Alluvione Emilia-Romagna: ok delocalizzazione, no trasferimento agenzia meteo
Ricostruzione post-alluvione: nuove norme per delocalizzazione
Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha espresso un giudizio favorevole sulle recenti disposizioni normative che ampliano le possibilità di delocalizzazione degli immobili nelle aree colpite da eventi alluvionali. L'intervento è avvenuto durante un'audizione presso la commissione Ambiente della Camera dei deputati.
Il provvedimento in esame introduce misure urgenti a seguito degli eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato diverse regioni italiane. In particolare, per l'Emilia-Romagna, le nuove norme riguardano la ricostruzione post-alluvione del 2023, con un focus specifico sulle delocalizzazioni.
Delocalizzazione: più fondi e maggiore flessibilità
Le nuove disposizioni ampliano il ventaglio degli interventi finanziabili con fondi pubblici. Saranno ammissibili anche gli immobili sgomberati per motivi di sicurezza a causa dell'alluvione. Inoltre, viene superato il vincolo che limitava la ricostruzione o l'acquisto di una nuova abitazione al solo comune di origine.
De Pascale ha sottolineato come questo passo avanti, supportato da 25 milioni di euro, risponda a una richiesta a lungo avanzata da Regioni e territori colpiti. La possibilità di spostare edifici da zone a rischio elevato offre strumenti più efficaci per ricostruire in sicurezza e ridurre la vulnerabilità del territorio.
ItaliaMeteo: forte critica al trasferimento da Bologna a Roma
Diversa e netta è stata la posizione del presidente regionale riguardo alla riorganizzazione dell'Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia ItaliaMeteo. L'ente, attualmente con sede a Bologna presso il Dama Tecnopolo, vedrebbe il suo trasferimento a Roma secondo quanto previsto dal decreto-legge 27 febbraio 2026, n. 25.
La Regione Emilia-Romagna contesta fermamente questa decisione, già espressa in una lettera inviata alla Presidenza del Consiglio e ai ministri competenti. De Pascale definisce lo spostamento un «grave errore», sottolineando come Bologna e la regione rappresentino un polo d'eccellenza europeo per il supercalcolo, i dati e la ricerca climatica.
Salvaguardia del polo scientifico e occupazionale
Il presidente ha evidenziato come il trasferimento rischierebbe di indebolire un ecosistema scientifico e tecnologico di livello internazionale, consolidatosi grazie alla presenza del Dama Tecnopolo. Si teme inoltre un precedente negativo per i lavoratori, che si troverebbero a dover affrontare uno spostamento di 350 km senza alternative.
L'Emilia-Romagna, con il suo Patto per il Lavoro e per il Clima, si propone di salvaguardare occupazione e professionalità. Sono state avanzate due proposte al Governo: congelare la procedura di trasferimento per avviare un confronto istituzionale e strutturare un'articolazione tra la sede di Roma e quella di Bologna, mantenendo funzioni distribuite.
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