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La Procura di Ravenna ha richiesto il rinvio a giudizio per dieci persone nell'ambito dell'indagine sulle alluvioni che hanno colpito Traversara e Boncellino. Due posizioni sono state archiviate. L'inchiesta si concentra sulla gestione degli eventi e sulla manutenzione degli argini del fiume Lamone.

Dieci persone verso il processo per alluvione

La Procura della Repubblica ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per dieci persone. Queste sono indagate per disastro colposo e pericolo attuale. L'indagine riguarda gli eventi alluvionali che hanno devastato le località di Traversara e Boncellino. In particolare, si focalizza su quanto accaduto nel maggio 2023 e nel settembre 2024 lungo il corso del fiume Lamone. Solo due delle dodici posizioni iniziali sono state stralciate. Si prospetta una richiesta di archiviazione per queste ultime due persone. Questo rappresenta un punto di svolta significativo nell'iter giudiziario. L'udienza preliminare è ora attesa per definire il futuro degli indagati. Le parti civili, inclusa la Regione, potrebbero costituirsi in questa fase. La decisione finale spetterà al giudice preliminare.

La posizione della Regione Emilia-Romagna

La Regione Emilia-Romagna si trova in una situazione complessa. Da un lato, potrebbe legittimamente considerarsi parte offesa. In questo caso, potrebbe chiedere conto ai propri dirigenti indagati delle condotte colpose contestate. Dall'altro lato, l'Ente ha recentemente deliberato di coprire le spese legali per tutti i dipendenti coinvolti. Questa decisione è stata motivata come prevista dal contratto collettivo. Il governatore Michele de Pascale ha espresso stima per i manager indagati. Li ha definiti «professionisti di altissimo livello» al momento della notifica degli avvisi di conclusione indagini. Ha inoltre richiesto «rispetto» nei loro confronti. Questo atteggiamento istituzionale potrebbe creare tensioni con la potenziale costituzione di parte civile.

I tecnici coinvolti nell'inchiesta

I dirigenti, che con ogni probabilità passeranno da indagati a imputati, ricoprivano ruoli di vertice. Le loro responsabilità erano in settori chiave come la Protezione civile regionale. Erano anche a capo della Direzione cura del territorio e dell'ambiente. Hanno diretto il Servizio Difesa del suolo della costa e della bonifica. Alcuni hanno supervisionato lavori eseguiti sul Lamone. Questi lavori sono avvenuti sia prima che dopo i disastri climatici. Tra i nomi figurano figure di spicco. C'è Rita Nicolini, 63 anni, ex numero uno della Protezione civile regionale. Marco Bacchini, 53 anni, e Piero Tabellini, 53 anni, entrambi colleghi. Paolo Ferrecchi, 62 anni, e l'ex sindaco di Santarcangelo Mauro Vannoni, 72 anni. Completano il quadro Antonio Martinetti Cardoni, 50 anni, Paolo Miserocchi, 64 anni, Monica Guida, 57 anni, e Alberto Cervellati, 56 anni. Infine, è indagato anche il legale rappresentante della ditta appaltatrice, Vanni Biguzzi, 55 anni. Quest'ultimo ha eseguito i lavori sul Lamone. Molti di loro sono assistiti da noti avvocati penalisti. Tra i difensori figurano Lorenzo Valgimigli, Gianluigi Lebro, Ermanno Cicognani, Giulio Garuti, Daniele Vicoli e Mariano Rossetti.

Le posizioni archiviate e i dettagli dell'indagine

Le due posizioni per le quali è stata chiesta l'archiviazione riguardano Davide Parmeggiani, 57 anni, responsabile di settore sicurezza territoriale e Protezione civile distretto Reno. Era assistito dall'avvocato Ermanno Cicognani. L'altra posizione è quella di Daniela Martini, 54 anni. Quest'ultima era rappresentante legale dell'impresa Biguzzi in un periodo successivo ai fatti contestati. La sua difesa era curata dall'avvocato Marco Martines. L'inchiesta, coordinata dal procuratore capo Daniele Barberini e dal sostituto Francesco Coco, non si limita agli interventi di messa in sicurezza. Analizza anche piani e relazioni disponibili per i manager regionali. Questi documenti, noti ai tecnici, evidenziavano criticità idrogeologiche da oltre vent'anni. Tra questi, il Piano stralcio per l’assetto idrogeologico del 2001. Esso collocava Traversara in una «zona di rischio per l’effetto dinamico del crollo arginale». Un'altra relazione idraulica del 2016 raccomandava la ricostruzione di una passerella pedonale. Questa era necessaria per consentire l'ampliamento delle sezioni dell'alveo del fiume. Lavori che, secondo l'accusa, non sono mai stati eseguiti.

Il disastro lungo il Lamone e gli interventi contestati

Il disastro lungo il Lamone ha avuto conseguenze devastanti. A Boncellino, il fiume si è trasformato in un letto di legname. Questo materiale si è accumulato contro il ponte ferroviario. Si è verificata anche la rottura di parte dell'argine. Sotto inchiesta sono finiti i lavori di somma urgenza. Questi interventi sono stati disposti dopo l'alluvione del maggio 2023. La cifra spesa per questi lavori ammonta a cinque milioni di euro. Secondo i pubblici ministeri, questi interventi sono stati affidati frettolosamente. Sono stati eseguiti in deroga ai limiti del Codice degli appalti. Non è stata verificata la loro efficacia. Consulenti del Politecnico di Milano, nominati dalla Procura, hanno evidenziato criticità. Hanno affermato che la somma spesa avrebbe dovuto coprire opere eseguite senza studio né progetto. Questi lavori sono stati presentati come ripristini. Sono stati definiti costosissimi ma inutili. La situazione attuale, come rimarcato nel capo d'accusa, è preoccupante. Il suolo, in caso di nuove piene, rischia ancora il collasso. La mancata esecuzione dei lavori preventivi e la gestione degli interventi successivi sono al centro dell'indagine. L'obiettivo è accertare le responsabilità per i danni subiti dalle popolazioni e dal territorio.