La 370ª edizione della Festa di Sant'Efisio a Cagliari ha attirato migliaia di persone, celebrando la cultura e le tradizioni sarde. Nonostante alcuni imprevisti, la devozione e l'unità del popolo sardo sono emerse con forza.
La processione di Sant'Efisio tra tradizione e imprevisti
Migliaia di fedeli e turisti hanno potuto ammirare la ricchezza di colori, suoni e costumi che caratterizzano la cultura millenaria della Sardegna. La 370ª Festa di Sant'Efisio ha visto la sua tradizionale processione snodarsi per le vie di Cagliari. Circa 4mila figuranti, sia a piedi che a cavallo, hanno preso parte all'evento. Provenivano da quasi un centinaio di comuni sparsi in tutta l'isola.
Quest'anno, la celebrazione ha dovuto affrontare alcune sfide inaspettate. Similmente ad altre cinque edizioni passate, tra cui quelle del 2020 e 2021 segnate dalla pandemia, alcuni eventi esterni hanno modificato il corso della festa. Una dermatite bovina ha impedito l'utilizzo dei gioghi di buoi per il cocchio del Santo. Di conseguenza, il simulacro è stato portato a spalla dai confratelli dell'Arciconfraternita del Gonfalone. Anche i carri addobbati a festa non hanno potuto sfilare come di consueto.
A complicare ulteriormente le cose, si è registrata la morte di una 'consorella' proprio il 1° maggio. Questa persona aveva partecipato attivamente alle cerimonie religiose fino al giorno precedente. La sua scomparsa ha aggiunto un velo di tristezza alla gioia della festa.
La resilienza della devozione sarda
Nonostante le difficoltà, la determinazione nel mantenere viva la tradizione è stata palpabile. «Noi scioglieremo il voto anche per lei», ha dichiarato il presidente dell'Arciconfraternita, Andrea Loi. Ha poi sottolineato la forza d'animo della comunità: «Non ci hanno fermato le bombe del '43 né le alluvioni nell'Ottocento né il Covid, quindi non ci fermerà neppure la dermatite bovina o altro per sciogliere il voto».
La processione ha assunto un carattere più intimo quest'anno. Il simulacro, recentemente restaurato, non è stato chiuso nella teca del cocchio. Questo ha permesso ai presenti di ammirarlo più da vicino. L'osservanza della Soprintendenza ha garantito la protezione dell'opera d'arte.
Il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, ha espresso la sua vicinanza. «Il primo pensiero va alla famiglia della donna di Sarroch mancata stamattina e all'Arciconfraternita di cui il marito è componente. E a tutte le persone che si trovano in difficoltà», ha affermato. Durante la cerimonia di investitura del giovane consigliere comunale Giovanni Porrà ad Alter Nos, il sindaco ha sottolineato l'importanza del voto. Porrà ha ricevuto la fascia tricolore e il "Toson d'oro". Potrà così partecipare alla processione in rappresentanza della municipalità di Cagliari.
La venerazione del Santo Guerriero risale al luglio 1652. La città lo ringrazia per averla liberata dalla peste. Da allora, per quattro giorni, il simulacro viene portato in processione. Il percorso va dalla chiesetta dedicata al Santo nel quartiere di Stampace fino alla spiaggia di Nora, a Pula. È il luogo del suo martirio, avvenuto nel gennaio 303 d.C. Quest'anno, in assenza dei buoi, il simulacro è stato trasportato su un pick-up una volta uscito dalla città.
Un simbolo di unità e identità per la Sardegna
La governatrice Alessandra Todde ha evidenziato il valore della festa. «Questa grandissima festa culturale e soprattutto di coesione di tutta la Sardegna è quindi una festa identitaria molto sentita», ha commentato. Ha aggiunto che è un segnale importante in un momento storico complesso. La sua preghiera è che i sardi lascino da parte le divisioni e si uniscano. «L'isola si deve volere bene, deve avere una chiave di coesione forse diversa rispetto al passato».
Anche il presidente del Consiglio regionale, Piero Comandini, ha riconosciuto l'importanza dell'evento. «Riconosciamo l'importanza di un Santo che unisce tutta la Sardegna, non solo Cagliari», ha detto. Ha sottolineato il valore della festa di popolo. «Da ogni angolo della Sardegna vengono a Cagliari per dimostrare la devozione a Sant'Efisio, ma anche per riconoscere l'unità di un popolo con i suoi colori e le sue tradizioni».