Un medico infettivologo è indagato a Ravenna per associazione a delinquere. L'inchiesta riguarda la presunta falsificazione di certificati medici per ostacolare il trasferimento di stranieri nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
Medici indagati per certificati medici falsi
Un medico infettivologo lombardo, Nicola Cocco, risulta indagato. Gli viene contestata l'associazione a delinquere. Questo nell'ambito di una nuova fase dell'inchiesta della Procura di Ravenna. L'indagine verte sulla presunta falsificazione di certificati medici. Lo scopo sarebbe stato quello di impedire il trasferimento di persone straniere nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Le indagini delegate alla squadra mobile hanno portato a numerose perquisizioni. Sono stati effettuati 23 accertamenti nelle scorse ore. Il dottor Cocco era considerato un punto di riferimento per altri medici coinvolti nella vicenda. A lui si attribuisce il ruolo di coordinatore per le questioni relative ai certificati.
Chat rivelatrici nell'ordinanza cautelare
Le conversazioni del dottor Cocco sono finite agli atti dell'inchiesta. Una chat con una dottoressa indagata per falso in atto pubblico è stata citata nell'ordinanza cautelare di marzo. La dottoressa, raggiunta da una misura interdittiva a marzo insieme ad altre colleghe, informava il medico sui certificati di non idoneità emessi a Ravenna. La risposta di Cocco era affermativa.
In un'altra conversazione, datata luglio 2025, il medico infettivologo avrebbe pronunciato frasi di forte ostilità verso le forze dell'ordine. Si legge: «Gli facciamo il culo a sti sbirri maledetti». Queste dichiarazioni emergono dal provvedimento del giudice di Ravenna, confermato dal Riesame.
Certificati contro il sistema di immigrazione
Il giudice ha sottolineato come i certificati fossero emessi con l'intento di opporsi apertamente al sistema di gestione dell'immigrazione clandestina. La dottoressa con cui Cocco chattava è indagata anche per interruzione di pubblico servizio. La sua misura cautelare è stata applicata a marzo.
Il dottor Cocco, in una chat precedente, aveva chiesto alla collega di inviargli copia delle certificazioni. Affermava: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura». Questo indica un interesse sistematico nella raccolta di questi documenti. L'indagine mira a fare piena luce sulla rete di medici coinvolti.
Perquisizioni e nuovi sviluppi
Le 23 perquisizioni effettuate rappresentano un'escalation nelle indagini. La squadra mobile sta cercando ulteriori prove per confermare le ipotesi di reato. L'associazione a delinquere contestata a Cocco suggerisce l'esistenza di un'organizzazione strutturata. Questa avrebbe agito con lo scopo di ostacolare le procedure di rimpatrio.
La Procura di Ravenna sta lavorando per ricostruire l'intera catena di responsabilità. L'inchiesta coinvolge diversi professionisti sanitari. L'obiettivo è accertare l'eventuale complicità e il modus operandi di chi avrebbe emesso i certificati falsi. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei flussi migratori e sul ruolo della sanità in questo contesto.