Un importante settore della cooperazione sociale in Romagna, con 45 realtà attive, genera un fatturato di oltre 347 milioni di euro. L'assemblea ha discusso le sfide future, ponendo l'accento sulla necessità di migliorare le condizioni salariali e sviluppare nuove competenze professionali per rispondere alle crescenti esigenze sociali.
Sfide e opportunità per le cooperative sociali
Le cooperative sociali della Romagna si sono riunite a Faenza per un'importante assemblea. L'evento ha visto la partecipazione di 45 realtà, distribuite tra le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Queste organizzazioni rappresentano una fetta significativa del panorama cooperativo regionale, costituendo il 7% del totale dell'Emilia-Romagna. La loro attività si articola in diversi ambiti: 26 cooperative operano nei servizi socio-educativi (definite di tipo A), 11 si dedicano all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B), mentre le restanti 8 svolgono entrambe le tipologie di intervento. Questo vasto network impiega circa 5.500 lavoratori e conta oltre 6.400 soci, generando un valore della produzione che supera i 347 milioni di euro.
L'incontro è stato aperto dal presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi. Successivamente, le responsabili di settore, Elisabetta Cavalazzi e Simona Benedetti, hanno presentato le relazioni principali. A concludere i lavori è intervenuto Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali nazionale. Il dibattito ha visto un'ampia partecipazione, con interventi da parte di rappresentanti di diverse cooperative, tra cui Patrizio Orlandi (Dialogos), Patrizia Turci (Tragitti), Stefano Damiani (Zerocerchio), Manuela Raganini (Treottouno), Monia Monti (Cils) e Pierpaolo Frontini (Ca’ Santino).
Le criticità del settore e le proposte
Durante il confronto, sono emerse con chiarezza le problematiche che il comparto affronta quotidianamente. Tra queste, l'invecchiamento della popolazione, la denatalità, l'integrazione multiculturale e la gestione delle doppie diagnosi. Si è discusso anche del tema dell'abitare e delle nuove fragilità sociali, spesso non adeguatamente riconosciute o certificate. Un punto critico sollevato riguarda i bandi di gara, che talvolta non tengono conto della specificità del modello cooperativo sociale, generando confusione con altre forme giuridiche e favorendo una competizione non sempre equa.
Tra le priorità strategiche, è stata sottolineata la necessità di implementare una contrattazione territoriale efficace. Si è anche evidenziata l'urgenza di rivitalizzare il modello di integrazione, coprogettazione e concertazione che ha storicamente contraddistinto l'Emilia-Romagna. L'obiettivo è evitare che questi strumenti vengano utilizzati unicamente per fini di risparmio, snaturando la loro funzione originaria di valorizzazione del sociale.
Salari e nuove professionalità al centro del dibattito
Una delle questioni più sentite riguarda la difficoltà nel reperire personale qualificato. La carenza di figure professionali come operatori socio-sanitari, infermieri, educatori e autisti rappresenta una sfida crescente. Per contrastare questa tendenza e prevenire che un'urgenza si trasformi in una vera e propria emergenza con ripercussioni sui servizi erogati, è fondamentale affrontare il tema dei salari. Migliorare le condizioni economiche è visto come un passo necessario per rendere il settore più attrattivo.
Si auspica un nuovo patto tra le cooperative sociali, gli enti pubblici e gli amministratori locali. Parallelamente, è indispensabile lavorare sull'identità e sulla comunicazione del settore. L'obiettivo è riconquistare attrattività e riconoscimento sia nel mondo del lavoro, sia tra le istituzioni e l'opinione pubblica. Le responsabili di settore, Elisabetta Cavalazzi e Simona Benedetti, hanno affermato: «La cooperazione sociale vuole tornare a essere protagonista nella definizione delle strategie che la riguardano. I cittadini apprezzano la qualità dei servizi, vogliamo che la associno il più possibile alla qualità dello strumento cooperativo». Hanno aggiunto che per essere riconosciuti come attori dell'economia sociale, è necessario investire sull'identità e sulla coerenza con i valori originari, comunicando efficacemente il valore generato sul territorio.
Innovazione e futuro della cooperazione sociale
Il settore dimostra una comprovata capacità di innovazione e sperimentazione. Da queste basi si intende costruire un'interlocuzione più efficace con gli enti pubblici. Si punta alla realizzazione di progettualità che integrino diverse attività, professionalità e aree di intervento. Inoltre, si intende rafforzare la collaborazione tra cooperative sociali e imprese di altri settori. Questo scambio di know-how mira a creare nuovi servizi a beneficio dei soci e delle loro famiglie. L'intento è quello di creare sinergie che possano portare a soluzioni innovative e sostenibili.
Il presidente nazionale di Legacoopsociali, Massimo Ascari, ha sottolineato come l'identità della cooperazione sociale derivi dalla sua missione statutaria: rispondere ai bisogni delle persone e offrire le migliori condizioni lavorative ai propri soci e dipendenti. Ha evidenziato che il loro impegno e la loro professionalità meritano un riconoscimento tangibile, a partire dalle tariffe e dai bandi. Ascari ha messo in guardia dal rischio che il settore, oggi molto ampio e diversificato, possa allontanarsi dalle sue radici storiche per seguire logiche di mercato o tendenze mediatiche passeggere. Ha concluso affermando che il futuro della cooperazione sociale dipenderà anche dalla capacità di sperimentare e innovare il sistema, invitando a un impegno congiunto in questa direzione e a investire nella ricerca.