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La Procura ha richiesto 18 mesi di reclusione per Roberto Battagello, ex vicedirettore di banca a Riese Pio X, accusato di una truffa da milioni di euro. Molti dei reati sono tuttavia prescritti, rendendo la pena richiesta relativamente lieve.

Ex bancario accusato di ingenti truffe

Un ingente patrimonio, stimato tra 4 e 7 milioni di euro, sarebbe stato sottratto da Roberto Battagello. L'ex vicedirettore di un'agenzia bancaria di Riese Pio X avrebbe agito approfittando della fiducia di amici e conoscenti. Le somme sottratte, spesso in contanti, avrebbero raggiunto cifre a sei zeri.

Battagello, 70 anni, operava presso la filiale di Veneto Banca a Riese Pio X. Successivamente alla cessione delle attività bancarie, era stato trasferito presso la filiale di Intesa San Paolo a Mestre. Nonostante il cambio di istituto, le presunte attività illecite sarebbero proseguite.

La Procura ha evidenziato come la maggior parte dei capi d'accusa sia ormai prescritta. Questo aspetto ha portato alla richiesta di una pena contenuta: 1 anno e 6 mesi. La pena è richiesta per truffa aggravata, con le aggravanti della contraffazione di documenti e dell'aver sfruttato la buona fede dei clienti.

Il giudice Alberto Fraccalvieri dovrà ora valutare la sentenza, attesa per il prossimo 13 aprile. Sarà compito del giudice decidere anche sull'eventuale concessione della sospensione condizionale della pena.

Intesa San Paolo chiamata in causa

L'udienza odierna ha visto anche un accordo preliminare con Intesa San Paolo. L'istituto bancario è stato chiamato in causa come responsabile civile, ma solo per le presunte truffe avvenute a partire dal giugno 2017. Questa data segna l'acquisizione da parte di Intesa delle attività e delle passività della ex Veneto Banca di Montebelluna, precedentemente finita in liquidazione giudiziale.

L'accordo prevede un risarcimento pari al 25% del denaro perduto dai clienti truffati. Questa cifra coprirebbe poco più della metà delle parti civili ammesse nel procedimento. La questione centrale rimane il destino della cospicua somma di denaro accumulata tramite le presunte truffe, iniziate addirittura nei primi anni '90.

Battagello, secondo quanto emerso, risulterebbe nullatenente. L'unico bene cointestato con la moglie è la casa di abitazione. Tuttavia, la donna avrebbe il diritto d'uso a seguito del divorzio, una separazione causata proprio dalle azioni dell'ex funzionario. Si sospetta che parte del denaro possa essere nascosto, forse all'estero, rendendo difficile il suo recupero.

La confessione e le denunce

Roberto Battagello, difeso dall'avvocato Luca Dorella, ha confessato le proprie responsabilità. Ha ammesso sia agli inquirenti che agli investitori truffati che gli investimenti proposti erano una finzione. Gli investimenti consistevano in obbligazioni con rendimenti molto elevati, pari al 5% o 6%.

Battagello presentava questi rendimenti come esclusivi, riservati ai soli dipendenti bancari. La truffa è emersa grazie alle denunce presentate da commercianti, piccoli imprenditori e pensionati della zona di Riese Pio X. Queste persone avevano affidato i loro risparmi a Battagello, di cui nutrivano grande fiducia.

L'ex funzionario offriva soluzioni di investimento apparentemente ottimali. I clienti venivano invitati a lasciare il denaro in conti titoli per due anni, ricevendo in cambio rendimenti fuori mercato. La realtà era ben diversa: i soldi in contanti non venivano investiti. Finivano invece in conti titoli intestati a Battagello.

I documenti contabili forniti ai clienti erano falsi. Sebbene utilizzassero la carta intestata di Veneto Banca e poi di Intesa San Paolo, gli estratti conto erano completamente inventati. Per coprire le richieste di rendiconto, Battagello utilizzava i fondi versati dai nuovi clienti per saldare quelli più vecchi.

Il crollo del sistema e le conseguenze

Questo sistema di reinvestimento continuo è arrivato al capolinea nel 2019. Dopo aver parzialmente risarcito alcuni clienti, Battagello ha ammesso la verità. «Era tutta una invenzione», avrebbe dichiarato candidamente.

Le denunce sono state presentate solo da un numero limitato di truffati. Molti altri hanno preferito incassare le perdite, forse per vergogna o per la difficoltà di giustificare la provenienza dei contanti utilizzati. Si ipotizza che parte di questi fondi potesse derivare da attività economiche non dichiarate.

Alcuni clienti hanno subito perdite ingenti, con una cifra che ha raggiunto i 2 milioni di euro per singolo caso. La vicenda ha scosso la comunità di Riese Pio X, dove Battagello era una figura conosciuta e rispettata.

La prescrizione dei reati rappresenta un elemento cruciale nel processo. Molte delle azioni illecite, iniziate decenni fa, non possono più essere perseguite penalmente. Questo riduce significativamente l'ambito di applicazione della legge.

La figura di Battagello emerge come quella di un individuo che ha sfruttato la sua posizione e la fiducia altrui per un lungo periodo. Il suo metodo si basava sulla creazione di un'illusione di sicurezza e profitto, alimentata da documenti falsi e da un continuo flusso di denaro.

La casa di abitazione, unico bene noto, è cointestata con la moglie. Il diritto d'uso di quest'ultima, a seguito del divorzio, complica ulteriormente la possibilità di recupero dei beni. La separazione è stata una conseguenza diretta delle azioni di Battagello, che avrebbe prosciugato anche il conto corrente cointestato.

La Procura ha cercato di ricostruire il percorso del denaro, ma la natura liquida di molte transazioni rende difficile l'individuazione di prove concrete. Il sospetto che una parte significativa del bottino sia stata occultata rimane forte.

La sentenza del giudice Fraccalvieri sarà determinante per stabilire le responsabilità residue e le eventuali conseguenze per l'ex bancario. La comunità di Riese Pio X attende con ansia l'esito di un processo che ha scosso le fondamenta della fiducia locale.

La vicenda solleva interrogativi sulla vigilanza degli istituti bancari e sulla protezione dei clienti da parte delle istituzioni finanziarie. L'operato di Battagello, protrattosi per anni, solleva dubbi sui controlli interni e sulla tempestività degli interventi.

La richiesta di 18 mesi, pur considerando la prescrizione, appare una pena lieve rispetto all'entità delle somme in gioco. Questo aspetto potrebbe generare ulteriori dibattiti sulla proporzionalità della pena rispetto al danno arrecato.

La difesa di Battagello, guidata dall'avvocato Dorella, ha puntato sulla confessione e sulla prescrizione per ottenere una pena ridotta. La strategia sembra aver trovato terreno fertile di fronte alla complessità della vicenda e al tempo trascorso dai fatti.

La presenza di Intesa San Paolo come responsabile civile sottolinea la continuità delle responsabilità, anche dopo l'acquisizione delle attività di Veneto Banca. L'istituto torinese si trova a dover rispondere per un periodo in cui le operazioni illecite sarebbero proseguite sotto la sua gestione.

La vicenda di Roberto Battagello a Riese Pio X rappresenta un caso emblematico di come la fiducia possa essere tradita e di come le truffe finanziarie possano avere conseguenze devastanti per le vittime, soprattutto quando la giustizia è limitata dalla prescrizione.

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