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L'Emilia-Romagna celebra un 2025 da record per il turismo, con un aumento significativo di arrivi e presenze, soprattutto internazionali. Tuttavia, i dati Ires-Cgil evidenziano una stagnazione salariale e condizioni lavorative precarie per gli addetti del settore, con un divario crescente rispetto all'inflazione.

Boom di visitatori, crescita trainata dall'estero

Il settore turistico emiliano-romagnolo ha vissuto un anno eccezionale nel 2025. Si sono superati i 13 milioni di arrivi, segnando un incremento dell'11,4% rispetto all'anno precedente. Anche le presenze hanno raggiunto cifre record, superando i 44 milioni, con un aumento dell'8,3%. Questo successo è in gran parte attribuito all'afflusso di turisti stranieri. Gli arrivi internazionali sono cresciuti del 16,7%, mentre le loro presenze sono aumentate del 15,4%. Il turismo nazionale, pur non arretrando, ha mostrato una crescita più contenuta.

Giuliano Guietti, presidente di Ires Emilia-Romagna, ha confermato il 2025 come un anno senza precedenti per il turismo regionale. Ha sottolineato come sia i flussi in entrata che i pernottamenti abbiano toccato vette storiche. La componente estera si è rivelata il motore principale di questa espansione, mentre il turismo interno ha mantenuto una sua stabilità.

Cambiamento nei flussi: città d'arte superano la Riviera

Si osserva un mutamento nelle preferenze dei visitatori. Le città d'arte stanno guadagnando terreno rispetto alla tradizionale centralità della Riviera. Bologna si è affermata come la destinazione principale della regione, superando i 2 milioni di arrivi. Ha così scavalcato Rimini, che tuttavia conserva il primato per il numero di pernottamenti. Anche altre città come Parma, Modena e Reggio Emilia hanno registrato un incremento della loro attrattività turistica.

Emiliano Sgargi, segretario generale di Filcams Cgil Emilia-Romagna, ha descritto questo scenario come un profondo cambiamento. Ha evidenziato una flessione nel turismo balneare e una contrazione in quello termale. Al contrario, si assiste a un'esplosione del turismo nelle aree urbane. Questo spostamento di interesse sta ridisegnando la mappa delle destinazioni più ambite.

Condizioni lavorative critiche nonostante i numeri record

Nonostante il successo del settore, le condizioni lavorative rimangono un punto dolente. Nel 2024, solo il 13,3% dei dipendenti nel comparto alloggio aveva un contratto a tempo indeterminato full-time. La retribuzione media giornaliera per un full-time si attestava a 83,1 euro, traducendosi in un reddito annuo di soli 10.503 euro. Gli aumenti salariali registrati tra il 2019 e il 2024 sono stati del 7,7%, una cifra nettamente inferiore all'inflazione accumulata del 17,4%.

Sgargi ha criticato questa discrepanza: «Questa euforia sui numeri non è accompagnata da un'adeguata attenzione alle condizioni di lavoro». Ha puntato il dito contro il part-time involontario o irregolare, il lavoro sommerso e persino episodi di cottimo negli appalti per il rifacimento delle camere. La richiesta è chiara: «Serve aprire tavoli di confronto per capire come redistribuire ai lavoratori la ricchezza prodotta».

Le persone hanno chiesto anche:

D: Quali sono state le principali cause della crescita record del turismo in Emilia-Romagna nel 2025?
R: La crescita record del turismo in Emilia-Romagna nel 2025 è stata trainata principalmente dall'aumento significativo degli arrivi e delle presenze di turisti stranieri, che hanno registrato incrementi rispettivamente del 16,7% e del 15,4%.

D: Bologna ha superato Rimini come destinazione turistica principale?
R: Sì, Bologna ha superato Rimini in termini di numero di arrivi nel 2025, diventando la prima meta turistica regionale con oltre 2 milioni di visitatori. Rimini mantiene comunque il primato per il numero di pernottamenti.

D: Quali sono le problematiche lavorative nel settore turistico emiliano-romagnolo secondo il rapporto Ires-Cgil?
R: Il rapporto evidenzia una bassa percentuale di contratti full-time a tempo indeterminato (solo il 13,3% nel 2024), salari medi giornalieri bassi (83,1 euro) e un divario significativo tra gli aumenti retributivi (7,7% dal 2019) e l'inflazione (17,4%). Vengono inoltre segnalati part-time involontario, lavoro nero e cottimo.

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