I Carabinieri dei NAS hanno effettuato un ingente sequestro in diverse aziende vinicole dell'Emilia-Romagna. Sono state riscontrate gravi carenze igienico-sanitarie, prodotti deteriorati e irregolarità nella commercializzazione di vino e altri alimenti.
Gravi violazioni igienico-sanitarie nelle cantine
Le indagini dei Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) di Bologna hanno portato alla luce scenari preoccupanti in diverse aziende del settore vitivinicolo. I controlli, estesi anche alle province di Ravenna e Forlì-Cesena, hanno rivelato condizioni igieniche estremamente precarie. Le ispezioni hanno interessato circa venti realtà produttive, tra cui aziende agricole, cantine e stabilimenti di lavorazione. In alcuni casi, la collaborazione con l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) ha permesso di accertare ulteriori irregolarità.
Le immagini descritte dai militari sono allarmanti: soffitti e pareti delle cantine presentavano estese colonie di muffa nera, in prossimità diretta delle botti contenenti vino. La presenza di contaminanti era evidente anche sotto forma di escrementi di roditori e animali domestici, come gatti, oltre alla proliferazione di scarafaggi. Questi elementi sollevano seri dubbi sulla salubrità dei prodotti destinati al consumo. L'ambiente insalubre è stato riscontrato anche in aree destinate alla preparazione e alla degustazione di prodotti alimentari.
Le verifiche si sono concentrate in particolare nelle zone del Bolognese, del Faentino e della bassa Romagna. L'obiettivo era valutare la conformità delle pratiche di produzione e conservazione del vino durante e dopo la vendemmia del 2026. Le autorità hanno agito per garantire la sicurezza alimentare e contrastare eventuali frodi a danno dei consumatori. La vasta operazione ha coinvolto diverse unità specializzate per coprire un'ampia area geografica e un numero significativo di attività commerciali.
Uva deteriorata e vini 'fasulli' sul mercato
Oltre alle problematiche igieniche, le ispezioni hanno portato alla luce la presenza di ingenti quantitativi di uva in uno stato avanzato di decomposizione. Centinaia di chili di prodotto, evidentemente non idoneo alla vinificazione, sono stati rinvenuti all'interno delle strutture controllate. Questo ha sollevato il sospetto che tali materie prime potessero essere state utilizzate, o destinate all'uso, per la produzione di vini non conformi agli standard qualitativi e di sicurezza.
Le irregolarità riscontrate non si sono limitate alla fase di produzione. I Carabinieri hanno segnalato difformità significative nella designazione dei vini, nell'indicazione dei vitigni e nell'uso improprio di marchi registrati. Queste pratiche commerciali sono state considerate potenzialmente ingannevoli per il consumatore. In particolare, è stata rilevata l'evocazione indebita di vitigni specifici e di denominazioni di origine protetta (DOP). Ciò è avvenuto sia per vini generici che per quelli con indicazioni geografiche protette, creando un potenziale danno economico e di immagine per i produttori onesti.
Sono stati sequestrati anche numerosi alimenti, tra cui confezioni di pasta e conserve di frutta, che presentavano indicazioni di etichettatura discordanti e fuorvianti. La produzione di questi beni è avvenuta senza le necessarie cautele e procedure di pastorizzazione, mettendo a rischio la salute di chi li consumava. L'operazione ha mirato a colpire un sistema di produzione e commercializzazione che sfruttava la buona fede dei consumatori, offrendo prodotti di bassa qualità o contraffatti.
Sequestri ingenti e chiusura di attività
Il bilancio dell'operazione condotta dai NAS è considerevole. Tre attività commerciali sono state sospese o addirittura chiuse definitivamente. La motivazione principale risiede nella grave mancanza dei requisiti igienico-sanitari richiesti per legge e nell'assenza dei titoli autorizzativi necessari per operare. Queste chiusure rappresentano un duro colpo per le realtà che non hanno rispettato le normative vigenti.
Sono stati posti sotto sequestro circa 15.000 litri di masse vinose sfuse, mosti in fase di fermentazione e vino già imbottigliato. Il valore stimato di questo sequestro ammonta a circa 110.000 euro. L'obiettivo è impedire che questi prodotti, potenzialmente non sicuri o non conformi, raggiungano il mercato. Oltre al vino, sono stati sequestrati 140 litri di liquori ad alta gradazione alcolica. Questi erano stati prodotti in modo abusivo, attraverso processi di infusione non controllati.
Il sequestro ha riguardato anche 1.200 chili di altri prodotti alimentari. Tra questi figurano confetture e conserve autoprodotte, realizzate senza alcuna valutazione dei rischi associati. Sono state rinvenute anche uve passite deteriorate e infestate da parassiti, oltre a pasta con etichettatura irregolare. Il valore di questi ulteriori alimenti sequestrati si aggira intorno ai 10.000 euro. Complessivamente, le autorità hanno contestato 15 sanzioni amministrative, per un importo totale di 25.000 euro.
Irregolarità nelle cucine e nelle aree di degustazione
Durante i controlli, i Carabinieri del NAS hanno scoperto che in diverse aziende vinicole erano state allestite abusivamente cucine, laboratori e sale degustazione. Queste aree venivano utilizzate per servire pasti caldi ai clienti, spesso durante eventi o visite aziendali. L'organizzazione di tali attività senza le dovute autorizzazioni e senza rispettare le normative sanitarie rappresenta una grave violazione.
In queste aree sono stati trovati salumi, formaggi e conserve. La loro presenza era priva di notifica sanitaria e del piano di autocontrollo Haccp (Hazard Analysis and Critical Control Points). Questo sistema è fondamentale per garantire la sicurezza alimentare, identificando e gestendo i potenziali pericoli in ogni fase della produzione. La mancanza di tali misure espone i consumatori a rischi significativi.
Ulteriori criticità sono emerse riguardo allo stoccaggio dei prodotti fitosanitari. Tali sostanze, utilizzate per la protezione delle colture, venivano conservate senza adeguate protezioni. Erano stoccate in aree aperte o in armadietti non chiusi a chiave. Questo le rendeva facilmente accessibili, anche da parte dei visitatori durante gli eventi organizzati dalle aziende. Tale negligenza rappresenta un pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente, contravvenendo alle normative sulla gestione dei prodotti chimici pericolosi.
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