L'Ater provinciale di Roma affronta una grave crisi finanziaria con oltre 80 milioni di euro di debiti. La situazione mette a repentaglio il pagamento degli stipendi ai dipendenti e la manutenzione degli alloggi popolari, con la dirigenza che chiede un intervento urgente alla Regione Lazio.
Crisi finanziaria dell'Ater provinciale di Roma
L'Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale (Ater) della provincia di Roma si trova in una situazione economica estremamente precaria. La dirigenza ha lanciato un grido d'allarme, evidenziando un debito che supera gli 80 milioni di euro. Questa grave esposizione finanziaria minaccia la continuità operativa dell'ente, mettendo a rischio persino il pagamento degli stipendi ai propri 109 dipendenti.
Il direttore generale, Remo Pisani, ha formalizzato la richiesta di aiuto alla Regione Lazio con una dettagliata relazione inviata a febbraio. La situazione è descritta come critica, con la prospettiva concreta di dover affrontare una procedura di liquidazione qualora non vengano iniettati fondi freschi nel bilancio aziendale. Le parole di Pisani sono lapidarie: “Se non arrivano soldi freschi, finiremo in liquidazione”.
L'Ater provinciale di Roma gestisce un vasto patrimonio immobiliare di proprietà della Regione Lazio nel territorio provinciale. La sua funzione sociale è cruciale per fornire alloggi a canoni calmierati a famiglie in difficoltà. Tuttavia, le cifre attuali dipingono un quadro desolante.
Dettagli sul debito e la morosità degli inquilini
Il bilancio dell'Ater provinciale di Roma evidenzia un deficit di oltre 80 milioni di euro. A questo si aggiunge una massiccia morosità da parte degli inquilini, che ammonta complessivamente a circa 207 milioni di euro. Questa cifra rappresenta una parte significativa dei mancati introiti che aggravano ulteriormente la già difficile condizione finanziaria dell'ente.
La situazione è ulteriormente complicata da pignoramenti sui conti correnti dell'Ater. Nelle ultime settimane, l'ammontare di questi pignoramenti, derivanti da debiti non onorati verso fornitori e creditori, ha raggiunto la considerevole cifra di 26 milioni di euro. Questo rende ancora più stringente la necessità di liquidità immediata.
Il direttore generale Pisani, in carica dal settembre 2023, non nasconde la gravità della situazione. Ha sottolineato come l'azienda disponga attualmente di una provvista sufficiente per coprire gli stipendi dei dipendenti solo per circa due mesi. L'urgenza di un intervento regionale è quindi massima per evitare il blocco delle attività e la potenziale chiusura.
Proposte di risanamento e dismissione del patrimonio
Per fronteggiare questa emergenza, la dirigenza dell'Ater provinciale ha elaborato un piano industriale che include diverse strategie di risanamento. Una delle proposte principali riguarda la dismissione di una parte del patrimonio immobiliare. Si ipotizza di generare un introito annuo di circa 13 milioni di euro attraverso la vendita di immobili.
Sono state individuate 1.596 unità immobiliari come candidate all'alienazione. La priorità sarà data agli alloggi situati in condomini misti, dove la proprietà privata supera il 50%, facilitando così la gestione e la vendita. Il prezzo di cessione stimato per gli inquilini che desiderano riscattare l'alloggio è di circa 50mila euro per appartamento. Per le vendite sul mercato libero o tramite asta, il prezzo base è stato fissato a 65mila euro.
Parallelamente alla dismissione, il piano industriale prevede un'azione decisa per il recupero delle morosità pregresse. Si stima di poter recuperare tra i 10 e i 20 milioni di euro. Una prima quota, pari al 10% del totale, dovrebbe essere incassata tra il 2026 e il 2028, mentre il resto sarà diluito nei successivi otto anni, in linea con i piani di rateizzazione del debito.
Per ottimizzare il recupero crediti, l'Ater provinciale non si affiderà più esclusivamente al Fisco, ma si avvarrà di società specializzate. Queste ultime gestiranno specifici ambiti territoriali o quote di capitale, ricevendo un compenso proporzionale alle somme effettivamente recuperate. La previsione è di recuperare circa il 15% del monte crediti, per un importo aggiuntivo stimato in 27 milioni di euro.
La necessità di un mutuo e il peso dell'IMU
Nonostante le strategie di dismissione e recupero crediti, le risorse generate potrebbero non essere sufficienti a coprire l'intero debito. Per questo motivo, nella relazione firmata dal direttore Pisani e dal commissario Paolo Della Rocca, si prospetta la necessità di accedere a mutui a lungo termine. Si ipotizzano due scenari principali per il risanamento finanziario.
La prima opzione prevede la richiesta di un mutuo di 80 milioni di euro. Questo finanziamento sarebbe destinato alla copertura integrale della massa debitoria iscritta a bilancio, estinguendo le posizioni aperte sia verso creditori privati sia verso Pubbliche Amministrazioni e l'Erario. Questa sarebbe la soluzione più completa per azzerare il debito.
Una seconda strada, meno impattante ma comunque significativa, prevede un mutuo di 30 milioni di euro. Questo importo sarebbe finalizzato esclusivamente alla liquidazione delle posizioni debitorie nei confronti dei fornitori privati, attraverso la procedura di “saldo e stralcio”, con percentuali di rimborso comprese tra il 5% e il 30%. Entrambe le opzioni richiederebbero la Regione Lazio come garante per l'ottenimento dei finanziamenti.
Un ulteriore peso sulle casse dell'Ater provinciale deriva dal mancato riconoscimento della natura sociale degli alloggi popolari, che comporta il pagamento di imposte come l'IMU (ex ICI). Il direttore Pisani sottolinea come i canoni di affitto, talvolta molto bassi (come 7,50 euro al mese), rendano impossibile sostenere anche queste tasse. La situazione debitoria, che raggiungerebbe i 115 milioni di euro in caso di perdita delle cause legali in corso, è aggravata da crediti vantati da enti come l'Agenzia delle Entrate (9,5 milioni di euro), Velletri Servizi (4 milioni) e il Comune di Frascati (9 milioni).
Manutenzione a rischio e futuro incerto per i dipendenti
La grave crisi finanziaria dell'Ater provinciale di Roma ha ripercussioni dirette sulla gestione e la manutenzione degli immobili popolari. La mancanza di liquidità rende difficile garantire interventi tempestivi e la manutenzione ordinaria e straordinaria rischia di passare in secondo piano. Questo potrebbe compromettere la qualità della vita degli inquilini e la sicurezza degli edifici.
Negli ultimi tempi, l'Ater ha cercato di ottimizzare le risorse per la manutenzione, passando dall'affidamento a ditte esterne all'assunzione diretta di personale tramite agenzie interinali. Attualmente, si prevede di stabilizzare quattro figure professionali, ritenendo che questo approccio possa portare a risparmi e a una migliore qualità del servizio. Tuttavia, queste iniziative rappresentano solo “briciole” rispetto all'entità dei problemi finanziari.
La preoccupazione maggiore riguarda il futuro dei 109 dipendenti dell'Ater provinciale. La prospettiva di non ricevere lo stipendio o di riceverlo in forte ritardo è una realtà concreta. Per questo motivo, i rappresentanti dei lavoratori hanno richiesto un incontro urgente con la Regione Lazio, auspicando un intervento risolutivo.
I 5 milioni di euro annunciati dalla Regione a fine 2025, e a quanto pare non ancora erogati, sono considerati del tutto insufficienti a fronteggiare la situazione generale. La dirigenza e i dipendenti attendono risposte concrete e un piano di salvataggio efficace.
Possibili scenari: liquidazione o accorpamento
Qualora la Regione Lazio non dovesse intervenire con decisione e tempestività, il destino dell'Ater provinciale di Roma si prospetta drammatico. Le due strade principali che si delineano sono la liquidazione o l'accorpamento con un'altra realtà.
La liquidazione rappresenta lo scenario peggiore, comportando la cessazione delle attività e la chiusura dell'ente. Questo significherebbe la perdita dei posti di lavoro e l'incertezza per migliaia di famiglie che dipendono dagli alloggi popolari gestiti dall'Ater.
In alternativa, si ipotizza un “piano B” che prevede l'accorpamento dell'Ater provinciale con l'Ater di Roma Capitale. Questa soluzione, tuttavia, richiederebbe lunghi tempi tecnici e amministrativi per essere attuata, rendendola meno immediata come risposta all'emergenza finanziaria in corso. La gestione congiunta potrebbe portare a sinergie, ma necessiterebbe di una riorganizzazione complessa e di un piano finanziario ben definito per risolvere i debiti pregressi.