Cronaca

Medici indagati per falso: il Gip conferma le accuse a Ravenna

17 marzo 2026, 07:20 3 min di lettura
Medici indagati per falso: il Gip conferma le accuse a Ravenna Immagine generata con AI Ravenna
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Medici sotto inchiesta per certificati

Otto infettivologi dell'ospedale di Ravenna sono indagati per aver presumibilmente rilasciato falsi certificati di inidoneità al rimpatrio. Le accuse riguardano la firma di referti senza dati sanitari sufficienti, poco tempo per le visite e la gestione di patologie sospette.

Le dichiarazioni spontanee rese dai medici durante gli interrogatori preventivi sembrano aver rafforzato le ipotesi della Procura. Secondo il giudice per le indagini preliminari, le giustificazioni addotte dai sanitari confermerebbero l'esistenza del reato di falso ideologico e il pericolo di reiterazione dei fatti.

Giudizio del Gip e provvedimenti

Il Gip Federica Lipovscek ha interpretato le spiegazioni dei medici come una conferma delle accuse. La loro difesa, volta a giustificare le dichiarazioni di inidoneità alla vita in comunità ristretta per gli stranieri visitati tra settembre 2024 e gennaio 2026, avrebbe paradossalmente rafforzato il quadro accusatorio.

Il giudice ha inoltre evidenziato una violazione dell'obbligo deontologico di curare i pazienti. I medici, invece di disporre ulteriori accertamenti, si sarebbero limitati a dichiarare l'inidoneità, senza una presa in carico effettiva. Per questi motivi, il Gip ha disposto la sospensione per 10 mesi per tre dottoresse e il divieto di attività di certificazione per gli altri cinque indagati.

Le difese dei sanitari

Tra le argomentazioni difensive, alcuni medici hanno sostenuto di aver agito nel rispetto della deontologia medica e dei principi di cura, basandosi sulle informazioni disponibili al momento. Altri hanno richiamato un accordo del 2022 tra Prefettura di Ravenna e Ausl Romagna, che farebbe riferimento a linee guida dell'Istituto Superiore di Sanità.

È emerso anche il ruolo della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm), che avrebbe diffuso una bozza di referto utilizzata dagli operatori. Alcuni sanitari hanno lamentato difficoltà di comprensione dovute a barriere linguistiche, definendo alcuni accertamenti una «non visita» e dichiarando di essersi sentiti obbligati a non effettuare ulteriori esami per timore di accuse di interruzione di pubblico servizio.

Contraddizioni e violazioni

Il Gip ha respinto le giustificazioni relative alla mancanza di dati sanitari, sottolineando che il compito del medico è proprio accertare le patologie incompatibili con la vita in comunità. Anche la mancanza di tempo non è stata considerata una scusa valida, dato che non esistono termini perentori per l'emissione di una valutazione medica.

Le dichiarazioni spontanee, secondo il Gip, confermano la sussistenza del reato di falso. È stata inoltre rilevata una violazione della deontologia professionale, con la divulgazione di dati sensibili dei pazienti inviati al referente Simm per una «mappatura» delle inidoneità. Questo ha portato al ravvisato «pericolo di reiterazione», poiché gli indagati non avrebbero considerato la violazione della legge penale.

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