Ravenna: Medici sospesi per certificati anti-rimpatrio
Sospensione Medici Ravenna: Certificati Anti-Rimpatrio
A Ravenna, tre medici infettivologi sono stati sospesi per dieci mesi dall'esercizio della professione sanitaria. La decisione è legata alla presunta emissione di certificati con finalità anti-rimpatrio, destinati a pazienti stranieri irregolari.
La misura cautelare, disposta dal giudice per le indagini preliminari, colpisce anche altri cinque colleghi indagati. A questi ultimi è stato imposto il divieto di rilasciare certificazioni relative all'idoneità dei pazienti alla detenzione amministrativa.
Movente Ideologico e Violazione Privacy
Secondo le indagini, i sanitari avrebbero agito spinti da un «forte coinvolgimento ideologico ed emotivo». La loro condotta, protrattasi per circa un anno e mezzo nel reparto di Malattie infettive, sarebbe andata oltre la deontologia professionale e il diritto di manifestare il proprio pensiero.
L'obiettivo sarebbe stato quello di impedire il trasferimento di stranieri irregolari verso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), definiti dal gip come «luoghi disumani» assimilabili a «lager». Questo movente è stato messo nero su bianco nelle motivazioni del provvedimento di sospensione.
Pericolo di Reiterazione e Condivisione Dati
Il gip ha ravvisato un concreto e attuale pericolo di reiterazione della condotta criminosa da parte degli otto medici coinvolti. La loro attività, infatti, avrebbe incluso la falsificazione di referti medici.
Inoltre, le indagini hanno rivelato la condivisione di tali referti con soggetti terzi, estranei al contesto sanitario. Tale pratica avrebbe comportato una grave violazione della privacy dei pazienti extracomunitari, i cui dati sensibili sarebbero stati divulgati nonostante l'intento dichiarato di tutelarli.