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Il Dossier Statistico Immigrazione 2026 rivela 110.463 stranieri residenti in Calabria, un aumento del 4,8% in un anno. Nonostante ciò, la regione continua a perdere abitanti, segnale di uno spopolamento persistente. Il lavoro e l'imprenditoria straniera affrontano sfide significative.

Dati sull'immigrazione in Calabria

Alla fine del 2025, la Calabria contava 110.463 cittadini stranieri residenti. Questo dato rappresenta il 6% della popolazione totale. Si è registrato un incremento del 4,8% rispetto all'anno precedente. Tuttavia, questa crescita non è sufficiente a contrastare la tendenza demografica negativa. Nello stesso periodo, la regione ha visto una diminuzione di 7.075 abitanti.

Questi numeri emergono dal Dossier statistico Immigrazione 2026. Il rapporto è stato curato dal Centro studi e ricerche Idos. La ricerca è stata realizzata in collaborazione con il Centro studi Confronti e l'Istituto di Studi politici "S. Pio V". La presentazione ufficiale si è tenuta oggi presso l'Università della Calabria. L'evento si è svolto in contemporanea con le presentazioni a Roma e nelle altre regioni italiane.

Emigrazione e sfide occupazionali

Claudio Di Maio, referente regionale di Idos, ha illustrato i dati. Ha sottolineato come la Calabria rimanga principalmente una terra di emigrazione. I calabresi iscritti all'anagrafe degli italiani all'estero superano i 475mila. Questo numero è oltre quattro volte superiore agli stranieri residenti nella regione. La presenza straniera contribuisce a rallentare lo spopolamento. Non riesce però a compensare la stagnazione demografica generale.

Molti stranieri, così come numerosi giovani calabresi, tendono a spostarsi verso altre regioni dopo il loro arrivo. Il nodo cruciale, secondo Di Maio, rimane il lavoro. Il tasso di occupazione degli stranieri in Calabria si attesta al 44,4%. Questo dato è inferiore alla media nazionale del 62,9%. Circa il 39,9% degli occupati stranieri lavora nel settore agricolo. Il 60,8% svolge mansioni non qualificate.

Di Maio ha definito questa situazione come una «segregazione occupazionale». Essa comporta uno spreco di competenze e alimenta la precarietà lavorativa. Segnali contrastanti provengono dal mondo delle imprese. Le aziende guidate da persone nate all'estero sono 14.002. Rappresentano il 7,8% del totale regionale. Tuttavia, queste imprese registrano un calo del 4,3% in un anno. Questo avviene mentre in Italia si osserva una crescita.

Imprenditoria e accoglienza

L'imprenditoria straniera rappresenta una risorsa preziosa per il territorio. In Calabria, però, si registra un arretramento rispetto al resto del Paese. Questo indica che anche avviare un'attività imprenditoriale in regione risulta più complesso. Un tratto distintivo della Calabria è la sua diffusa capacità di accoglienza. A fine 2025, delle 7.493 persone accolte, il 45,3% è stato inserito nella rete Sai dei Comuni.

Questo dato supera significativamente la media nazionale, che si attesta al 27,8%. Il segnale di radicamento più forte emerge dal contesto scolastico. In un decennio, gli studenti stranieri nati in Italia sono quasi raddoppiati, con un incremento del 95,4%. Nello stesso periodo, il numero totale degli iscritti è diminuito del 16,8%. Di Maio ha concluso il suo intervento con un appello. Ha invitato a considerare gli stranieri non solo come oggetto di dibattito politico. Ha auspicato che vengano visti come soggetti attivi nella partecipazione politica.

Contributi accademici e prospettive

L'apertura dei lavori è stata affidata a Ercole Giap Parini, direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università della Calabria. Ha evidenziato l'impegno dell'Unical e del suo dipartimento negli studi sulle migrazioni. Ha sottolineato la necessità di superare la narrazione emergenziale. L'obiettivo è restituire a questi temi la giusta rilevanza nel dibattito pubblico.

Donatella Loprieno, delegata dell'Ateneo per l'accesso e il sostegno degli studenti rifugiati e richiedenti protezione internazionale, ha commentato i dati. Ha analizzato le acquisizioni di cittadinanza e la presenza degli studenti stranieri nelle scuole. Ha collegato questi aspetti ai progetti universitari più recenti. Questi progetti facilitano l'arrivo di studenti, ricercatori rifugiati. Ampliano così la cooperazione internazionale e promuovono l'inclusione.

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