Premio Lemure d'Argento per la tutela dello Storione cobice
Un importante riconoscimento, il premio Lemure d’Argento, è stato assegnato al progetto di salvataggio e reintroduzione dello Storione cobice nel Delta del Po. Il prestigioso riconoscimento, conferito dall'Unione Italiana Giardini Zoologici e Acquari (Uiza), celebra l'impegno decennale nella conservazione di questa specie a rischio.
La cerimonia si è svolta durante il 1° Convegno Nazionale Uiza ad Assisi, dove scienziati e addetti ai lavori si sono riuniti per discutere le strategie di conservazione delle specie più minacciate. La targa è stata ritirata dal Gruppo Costa Edutainment, che ha subito condiviso il premio con l’Università di Bologna, partner fondamentale del progetto.
Un decennio di reintroduzioni nel Delta del Po
In dieci anni, grazie a una sinergia tra istituzioni scientifiche e parchi a tema, sono stati reintrodotti quasi 5.000 esemplari di Storione cobice. Questi pesci, allevati con cura, vengono rilasciati in natura solo una volta raggiunta una dimensione adeguata a garantirne la sopravvivenza nell'ambiente fluviale.
Gli esemplari, che variano da pochi centimetri a oltre un metro di lunghezza, sono stati immessi in specifici siti del Delta del Po e in altri corsi d'acqua dell'Emilia-Romagna. La scelta di queste aree, caratterizzate da habitat di transizione tra acqua dolce e salmastra, è cruciale per il ciclo vitale dello storione.
La lotta contro l'estinzione dello Storione cobice
Lo Storione cobice (Acipenser naccarii), noto anche come storione dell'Adriatico, è un vero e proprio fossile vivente che un tempo popolava abbondantemente i fiumi del Nord Italia. La sua drastica riduzione è stata causata da una serie di fattori ambientali negativi, tra cui la presenza di oltre 700 sbarramenti nel bacino del Po, l'inquinamento delle acque, la perdita di habitat e il bracconaggio.
Il progetto di reintroduzione, guidato dall’Università di Bologna e dal Parco del Ticino, con il contributo operativo dei parchi Acquario di Cattolica e Oltremare 2.0 di Riccione, mira a invertire questa tendenza. I quasi 5.000 storioni rilasciati hanno contribuito a far riconquistare alla specie habitat un tempo perduti, segnale di un ecosistema fluviale in graduale ripresa.
Ruolo chiave dei parchi e della ricerca universitaria
I parchi del Gruppo Costa Edutainment hanno svolto un ruolo essenziale nel progetto. Oltremare 2.0 di Riccione si è occupato delle fasi più delicate del ciclo vitale dello storione, dall'incubazione delle uova alla crescita delle larve e allo svezzamento. L'Acquario di Cattolica, invece, ha concentrato i suoi sforzi sull'educazione ambientale, sensibilizzando migliaia di visitatori sulla fragilità degli ecosistemi fluviali e sulla storia di questo antico pesce.
«I nostri parchi hanno sempre più insita nel loro operato la vocazione per la ricerca, la conservazione e la sensibilizzazione», ha dichiarato Patrizia Leardini, COO Costa Edutainment. «Collaborare con l'Università di Bologna nel progetto sulla conservazione e sulla reintroduzione in natura dello storione è stata una bellissima occasione per rispondere a questa vocazione, mettendo a disposizione competenze e strutture. Il successo dello Storione cobice testimonia il ruolo sempre più attivo di zoo e acquari italiani nella conservazione della fauna selvatica.»
Un fossile vivente che riconquista i fiumi
Lo storione dell'Adriatico, specie semi-anadroma, trascorre gran parte della sua vita nei fiumi ma può avventurarsi in mare o in acque salmastre per la riproduzione. La sua resilienza è notevole, avendo superato glaciazioni e cambiamenti climatici nel corso di oltre 200 milioni di anni.
Il professor Oliviero Mordenti dell’Università di Bologna ha sottolineato l'importanza del monitoraggio: «Ogni storione, prima di essere liberato, viene dotato di microchip che, in caso di ricattura, permette di riconoscere l’individuo e ripercorrere la sua vita a ritroso. È successo persino che un esemplare finisse illegalmente in un mercato: segno di quanto sia importante continuare a lavorare sulla sensibilizzazione oltre che sulla conservazione.» Il gruppo di ricerca ha sviluppato un protocollo completo che include caratterizzazione genetica, riproduzione artificiale, svezzamento e monitoraggio ambientale.