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L'assessore alla Salute della Basilicata, Cosimo Latronico, respinge le accuse di "assalto contabile" riguardo alla proposta di rimodulazione del fondo sanitario nazionale per il 2026. La richiesta, condivisa da undici regioni, mira a criteri di distribuzione più equi, considerando le specificità territoriali.

Revisione fondi sanitari: una richiesta storica

La discussione sulla modifica delle risorse destinate al fondo sanitario nazionale per l'anno 2026 non rappresenta un'azione improvvisa. Si tratta piuttosto del culmine di un confronto tecnico e istituzionale. Questo dialogo si protrae da diversi anni nelle sedi competenti. Lo afferma l'assessore alla Salute e Politiche della Persona della Regione Basilicata, Cosimo Latronico. Le sue dichiarazioni rispondono alle affermazioni di Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia. Bertolaso aveva sollevato dubbi sulla rimodulazione delle risorse per il 2026.

La proposta di revisione dei parametri di distribuzione è formalmente sostenuta da undici regioni italiane. L'obiettivo principale è la ridistribuzione di una quota pari all'1,5% del fondo indistinto. Questo avverrebbe attraverso criteri ritenuti più equi. Latronico sottolinea che non si tratta di un "assalto contabile" a ridosso della chiusura dell'esercizio finanziario. È invece una richiesta legittima. Mira a dare seguito a impegni programmatici già discussi in passato. Questi impegni sono rimasti finora inattuati.

Criteri di riparto e penalizzazioni per aree interne

La Regione Basilicata, insieme alle altre amministrazioni firmatarie, rivendica il superamento di un criterio storico. Si tratta della cosiddetta quota pro capite pesata. Questo parametro si basa esclusivamente sul numero di abitanti. Esso penalizza sistematicamente le regioni con una bassa densità abitativa. Latronico spiega che sostenere i costi della sanità in un territorio montano presenta sfide diverse. La gestione dei servizi in un'area metropolitana è differente. Garantire presidi sanitari d'emergenza e continuità assistenziale vicino al domicilio dei pazienti richiede risorse fisse. Queste risorse non possono dipendere dal semplice computo dei residenti.

La distribuzione del fondo sanitario nazionale deve considerare fattori strutturali. Questi fattori non sono modificabili. Tra questi figurano la forte dispersione insediativa. Vi è anche la presenza di vaste aree interne periferiche. Lo spopolamento e l'indice di invecchiamento della popolazione sono altri elementi cruciali. Questi fattori aumentano i costi reali delle prestazioni sanitarie. Favoriscono inoltre il fenomeno dell'emigrazione sanitaria. La richiesta delle regioni è quindi di stabilità e programmazione. Si basa sul principio del diritto all'equità.

Equità e solidarietà per il sistema sanitario nazionale

È fondamentale che il principio costituzionale della tutela della salute trovi un'applicazione concreta nel riparto delle risorse. Questo garantirebbe pari dignità di cura a tutti i cittadini. L'equità dovrebbe essere garantita indipendentemente dalla regione di residenza. Latronico esprime fiducia in un atto di condivisione e solidarietà. Questo dovrebbe provenire dalle grandi regioni italiane. L'obiettivo è preservare il Sistema sanitario nazionale. La proposta mira a un riequilibrio che tenga conto delle reali necessità. Le regioni con territori complessi e popolazioni sparse affrontano costi maggiori. Questi costi sono legati alla fornitura di servizi essenziali.

La proposta di rimodulazione del fondo sanitario nazionale per il 2026 evidenzia una problematica persistente nel sistema di finanziamento. Il criterio pro capite, sebbene semplice, non riflette le disuguaglianze territoriali. Le regioni del Sud e quelle montane o insulari spesso si trovano svantaggiate. La necessità di mantenere ospedali e servizi in aree a bassa densità abitativa comporta costi fissi elevati. Questi costi non sono proporzionali al numero di abitanti. L'invecchiamento della popolazione, più marcato in alcune aree, aumenta ulteriormente la domanda di servizi sanitari. La mobilità sanitaria, ovvero lo spostamento di pazienti verso altre regioni per ricevere cure, rappresenta un costo aggiuntivo. Questo fenomeno sottrae risorse alle regioni di provenienza.

La richiesta di undici regioni non è isolata. Essa riflette un malcontento diffuso tra le amministrazioni regionali che si sentono penalizzate dal sistema attuale. L'assessore Latronico, parlando a nome della Basilicata, sottolinea l'importanza di un approccio più olistico. Questo approccio dovrebbe considerare la geografia, la demografia e le specificità socio-economiche dei territori. La proposta di ridistribuire l'1,5% del fondo indistinto è un tentativo di correggere queste distorsioni. Si cerca di garantire una maggiore equità nell'accesso alle cure su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo è rafforzare il principio di solidarietà interregionale.

Il dibattito sulla sanità pubblica in Italia è sempre acceso. Le risorse economiche sono limitate. La loro distribuzione equa è una sfida costante. Le regioni più popolose e industrializzate, come la Lombardia, hanno spesso capacità di spesa maggiori. Questo può portare a disparità nella qualità e nell'accessibilità dei servizi. La proposta di rimodulazione mira a livellare queste disparità. Si cerca di assicurare che ogni cittadino, indipendentemente da dove vive, abbia diritto a ricevere cure adeguate. La discussione è complessa e coinvolge aspetti tecnici, politici ed economici. La posizione della Basilicata, sostenuta da altre dieci regioni, chiede un'attenzione particolare alle aree fragili del paese. Si attende ora una risposta concreta dal governo centrale e dalle altre regioni.