Ravenna: Medici sospesi per certificati anti-rimpatrio
Sospensione Medici Ravenna: Motivazioni e Accuse
Ravenna è al centro di un'indagine che ha portato alla sospensione di tre medici infettivologi dall'ospedale locale. La misura, della durata di dieci mesi, è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari Federica Lipovscek. Altri cinque colleghi sono stati interdetti dalla certificazione relativa all'idoneità dei pazienti stranieri alla detenzione amministrativa.
Le accuse mosse ai sanitari riguardano una presunta condotta illecita protratta per circa un anno e mezzo all'interno del reparto di Malattie Infettive. Secondo le indagini, i medici avrebbero agito spinti da un «forte coinvolgimento ideologico ed emotivo».
Movente Ideologico e Violazione Privacy
Il giudice ha delineato un quadro in cui i medici avrebbero agito con l'intento di ostacolare il rimpatrio di stranieri irregolari verso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Questi centri sarebbero stati definiti dai sanitari come «luoghi disumani» paragonabili a «lager».
Oltre al presunto movente ideologico, le indagini hanno evidenziato una violazione della privacy dei pazienti. I referti medici, che attestavano l'inidoneità al trasferimento, sarebbero stati condivisi con soggetti esterni al contesto sanitario, appartenenti a movimenti critici nei confronti dei CPR.
Pericolo di Reiterazione e Indagini
La decisione di sospendere e interdire i medici è motivata dal concreto e attuale pericolo che la condotta criminosa possa ripetersi. I pubblici ministeri Daniele Barberini e Angela Scorza avevano richiesto l'applicazione di misure interdittive nei confronti degli otto camici bianchi indagati, su un totale di undici operanti nel reparto.
L'inchiesta mira a fare piena luce sulla gestione dei certificati e sul coinvolgimento dei sanitari in un più ampio movimento di protesta contro le politiche di immigrazione e detenzione amministrativa.