La gestione della risorsa idrica in Basilicata è al centro di forti critiche. Un progetto innovativo per le dighe è fermo da anni, mentre gli appalti non decollano. Si chiede trasparenza e un dibattito pubblico.
Progetto NHLD fermo, invasi limitati
La gestione della scarsità d'acqua in Basilicata presenta criticità evidenti. Non si tratta solo di problemi climatici. Negli ultimi anni sono emerse lentezze e decisioni discutibili. L'occasione mancata del progetto NHLD è emblematica. Richiede un chiarimento istituzionale urgente.
Il progetto NHLD (New Hydraulic Life of Dams) mirava alla rimozione sostenibile del fango dalle dighe. La diga di Camastra era il primo obiettivo. L'idea aveva ottenuto un finanziamento di 30 milioni di euro. Il Commissario straordinario nazionale per la scarsità idrica lo aveva approvato. Il finanziamento rientrava nel cosiddetto “Decreto Siccità”.
Questo progetto prometteva di recuperare quasi 2 milioni di metri cubi di fango ogni anno. In cinque anni, si sarebbero potuti recuperare fino a 10 milioni di metri cubi d'acqua. Affrontava il problema dell'interrimento in modo strutturale. Nonostante ciò, il documento di fattibilità approvato non viene portato avanti. Manca l'attivazione del partenariato per l'innovazione.
Poteri straordinari, risultati assenti
La dottoressa Vera Corbelli, dell'Autorità di Bacino, è Commissario straordinario di Governo. Il suo incarico è stato prorogato più volte. Ha poteri straordinari per accelerare gli interventi nel settore idrico. Tuttavia, questo rafforzamento di poteri non ha portato ad avanzamenti significativi. L'intervento strategico principale, il progetto NHLD, rimane bloccato.
Parallelamente, è stato affidato un appalto integrato. Questo prevedeva la rivalutazione sismica e interventi sugli scarichi. A distanza di circa un anno dall'affidamento, però, il progetto esecutivo non è disponibile. Nessun cantiere è stato avviato. Questi interventi avrebbero benefici limitati. Non risolverebbero il problema principale della perdita di capacità dell'invaso.
Il recupero promesso di 2 milioni di metri cubi verrebbe annullato in soli cinque anni. Questo a causa del naturale accumulo di fango. Anche la strategia alternativa all'NHLD risulta, di fatto, ferma. La situazione è resa più critica dalla gestione delle limitazioni degli invasi dal 2019.
Gestione invasi e critiche
La gestione delle limitazioni degli invasi dal 2019 evidenzia scelte difficili da comprendere. Le restrizioni sono state spesso subite. Manca un adeguato confronto tecnico-istituzionale. Si è negata o minimizzata la portata della crisi idrica. Questo nonostante le evidenze legate ai cambiamenti climatici. La soluzione strutturale NHLD è stata lasciata ferma. Nonostante l'approvazione nazionale e i fondi disponibili.
Si sono privilegiati interventi tradizionali. Questi hanno un impatto minore. Sono oggi fermi a un anno dall'aggiudicazione. L'invaso continua a perdere circa 0,5 milioni di metri cubi all'anno. Le regole sulle limitazioni sono state modificate. Dopo anni di rigidità, si è passati da circa 9 milioni di metri cubi a circa 11,5 milioni. Con prospettive di ulteriore aumento. Questo solleva dubbi sulla reale necessità delle precedenti limitazioni.
Il caso Puglia e la richiesta di chiarezza
Il Piano di contrasto all'emergenza idrica della Regione Puglia per il 2024-2025 si basa in gran parte sugli invasi lucani. Introduce clausole innovative per la negoziazione delle limitazioni. Questo per garantire la sicurezza idrica a milioni di abitanti. Emerge un interrogativo: perché le limitazioni erano rigide per la Basilicata, ma flessibili per altri territori?
La situazione attuale è chiara: invasi limitati per anni, crisi idrica sottovalutata, innovazione non attuata. Appalti affidati ma non operativi. Regole modificabili solo in emergenza. Si aggiungono potenziali rischi sanitari e implicazioni di danno erariale. Si chiede al Consiglio Regionale di chiarire le ragioni della mancata attuazione del progetto NHLD. Bisogna verificare le responsabilità nella gestione delle limitazioni degli invasi. Accertare lo stato degli appalti e le cause dei ritardi. Garantire trasparenza nelle scelte tecniche. Aprire un confronto pubblico sul ruolo della Basilicata nel sistema idrico interregionale. La situazione richiede un'assunzione di responsabilità istituzionale. È necessario comprendere se gli errori siano frutto di inerzia o di scelte consapevoli. Per evitare che continuino a produrre effetti su un bene essenziale come l'acqua. La lettera è firmata da Pietro Simonetti, CSERES.