Operazione antidroga tra Roma e Sud Italia
I Carabinieri della Compagnia di Civitavecchia, con il supporto della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno concluso un'importante operazione contro il traffico internazionale di cocaina.
L'indagine ha portato all'emissione di ordinanze cautelari nei confronti di 11 persone, ritenute gravemente indiziate di far parte di un'associazione per delinquere transnazionale.
Otto indagati sono stati arrestati e condotti in carcere, mentre per altri tre è stata disposta la misura degli arresti domiciliari.
Smantellata rete di narcotrafficanti
L'organizzazione criminale era attiva tra il litorale laziale e il Sud America. Importava ingenti quantitativi di cocaina per poi distribuirla sul territorio nazionale.
L'operazione odierna segue un precedente fermo di polizia avvenuto a fine maggio, che aveva colpito i vertici dell'organizzazione.
Le complesse indagini, durate mesi, hanno permesso di raccogliere solidi elementi probatori sull'esistenza di una rete radicata nella Capitale e sul litorale nord laziale.
Collegamenti internazionali e ruoli definiti
L'associazione per delinquere vantava ramificazioni internazionali e collegamenti con esponenti della criminalità organizzata calabrese e campana.
Le indagini hanno delineato una precisa ripartizione dei ruoli all'interno del sodalizio.
Emergono figure chiave come un broker internazionale di origini dominicane, responsabile dei contatti con i fornitori esteri e della gestione dei flussi finanziari illeciti.
Vi era poi un vertice operativo colombiano, noto come «il Presidente», incaricato di gestire le importazioni e fissare i prezzi della droga.
Un esperto broker romano fungeva da principale distributore per il centro Italia, mentre un soggetto di origini calabresi forniva veicoli speciali per il trasporto.
Metodi sofisticati per l'importazione e la distribuzione
Lo stupefacente veniva introdotto in Italia attraverso due canali principali. Via terra dalla Spagna, utilizzando autovetture modificate con sofisticati doppi fondi.
In alternativa, venivano impiegate rotte marittime intercontinentali, con lanci di droga in mare in punti prestabiliti.
Per consegne mirate, il gruppo si avvaleva di corrieri «ovulatori», addestrati a ingoiare ovuli di cocaina per eludere i controlli.
Gestione imprenditoriale e codici segreti
L'organizzazione dimostrava una gestione quasi imprenditoriale del traffico. I vertici discutevano apertamente delle fluttuazioni di mercato.
La cocaina veniva acquistata all'ingrosso a circa 16.000-17.000 euro al kg, per essere rivenduta a 21.000-24.000 euro.
Il margine di guadagno era indicato con il termine convenzionale di «punti». La droga era camuffata con nomi in codice come «Rosalba/Rosalia» per la cocaina rosa e «Biancaneve» per quella classica.
Truffe, violenza e legami con cartelli esteri
Un episodio di rilievo investigativo ha visto i vertici sudamericani vittime di una truffa da parte di esponenti della Camorra napoletana, che si erano appropriati di 10 chilogrammi di cocaina.
Per recuperare il carico, il cartello ha attivato propri canali criminali, organizzando summit in Campania.
La propensione alla violenza era spiccata. Il vertice colombiano pianificava rapimenti e l'uso di armi per il recupero crediti.
Le intercettazioni hanno confermato legami diretti con i vertici dei «Los Choneros», la più potente fazione criminale dell'Ecuador.
Pagamenti in criptovalute e laboratorio clandestino
Un aspetto allarmante riguarda il sofisticato meccanismo di pagamento. L'organizzazione ricorreva sistematicamente all'utilizzo di moneta virtuale per bypassare i controlli.
L'indagine ha avuto un epilogo operativo con la scoperta di un laboratorio clandestino nelle campagne di Sant'Agata del Bianco, in Reggio Calabria.
Nel laboratorio sono stati rinvenuti oltre 500 kg di miscele destinate ad aumentare i profitti della droga, insieme a presse e forni.
Si precisa che i procedimenti sono nella fase delle indagini preliminari e tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti sino a sentenza definitiva.
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