Ravenna: medici indagati per falsi certificati, 3 sospesi
Medici indagati a Ravenna per falsi certificati
Ravenna è al centro di un'indagine che coinvolge otto medici infettivologi dell'ospedale "Santa Maria delle Croci". L'inchiesta, avviata nel luglio 2025 e culminata con una perquisizione a febbraio, ipotizza i reati di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio.
La vicenda ruota attorno alla presunta emissione di falsi certificati medici destinati a ostacolare il rimpatrio di stranieri irregolari verso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Decisione del Gip: sospensioni e divieti
Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), Federica Lipovscek, ha emesso provvedimenti interdittivi nei confronti degli otto professionisti sanitari. Tre di loro sono stati sospesi dall'attività lavorativa per un periodo di dieci mesi.
Agli altri cinque medici indagati è stato invece imposto il divieto di svolgere attività di visita e certificazione medica per i cittadini stranieri destinati ai CPR. Questa misura mira a impedire la possibile continuazione dei presunti illeciti.
Chat e motivazioni etico-politiche
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, si basano anche sull'analisi di chat e conversazioni acquisite. Secondo l'accusa, questi scambi rivelerebbero un'adesione comune a una "campagna no CPR", iniziata nel 2024 con l'obiettivo di boicottare il sistema di detenzione amministrativa.
I medici coinvolti avrebbero definito la loro azione una scelta "puramente etica", motivata dalle critiche condizioni sanitarie riscontrate nei CPR. L'iniziativa avrebbe anche una connotazione "politica", trovando eco in ambito parlamentare con un'interrogazione presentata dalla deputata Ouidad Bakkali.
Differenziazione delle posizioni
La distinzione tra le misure interdittive applicate suggerisce che il giudice abbia valutato diversamente la gravità delle posizioni individuali. Alcuni medici potrebbero essere ritenuti maggiormente coinvolti o responsabili rispetto ad altri nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal PM Angela Scorza e dal Procuratore Capo Daniele Barberini.