto è stato interpretato dalle opposizioni come un'ingerenza senza precedenti.
Tale intervento, secondo i consiglieri, svuoterebbe completamente l'autorità del presidente della Giunta, Vito Bardi. Le dichiarazioni del ministro Lollobrigida sono state definite «sconcertanti» in una nota congiunta. L'episodio risale all'11 aprile, quando l'assessore all'Agricoltura votò contro il bilancio durante una seduta di Giunta.
Paradosso istituzionale e critiche all'assessore
Le opposizioni evidenziano un paradosso istituzionale. Un ministro che «perdona» un assessore regionale per aver votato contro il bilancio del proprio governo è una situazione inaccettabile. Il bilancio era stato proposto dal presidente che aveva nominato lo stesso assessore. La giustificazione addotta per l'azione di Cicala è considerata ancora più grottesca.
L'assessore, che al 31 dicembre aveva causato la perdita di circa 20 milioni di euro di fondi europei, avrebbe agito per «nobili intenti». La sua motivazione sarebbe stata la difesa dell'agricoltura lucana. Le opposizioni temono che questa linea possa creare un precedente pericoloso. Il bilancio regionale potrebbe trasformarsi in un campo di battaglia anarchico.
Seguendo la logica del ministro, anche altri assessori avrebbero dovuto agire diversamente. L'assessore alla Sanità avrebbe dovuto votare contro per denunciare un buco di 60 milioni nella sanità. L'assessore allo Sviluppo Economico avrebbe dovuto fare lo stesso per i 100 milioni sottratti alle imprese.
Governo regionale sotto tutela
Per i rappresentanti del centrosinistra, il messaggio inviato ai cittadini lucani è devastante. La regione si troverebbe di fronte a un governo regionale sotto tutela. Il presidente Bardi viene definito un leader «dimezzato». Non riuscirebbe a gestire i propri assessori.
Sarebbe costretto ad attendere il «placet» dei vertici romani. Questo anche per risolvere questioni interne alla sua maggioranza. Mentre il centrodestra si preoccupa di giochi di potere e «perdoni diplomatici», i problemi reali della Basilicata restano irrisolti. La crisi economica e il collasso della sanità pubblica non trovano risposte concrete.
I cittadini lucani non meritano di essere trattati come una colonia dei partiti romani. Viene lanciato un appello al presidente Bardi. Si chiede un «sussulto di dignità». Dovrebbe chiarire se è ancora lui a guidare la coalizione. In caso contrario, la Basilicata sarebbe diventata ufficialmente una succursale ministeriale. La gestione avverrebbe per interposta persona.
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