Ariedo Braida festeggia ottant'anni, un traguardo che affronta con energia e senza porsi limiti. L'ex dirigente del Milan ripercorre la sua carriera, dai primi sogni calcistici ai successi con i rossoneri, parlando anche del presente e del futuro del calcio italiano.
Ottant'anni tra ricordi e presente
Ariedo Braida ha raggiunto un traguardo significativo: ottant'anni. La cifra tonda, inizialmente, sembra quasi turbarlo, ma basta nominare il Milan per vederlo accendersi. Il telefono diventa un portale verso un passato ricco di emozioni, dove la sua voce trasmette la felicità di chi ha vissuto esperienze uniche. Trent'anni di vita dedicati ai rossoneri, un periodo che porta con sé nostalgia ma anche la consapevolezza di aver fatto parte di qualcosa di straordinario.
«Con qualche acciacco, a pensarci mi viene da ridere», confida Braida. Il suo desiderio per questo compleanno speciale è semplice: stare con i suoi cari. Cresciuto nella campagna friulana, dove il lavoro era un valore primario, Braida sottolinea l'importanza di vivere ogni istante. Nonostante la sua età, non si pone limiti e guarda avanti con la stessa energia di sempre. «Io stesso vedo la mia età e mi suona male», ammette, ma si gode la sua famiglia, consapevole che pensare troppo al passato significherebbe lasciare scivolare via il presente.
La famiglia e il calcio: passioni inossidabili
Il rapporto con i suoi figli, Giordano (19 anni) e Augusto (16 anni), è descritto come «bellissimo». Uno vive a Barcellona, l'altro studia a Milano. Braida ha sempre cercato di trasmettere loro una sana educazione attraverso il comportamento. «Ho avuto due figli da adulto», racconta, trovando una «donna meravigliosa» oltre vent'anni fa. Loro tre rappresentano la sua felicità, e li apprezza ancora di più proprio per averli avuti in età matura. Essere genitori a una certa età, spiega, permette di assaporare la paternità con una consapevolezza diversa. I figli, inoltre, sono grandi tifosi del Milan, rendendolo un «papà super fortunato».
Braida rimane un uomo iperattivo nel mondo del calcio. Attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente e superconsulente del Ravenna. «Mi ha chiamato mentre sono qui in hotel in attesa del presidente», dice, confermando la sua puntualità e dedizione. Il club è impegnato nei playoff, con l'obiettivo di risalire tra i professionisti. «La speranza è quella di riportare il club fra i professionisti, sarebbe fantastico», afferma con entusiasmo.
Dagli inizi al Milan: un amore nato nel 1958
L'amore per il calcio è nato nel 1958, durante la finale dei Mondiali tra Svezia e Brasile vista in televisione. Quell'evento lo folgorò, facendogli nascere il sogno di diventare un calciatore. Il sogno si è presto trasformato in realtà: nel 1962, un osservatore lo segnalò per un provino al Milan. Fu Nils Liedholm a selezionarlo, ma all'epoca il presidente della sua società gli consigliò di firmare per l'Udinese, segnando il primo passo verso una lunga carriera.
La sua carriera da calciatore lo ha portato a giocare come attaccante nel Varese nel 1969. Dietro la porta, un giovane appassionato di calcio di soli 12 anni raccoglieva i palloni: era Giuseppe Marotta. Quel bambino, oggi grande amico e collega, è stato testimone di nozze di Braida. «Abbiamo un rapporto bellissimo», dichiara, sottolineando come i loro destini professionali si siano incrociati. La carriera di Marotta, costellata di successi, è frutto di «umiltà e passione».
L'incontro con Galliani e Berlusconi: una svolta
Un altro incontro fondamentale nella vita di Braida è stato quello con Adriano Galliani a Monza. «Da quando l'ho conosciuto a Monza la mia vita è cambiata», ammette. Galliani lo prese sotto la sua «tutela», trasformandolo da centravanti a dirigente. Fu Braida a coniare il soprannome «boss» per Galliani. «Sarò sempre grato a lui e al presidente Silvio Berlusconi», afferma, per l'opportunità di far parte di un club che per anni è stato il numero uno al mondo.
In trent'anni di Milan, Braida ha concluso innumerevoli operazioni di mercato, scovando talenti eccezionali. Tra i colpi più importanti, cita con affetto Shevchenko, ma considera Van Basten una «vera scoperta». Spiega che l'ucraino, pur non essendo sconosciuto, rappresentava una scommessa cruciale. «Io ad Andriy avevo detto: 'Vieni al Milan e vincerai il Pallone d’Oro'», ricorda, e così fu. Van Basten, invece, fu un vero e proprio «colpo di fulmine», un giocatore che lo colpì per le sue giocate decisive.
Tra rimpianti e delusioni rossonere
La trattativa di cui va più fiero è quella riguardante Ancelotti, inizialmente complessa. Un rimpianto, invece, è legato all'acquisto di Luca Vialli. Braida e Galliani erano a Genova, l'accordo sembrava fatto, ma Vialli preferì restare alla Sampdoria, motivando la scelta con l'assenza del mare a Milano. La delusione più grande è la finale persa a Istanbul. La separazione dal Milan nel 2013 fu naturale, ma Braida lasciò il club orgoglioso di aver contribuito alla sua storia, in un contesto «magico e irripetibile».
Il Milan di oggi e il futuro del calcio italiano
Il Milan attuale, secondo Braida, non ha ancora trovato un'identità precisa. «Vince grandi partite come il derby e poi cade davanti al primo ostacolo», osserva. Ricorda le parole di Berlusconi: «Dobbiamo diventare la squadra più forte del mondo al di là di invidie, ingiustizie e sfortuna».
Riguardo a Rafael Leao, Braida adotta la saggezza materna: «Fai bene il tuo lavoro e non parlare degli altri». Pur riconoscendo le sue qualità, lo descrive come un giocatore «metereopatico», dipendente dal suo stato d'animo. Le potenzialità ci sono, ma anche i difetti.
Augura di cuore la salvezza alla Cremonese, definendo l'ambiente «eccezionale» e il presidente Arvedi «straordinario». Sul calcio italiano, reduce dal terzo mondiale mancato, Braida è categorico: serve un progetto solido. «Bisogna costruire un progetto, fare i centri federali e allestire una scuola permanente di istruttori», sottolinea. Fondamentale è ripartire dalla tecnica calcistica, dalla capacità di stoppare il pallone. Propone una commissione di esperti, un «tavolo con Maldini, Del Piero e tanti altri», per tracciare una nuova rotta.
Se a 80 anni avesse la possibilità di fare il ds in un top club, la scelta sarebbe univoca: «Non ho dubbi: solo e sempre il Milan». La sua passione, il club che rappresenta la sua vita, il legame indissolubile con Galliani.
Domande frequenti sul calcio e Ariedo Braida
Chi è Ariedo Braida?
Ariedo Braida è un ex dirigente sportivo italiano, noto soprattutto per la sua lunga e proficua carriera nel Milan, dove ha ricoperto ruoli chiave nella gestione sportiva e nel mercato. Ha contribuito a portare al club rossonero numerosi campioni.
Quali sono i maggiori successi di Ariedo Braida al Milan?
Braida è associato a successi come l'ingaggio di giocatori del calibro di Marco Van Basten e Andriy Shevchenko, entrambi vincitori del Pallone d'Oro. Ha partecipato attivamente alla costruzione delle squadre che hanno dominato in Italia e in Europa per molti anni.