La cooperazione si rivela fondamentale per affrontare le sfide globali e sostenere l'export italiano. Nonostante le pressioni geopolitiche ed economiche, il modello cooperativo dimostra la sua forza nell'aggregazione e nella proiezione internazionale.
Crescita dell'export cooperativo: un successo strutturale
Il settore cooperativo sta dimostrando una notevole resilienza di fronte a molteplici pressioni. Geopolitica, energia, clima e demografia rappresentano sfide significative. Tuttavia, la cooperazione stessa emerge come la leva strutturale necessaria per mantenere una direzione chiara. Lo ha sottolineato Giorgio Mercuri, vicepresidente di Confcooperative con responsabilità sull'internazionalizzazione. Il suo intervento si è svolto durante il Festival dell'economia di Trento.
La crescita dell'export cooperativo in un decennio è un dato lampante. Si è passati da meno di 50 miliardi a oltre 70 miliardi. Questo risultato non è casuale. Dimostra l'efficacia dell'aggregazione. La reputazione costruita e la proiezione internazionale sono i pilastri del modello cooperativo. La sfida attuale, secondo Mercuri, è mantenere questa traiettoria in un contesto globale incerto.
Il valore del Made in Italy cooperativo nel mondo
Le cooperative italiane giocano un ruolo cruciale nella produzione di eccellenze nazionali. Producono oltre il 60% del vino italiano. Gestiscono il 50% dell'ortofrutta. E rappresentano il 70% del settore lattiero-caseario. La cooperazione è sinonimo di Made in Italy nel mondo. Nel 2025, l'export ha superato i 70 miliardi. Un dato in forte crescita rispetto ai meno di 50 miliardi del 2015. Questa espansione testimonia l'eccellente reputazione dei prodotti italiani sui mercati esteri. Lo ha evidenziato il vicepresidente di Confcooperative.
Confcooperative, ha ricordato Mercuri, partecipa attivamente ai tavoli decisionali europei. Mantiene un dialogo costante con ministero e governo. Questo ruolo di primo piano è stato conquistato grazie alla fiducia accumulata nel tempo. La forza del sistema cooperativo risiede proprio nella sua capacità di creare valore condiviso e rappresentare gli interessi collettivi.
Le sfide del settore vitivinicolo e agricolo
La situazione del settore vitivinicolo è stata descritta con realismo da Luca Rigotti, presidente di Mezzacorona. «Stiamo attraversando un momento di crisi», ha affermato. Il mercato statunitense rappresenta un fronte particolarmente critico. I dazi doganali e il rapporto di cambio euro-dollaro stanno significativamente riducendo i margini di profitto. A ciò si aggiunge l'aumento del prezzo del petrolio. Questo impatta direttamente sui costi dei materiali di produzione.
Michele Plancher, direttore generale di Sant'Orsola, ha evidenziato il problema dei costi energetici. «Paghiamo l'energia circa 130 euro a megawattora», ha spiegato. Questo dato contrasta nettamente con i 45 euro pagati da Spagna e Portogallo, i loro principali concorrenti. Plancher ha anche segnalato un'anomalia sistemica nel settore del credito. La domanda di finanziamenti non evasa ammonta a un miliardo di euro annuo. Le aziende agricole faticano ad accedere al credito bancario per carenza di garanzie adeguate.
Stefano Albasini ha portato la prospettiva della zootecnia e dell'agricoltura di montagna. Le realtà come Trentingrana, che aggrega 13 caseifici nel Trentino, affrontano la mancanza di economie di scala. La frammentazione delle aziende rende più complessa la competizione sui mercati globali. La cooperazione diventa quindi uno strumento essenziale per superare questi ostacoli.