L'articolo del 1972 analizza il fenomeno Twiggy, la modella simbolo degli anni '60, e il suo impatto sulla percezione del corpo femminile. Il testo evidenzia le reazioni contrastanti suscitate dalla sua figura esile nel film "Il boy friend" e le critiche mosse alla sua immagine, considerata irrealistica e potenzialmente dannosa.
Il fenomeno Twiggy al cinema
Nel 1972, il debutto cinematografico di Twiggy nel film “Il boy friend” suscitò reazioni polarizzate. Alcuni spettatori manifestavano disinteresse o disapprovazione. Altri, invece, esprimevano entusiasmo con gesti plateali. Il film, diretto da Ken Russell, presentava la modella in un contesto che divideva il pubblico. La sua figura esile contrastava con i canoni di bellezza allora dominanti.
L'articolo, firmato da Aspesi, sottolinea come Twiggy non piacesse agli ammiratori di attrici dalle forme più morbide. Veniva criticata da chi ancora valorizzava un certo tipo di femminilità fisica. Le donne che non potevano avvicinarsi al suo fisico esile si sentivano escluse. La modella era vista come un ideale irraggiungibile. Questo creava insicurezza in molte giovani.
Divismo e critica sociale
Twiggy, il cui vero nome era Lesley Hornby, era già un'icona globale prima del film. Il suo successo era riconosciuto principalmente dal mondo femminile. Le riviste dedicate alle donne la presentavano come un modello di perfezione. La sua altezza di 1,78 metri e il peso di 45 chili la rendevano un'immagine quasi eterea. La sua vita misurava 45 cm, con un petto e fianchi di 65 cm.
A soli 17 anni, nel 1967, Twiggy divenne un fenomeno dirompente. La sua immagine fu persino bandita in Russia. In Occidente, la sua magrezza estrema spinse alcune ragazze a usare anfetamine. Questo portò a problemi di salute mentale e ricoveri psichiatrici. Un prete inglese la accusò di corrompere le anime. Una massaia francese criticò i genitori per averla fatta morire di fame per denaro.
Dall'anonimato alla celebrità
Twiggy emerse negli anni '60, un periodo di grande fermento culturale. La musica pop, la moda e la figura dei giovani creativi dominavano la scena. Lesley Hornby viveva in un sobborgo di Londra, Twickenham. Lavorava come aiuto parrucchiera e aveva abbandonato gli studi a 13 anni. Possedeva un forte accento cockney, malvisto dall'alta società inglese.
Fu scoperta da Nigel Davies, un parrucchiere e fotografo. Davies cambiò il suo nome in Justin de Villeneuve. Insieme, crearono il personaggio di Twiggy. La trasformarono nella modella più pagata e conosciuta del mondo giovanile per tre anni. Guadagnava cifre astronomiche, circa 600mila lire all'ora per servizi fotografici.
Nonostante il successo, Twiggy visse momenti di profonda umiliazione. Durante un pranzo con l'aristocrazia, la principessa Margaret le rivolse la parola solo alla fine. La principessa, con acidità, commentò il suo nome d'arte. Disse: «Che disgrazia!». Questo episodio evidenziava il divario tra la sua origine umile e il mondo elitario che frequentava.